L’arte di vincere una partita di calcio è molto più complessa di quanto non appaia. La storia recente di questo sport è anche una cronaca poco conosciuta di una serie notevole di progressi, di staff tecnici che si allargano progressivamente e di una miriade di strumenti innovativi di cui vengono dotati gli allenatori dei nostri giorni. Comprendere ciò che accade in una partita, analizzare situazioni tattiche e gesti tecnici, prendere contromisure in base all’atteggiamento dell’avversario. La battaglia per limitare la casualità continua e, da questo punto di vista, una delle figure più interessanti e innovative degli ultimi anni è quella del match analyst, una professionalità che, però, per sua stessa natura non conquisterà mai le vetrine e le prime pagine. Proprio per questo, per capire come lavora e quanto può essere determinante nella vita di tutti giorni di una squadra, abbiamo visitato il centro tecnico di Coverciano per seguire la quattro giorni del corso organizzato da SICS per la certificazione del video analista tattico.

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Come diventare match analyst

La premessa è d’obbligo. Allo stato attuale, la figura in questione non è ancora stata riconosciuta ufficialmente dalla Federcalcio e dalla FIFA. Non esiste un patentino come accade per gli allenatori, motivo per cui esistono soltanto certificazioni private. In Italia, è SICS – società nata nel 1995 e da allora impegnata a lavorare con club nostrani e internazionali nell’ambito dell’analisi video – a occuparsi della formazione dei match analyst, attraverso corsi come quello tenutosi nel mese di aprile a Coverciano. Quattro giorni comprendenti lezioni di tattica a cura di Maurizio Viscidi, vice-coordinatore delle nazionali italiane, fondamentali e tecnica della materia da parte di Antonio Gagliardi, match analyst della Nazionale divenuto ora anche allenatore UEFA A, e istruzioni sull’utilizzo del supporto tecnologico condotte da Michele Crestani, fondatore di SICS. Una formazione completa e finalizzata alla preparazione per l’esame conclusivo: 8 ore di match analysis pura e una prova orale di tattica con Viscidi stesso. L’obiettivo? Formare una figura che possa entrare con autorevolezza e conoscenze negli staff tecnici di ogni tipo di squadra professionistica. Motivo per cui sono stati selezionati soltanto 44 candidati sui 250 richiedenti ed è richiesto Uefa-B come requisito minimo.

La figura del match analyst

Credit Foto Eurosport

Nel corso degli anni, l’iniziativa della SICS ha ospitato un numero altissimo non solo di match analyst di club italiani, ma anche di membri degli staff tecnici delle maggiori società, a riprova dell’interesse crescente per questo tipo di know-how. La Juventus ha inviato non soltanto il capo del team di match analyst Riccardo Scirea, ma anche Domenico Vernamonte e Maurizio Trombetta, mentre l’Inter Igor Quaia e Luciano Vulcano. Alcuni allenatori come Gennaro Gattuso hanno fatto partecipare il loro vice (nel caso specifico Luigi Riccio), pur dotandosi comunque di un match analyst, in modo da migliorare l’interazione tra questa figura e lo staff tecnico. Ha partecipato anche Gianluca Conte, collaboratore del ct azzurro e attualmente alle prese anche con il corso da allenatore UEFA Pro. Si registrano partecipazioni anche da Brasile, Cipro, Finlandia, Iraq, Romania e Scozia. In questo appuntamento, si è aggiunto anche il sottoscritto, fortunato partecipante in qualità di giornalista. La sensazione? Un corso di questa natura sarebbe utilissimo anche per tutti i colleghi che si cimentano nell'analisi di una partita di calcio. La sensazione di inadeguatezza della categoria che rappresento, dopo queste quattro giornate passate a Coverciano, è notevole. Almeno quanto è stato impressionante confrontarsi con persone disposte a sacrifici enormi pur di poter coltivare una passione unica e piacevole dialogare di calcio, contrapposizioni e scalate in ogni pausa...

Il match analyst è come un radiologo: ti dice quello che hai di rotto, ma non opera

Che cos’è il match analyst

Di loro si parla poco, forse mai. Eppure sono presenti in ogni staff tecnico che si rispetti. “Il match analyst è come il radiologo: ti dice quello che hai di rotto, ma non opera”, spiega Viscidi. Si tratta di una figura in grado di unire conoscenze tecnologiche e calcistiche, un collaboratore dell’allenatore in prima deputato all’analisi dell’avversario di turno (quello che è definito team studio), di partite specifiche (match studio) ma anche dell’atteggiamento di giocatori singoli e delle sedute di allenamento. Attraverso l’utilizzo di software che permettono di studiare i video delle varie partite, devono rispondere alle esigenze del tecnico, supportandone il lavoro con relazioni che agevolano la preparazione dell’incontro successivo, il lavoro sul campo e l’atteggiamento tattico della squadra. In altre parole, la match analysis è l’analisi oggettiva (e non emotiva, come spesso è quella degli allenatori) e supportata da strumenti tecnologici di ciò che accade in campo. Una disciplina nata alla fine degli anni 50 in Inghilterra con Charles Reep, il primo allenatore che iniziò a raccogliere video della prima divisione britannica per analizzare l’atteggiamento tattico delle squadre e cercare di stabilire se esistesse una relazione tra il numero di passaggi completati e quello dei gol prodotti. Un tipo di analisi proceduto di pari passo con lo sviluppo della statistica applicata al calcio e giunto ai nostri giorni anche attraverso il lavoro di Valeri Lobanovski, il primo a introdurre l’utilizzo dei computer, e Arrigo Sacchi, a cui si deve l’utilizzo costante e metodico dei video nella preparazione del match. Tutto il resto, lo hanno fatto l’esplosione delle pay-tv negli anni 90 e il progresso tecnologico che ha permesso ai tecnici di tutto il mondo di disporre nei propri pc (o iPad) di tutte le informazioni necessarie per affrontare al meglio l’avversario.

Passione, ordine, precisione e propositività ma nel rispetto dei ruoli: le qualità dell'analista tattico sono queste

La situazione nella Serie A 2015-16:

SQUADRAMATCH ANALYST
INTERMichele Salzarulo
JUVENTUSRiccardo Scirea
LAZIOEnrico Allavena
ROMASimone Beccaccioli
SAMPDORIASimone Montanaro
UDINESEEnrico Iodice
VERONASimone Baggio

Questa è la lista dei match-analyst ufficialmente inseriti negli staff tecnici dei club dell'attuale Serie A. Sono soltanto 7, ma il ruolo è ricoperto in modo più o meno ufficiale da almeno una figura in tutti i club.

Come lavora

L’evoluzione degli ultimi anni della match analysis a livello italiano è ben impersonata da Gagliardi, ex allenatore a livello giovanile imbattutosi in SICS all’inizio del nuovo millennio. Dapprima semplice analista dedicato all’immissione di dati per la società di Bassano del Grappa, con il passare del tempo ha visto evolversi la propria figura. A metà degli anni 2000, allenatori come Alberto Zaccheroni, Carlo Ancelotti, Roberto Mancini e Cesare Prandelli hanno progressivamente aumentato il ventaglio delle richieste avanzate a SICS. Il semplice video sull’avversario non bastava più, serviva un’analisi sempre più dettagliata delle caratteristiche tattiche e delle situazioni ricorrenti (le cosiddette costanti). Dalle VHS si è passati ai DVD e, infine, agli attuali file multimediali. E, parallelamente, è nata la necessità per ogni staff tecnico di dotarsi di una figura che, a tempo pieno, potesse occuparsi dell’analisi dei video prodotti a partire dalle registrazioni degli incontri fornite dalle pay-tv (ma anche da riprese aggiuntive introdotte nel corso degli anni). In Italia, il pioniere è stato Adriano Bacconi, inserito da Marcello Lippi nel gruppo che vinse il Mondiale 2006. Con l’avvento di Prandelli in Nazionale, invece, è Gagliardi a occuparsene per la Federcalcio. Un ruolo poco chiacchierato, eppure fondamentale. Il match analyst vive ormai integrato negli staff tecnici e nella settimana di lavoro della squadra. Durante l’incontro, osserva la partita dalla tribuna. Spesso in compagnia del tattico del club e da una visuale privilegiata rispetto a quella pessima del campo, motivo per cui anche i grandi allenatori – alle volte – capiscono ben poco di quanto è accaduto durante il match. Dopo il triplice fischio, inizia l’analisi dell’incontro appena concluso. Poi, deve aderire alle richieste del tecnico. C’è chi vuole una seduta video il martedì e il venerdì, chi una soltanto a settimana. Ma, in linea di massima, l’obbligo è sempre lo stesso. Analizzare l’avversario di turno in almeno cinque incontri, individuandone lo stile di gioco, i punti di forza e le debolezze in fase difensiva, offensiva e nelle situazioni di palla inattiva. Un lavoro di ore ed ore che si conclude in un video sintetico di 15-20 minuti, equamente divisi fra le due fasi di gioco, da sottoporre alla squadra (l’analisi per l’allenatore può invece essere meno stringata). Una complessità da gestire attentamente. Sia per le difficoltà tecniche di un lavoro che richiede competenze tecnologiche spesso sconosciute agli allenatori, sia per indubbie questioni diplomatiche che si possono creare in seno a uno staff.

Il match analyst è come un coltellino svizzero: deve essere pronto a tutto, conoscere ogni cosa ed essere sempre a disposizione dello staff

La figura del match analyst

Credit Foto Eurosport

L'intervento di Vincent Cavin, match analyst della nazionale svizzera, tenutosi durante il corso organizzato da SICS. Il modo migliore per capire che questa professione si sviluppa - sebbene con modalità differenti - in modi simili anche all'estero.

Una figura complessa

Le conoscenze tecnologiche necessarie e le tempistiche ridotte obbligano ogni allenatore a dotarsi di un match analyst. I tecnici dell’ultima generazione preferiscono averne uno di fiducia, mentre i club all’avanguardia decidono di dotarsi di uno staff di match analyst a tempo pieno e quindi totalmente indipendente dall’allenatore di turno. Un esempio? Alla Juventus Antonio Conte ha salutato due anni fa, ma la struttura di analisi guidata da Riccardo Scirea non è stata toccata e ha conferito una certa continuità alla gestione di Massimiliano Allegri. Detto questo, è indubbio che una delle qualità principali del match analyst debba essere quella di saper restare al proprio posto. “Passione, ordine, precisione e propositività ma nel rispetto dei ruoli – ricorda Gagliardi – sono le qualità dell’analista tattico”. Non bisogna mai dimenticare che le competenze decisionali spettano all’allenatore (chi comanda è lui) e che è necessario conquistarne la fiducia con pazienza e riservatezza. Un ruolo tanto in crescita quanto atipico in un calcio mediatico come quello odierno. Una figura che deve necessità di nozioni tattiche come quelle impartite in modo efficace da Viscidi durante il corso di SICS, ma che al tempo stesso non può prevaricare le altre professionalità dello staff. Che deve essere sempre a disposizione dell’allenatore e dei giocatori, che spesso inizia da questioni di analisi tattica e finisce per aiutare chi non trova la connessione wireless nel ritiro pre-partita. “Il match analyst è come un coltellino svizzero – ci ricorda Vincent Cavin, video analista della nazionale elvetica -. Deve essere pronto a tutto, conoscere ogni cosa ed essere sempre a disposizione”. Anche per questo, ormai, nessuno può più farne a meno.

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