Smaltito l’infortunio muscolare patito in Supercoppa Italia contro la Lazio, per Claudio Marchisio è tempo di cominciare seriamente la sua seconda parte di carriera. Che non sarà più quella di un brillante interno di centrocampo, abituato a lottare al fianco di Pirlo e a sfruttare le sue ottime doti di inserimento senza palla. Da sabato sera, ore 20.45, Marchisio sarà sostanzialmente “solo” un regista. Che detto così sembra quasi facile. Non lo è affatto, invece, soprattutto se la missione (impossibile?) è quella di prendere il posto di Andrea Pirlo, uno che quel ruolo – di fatto – l’ha praticamente (re)inventato.
A dire la verità, lo scorso anno Marchisio ha occupato quella porzione di campo in più di un’occasione: 18 le partite in cui il Principino ha fatto il regista, contro le 19 di Pirlo. E i numeri, stando alle statistiche fornite da Opta, sono in buona sostanza gli stessi dell’ex metronomo bianconero, avanti nei passaggi riusciti (64.8 a 64.1) e nelle occasioni create (2.2 a 1.5), ma dietro nei contrasti (2 a 1.1). Il che significa che Marchisio è ormai diventato un regista a tutti gli effetti: semplicemente Claudio interpreta il ruolo in maniera diversa da come faceva Andrea. Non solo tecnica, ma anche fisicità, che poi è ciò che richiede il calcio di oggi.
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07/09/2015 A 13:50
Nelle prime due giornate di campionato, Allegri è stato a lungo criticato per aver puntato su Padoin nel ruolo che è stato di Pirlo per quattro stagioni. Da sabato sera, contro il Chievo, pochi dubbi: al comando delle operazioni ci sarà Marchisio, che ha ormai completamente recuperato dall’infortunio che lo aveva bloccato a inizio agosto. Si girerà a destra, Claudio, e non troverà Vidal, oggi al Bayern Monaco, ma Pereyra. Dall’altra parte spazio al nuovo #10, Paul Pogba, il giocatore dal quale i tanti tifosi juventini si aspettano il definitivo salto di qualità, quello che fa passare i giocatori dallo status di campioni a quello di fuoriclasse assoluti. E anche in questo, statene certi, Marchisio sarà fondamentale.

2015 Supercoppa, Juventus-Lazio, Massimiliano Allegri, Claudio Marchisio (LaPresse)

Credit Foto LaPresse

Al centrocampista piemontese, in bianconero dall’età di 7 anni (in mezzo una sola stagione a Empoli, nel 2007-2008), Allegri chiederà senso della posizione, chiusure e una regia illuminata. Nei suoi primi anni di carriera, Marchisio veniva paragonato a Tardelli. Oggi quel ragazzo è molto più completo del campione del mondo del 1982. Ha grande forza fisica, un’ottima tecnica, vede la porta, e ora imposta anche con la naturalezza di chi, quel ruolo, sembra farlo da sempre. E’ un centrocampista totale, uno dei leader dello spogliatoio della Juventus che quest’anno cerca il quinto scudetto di fila, oltre al bis del meraviglioso percorso della scorsa stagione in Champions League. Un’impresa difficile, ma non impossibile. Non per uno come Marchisio, un ragazzo partito attaccante, esploso come interno di centrocampo e ora riadattato al ruolo di regista. Il tutto senza perdere niente in personalità, la variabile determinante per chi non si è mai accontentato di essere uno dei tanti.
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