Rodri, Ter Stegen, Malinovskyi, Barella: il calcio si è rotto, si gioca troppo? Numeri, cause e soluzioni

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CALCIO - E' un refrain che ogni tanto ritorna, soprattutto quando gli infortuni diventano tanti. Analizziamo la situazione attuale, le cause e perché no qualche accorgimento per poterne uscire. Si gioca troppo? Sicuramente. Si può giocare di meno? Al momento no. E a rimetterci sono i giocatori stessi...

Rodri: "Un calciatore può reggere 40-50 partite ad alto livello, poi..."

Fonte del video: Eurosport

Il calcio si è rotto, anzi si sta rompendo. I segnali c'erano già da tempo ma gli ultimi giorni hanno testimoniato che il giochino non può più continuare. L'ultimo della lista a fermarsi è stato Nicolò Barella, uno dei pilastri dell'Inter inzaghiana, che ha subito una distrazione al retto femorale della coscia destra (salta Udinese, Stella Rossa e Torino) ma se ci guardiamo indietro e nemmeno di troppi giorni l'elenco si fa lunghissimo. Nel caso di Barella si tratta di un infortunio di tipo muscolare, altri top europei invece si sono dovuti fermare a seguito di uno scontro di gioco oppure di uno sforzo eccessivo: Rodri si è rotto (ancora da ufficializzare) il legamento crociato nel corso del match contro il Liverpool, Marc-Andrè ter Stegen invece il tendine rotuleo contro il Villarreal. Abbiamo tutti negli occhi il gravissimo infortunio occorso a Malinovskyi (Genoa) nel match contro il Venezia. Per questi tre calciatori purtroppo la stagione è già finita.
E l'elenco non è finito, come sottolinea l'inchiesta fatta dal Corriere dello Sport: se rimaniamo in Italia, possiamo contare decine di infortuni gravi già in questo inizio di stagione. Scamacca, Scalvini, Ebuhei, Florenzi, Ilkhan e Schuurs (la stagione scorsa) si sono rotti il crociato; Milik (ginocchio) si è fermato subito e non è ancora tornato, Bennacer (polpaccio), Sanchez (polpaccio), Meret (adduttore), Saelemakers (malleolo) ne avranno ancora per qualche tempo. E all'estero le cose non migliorano di certo: il Barcellona, oltre a Ter Stegen, ha ai box anche Dani Olmo, De Jong, Araujo, Christensen e Bernal. Al Bayern mancano Boey, Stanisic, Ito e Neuer. Il PSG alla lista degli infortuni di lungo corso ha visto aggiungersi Gonçalo Ramos ai vari Lucas Hernandez e Kimpembe. Una vera e propria ecatombe di giocatori.

Punto in comune: si gioca troppo?

"Punto di rottura? Sì, e penso che ci siamo vicini. Penso che tutti i giocatori abbiano la stessa idea, chiedete a chi volete. Arriverà un momento...ma non so cosa succederà. È qualcosa che ci preoccupa. Io posso parlare solo di Spagna e City. Ma è qualcosa di cui siamo preoccupati. Ovviamente, la situazione non è uguale per tutti, perché non tutti arrivano a giocare 60-70 partite stagionali, ma l'idea è condivisa": queste le parole - ironia della sorte - pronunciate proprio da Rodri non più di 10 giorni fa. Qual è il punto in comune di tutti questi infortuni? I calciatori - soprattutto quelli top level - giocano troppo: nei club soprattutto e - quando ci sono le soste - con le proprie Nazionali. Le preparazioni estive ormai sono ridotte al minimo, i tempi di recupero - necessari per il fisico umano - non ci sono più, le vacanze nemmeno.
Rodri ha ragione: ci sono troppi giochi... Amo il mio lavoro e mi godo il grande privilegio. Ma il nostro lavoro prevede prestazioni fisiche e ci sono dei limiti naturali... secondo me siamo a un punto in cui potrebbe diventare pericoloso per la nostra salute." (Willí Orban a Cope)
C'è troppo calcio in questi giorni. Stiamo 'mungendo' il prodotto del calcio. Dobbiamo stare attenti che la fame di guardare il nostro sport rimanga nei tifosi. Ora vediamo il calcio 7 giorni su 7 e non succede più di fermarsi a giugno, luglio e agosto. Non puoi nemmeno più andare in vacanza senza pensare che sei rimasto indietro." (Marco Van Basten)

Calendari infiniti

Lo sciopero minacciato da Rodri e caldeggiato da tanti colleghi, quali Carvajal (Real Madrid) e Alisson (Liverpool) non è ancora arrivato, ma poco ci manca. Se si escludono la Bundesliga tedesca, a 18 squadre, e la Francia, che a 18 è scesa la scorsa stagione, Inghilterra, Italia e Spagna non mollano e rimangono incollate a 20. La nuova Champions, nel frattempo, è passata da 32 a 36; il Mondiale per Nazioni da 32 a 48; la Coppa del Mondo per club - in programma dal 15 giugno al 13 luglio 2025 negli Stati Uniti - ne ospiterà 32, tra cui Inter e Juventus. La Nations League, che comunque mette in palio un trofeo, tappa i buchi lasciati in un calendario che toglie il respiro a noi utenti del calcio, figuriamoci ai protagonisti. Nella scorsa stagione Luis Diaz, colombiano del Liverpool, tra club e Nazionale è arrivato a quota 68 partite: ritmi da NBA...

Quanto si gioca? (numero massimo di partite giocate da Italiane)

Milan 1989-9054 partite
Juventus 1995-9848 partite
Milan 2002-0360 partite
Inter 2008-1057 partite
Inter 2022-2357 partite
Stagione 2024-2570 partite

Soldi, soldi, soldi

Le tv spingono, gli sponsor pure, gli stipendi dei calciatori si gonfiano: naturalmente alla base di tutto questo sistema ci sono i soldi, inutile nascondersi. Il problema è quello di "un gatto che si morde la coda". Se si vuole lo spettacolo, allora bisogna giocare spesso, se arrivano gli investimenti, si devono giustificare in campo. Inutile nascondersi: la gente chiede partite, il meccanismo gliele serve su un piatto d'argento.

Come si risolve? Gestione giocatori ottimale

Se le partite non diminuiscono, allora bisogno pensare di più alla gestione dei calciatori. Allenamenti, infortuni, viaggi e rotazioni. Sono tante le cose che si possono migliorare e si stanno già facendo: inanzitutto dare importanza alle preparazioni fisiche e ai recuperi, tra una partita e l'altra. Cercare di "staccare la spina dalla partita" anche dal punto di vista mentale, per riposare ed evitare di stressare troppo mente e fisico. Anche il ritorno dagli infortuni deve essere più regolamentato, senza forzare i tempi di recupero: la tecnologia ormai viene in aiuto di tutti. L'esempio può essere quello di Cristiano Ronaldo, esemplare dal punto di vista della gestione del proprio fisico: la sua carriera racconta che gli infortuni gravi sono stati pochi e la longevità della sua attività ne ha giovato. Certo, non tutti hanno a disposizione le sue strutture. Gli allenatori poi devono essere bravi a far ruotare i propri calciatori: ovviamente i giocatori più forti saranno i più "spremuti" e quindi rischieranno di farsi più male: Rodri è un esempio (e putroppo si è fatto male), Lautaro Martinez un altro (e si vede sul campo, con un rendimento non alla sua altezza). Qui la palla passa agli allenatori e ai preparatori che dovranno essere bravi a gestirli e a farli ruotare, nel limite del possibile.
Si gioca troppo? Sicuramente. Si può giocare di meno? Al momento no. E quindi bisogna fare di necessità virtù.

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Fonte del video: Eurosport


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