Da una parte Gianluigi Buffon, anni 36, una sfilza di trofei lunga così e uno charme da leggenda; dall'altra Gianluigi Donnarumma, anni 16, il calciatore più giovane sceso in campo in A in questa stagione. La sfida nella sfida dello Stadium, invero bruttina e vinta dalla Juventus sul Milan solo grazie a una perla solitaria di Paulo Dybala, era questa. Inevitabile che fosse così: per il gran parlare che si è fatto di Donnarumma, lanciato da Mihajlovic in barba alle dicerie che definiscono l'Italia (e il calcio italiano) un Paese per vecchi, e per il duello a distanza con il Gigi nazionale. Il maestro contro l'apprendista, il mito contro il suo erede designato. Una sorta di passaggio di consegne, testimoniato dall'abbraccio tra i due al termine della gara. E uno scenario reso ancor più affascinante da quel nome di battesimo curiosamente identico e da un'altra coincidenza, altrettanto simbolica e altrettanto d'impatto: i 20 anni di onorato servizio di Buffon, che esordiva in A proprio contro il Milan il 19 novembre del 1995, parando il parabile e forse anche qualcos'altro a Baggio, Weah, Boban e compagnia cantante.

Gigio, esame superato

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Anche Donnarumma, questa sera, aveva di fronte un esame mica male: l'impatto con lo Juventus Stadium, incubo di ogni avversario bianconero dal 2011 a questa parte. Se l'è cavata benone, lui che può comunque scrivere sul curriculum di avere esordito a San Siro, anche se non ha dovuto frapporsi alla pioggia di conclusioni che Buffon si vide arrivare addosso in quel pomeriggio di 20 anni fa: la Juve ha calciato verso la sua porta in 4 occasioni, trovandolo pronto alla presa (due volte, su Marchisio nel primo tempo e Dybala nella ripresa) o alla respinta (bella e difficile quella sulla punizione di Hernanes deviata da Bonaventura, un po' impacciata quella sul destro da fuori di Pogba). E il sinistro vincente di Dybala? Oggettivamente imparabile. Esame superato a pieni voti, insomma. Meno di lui ha lavorato Buffon, costretto a due soli interventi in 94 minuti complessivi: un tiretto di Bonaventura bloccato agevolmente, poi il volo sul sinistro insidioso portato da Cerci al 93'. Come dire che i grandi sanno mostrare reattività anche quando per quasi tutta la gara non hanno svolto che ordinaria amministrazione.

Gianluigi Buffon Juventus Milan 2015

Credit Foto LaPresse

Serenità e piedi buoni

A risaltare nel duello a distanza con Buffon, poi, è la tranquillità estrema mostrata da Donnarumma con il pallone tra i piedi. Requisito, peraltro, pressoché fondamentale per un portiere nel calcio moderno. Gigio ha toccato il pallone 23 volte e lo ha consegnato a un compagno in 19 occasioni, con una percentuale positiva del 76%. Passaggi, va detto, il più delle volte elementari, al centrale più vicino approssimatosi per iniziare l'azione dalle retrovie. Però il numero 99 rossonero ha dimostrato di avere sangue freddo sbrogliando anche qualche situazione particolarmente delicata: per tre volte ha rischiato grosso, non rinunciando al tocco laterale a un compagno nonostante il pressing di Mandzukic e compagni, e per tre volte gli è andata bene. Segnale, o meglio, conferma, che il ragazzino c'è anche in questo fondamentale. La percentuale di passaggi riusciti di Buffon, a dire la verità, è superiore: 82%. Ma Gigi non è stato chiamato in causa con altrettanta frequenza dai compagni della difesa: ha giocato meno palloni del collega, appena 11, toccandone 9 verso i compagni e sparando gli altri due nella metà campo del Milan.

Precisione nelle uscite

Altri dati significativi anche dell'andamento della gara: Donnarumma è stato chiamato a un lavoro ben più faticoso rispetto a quello di Buffon anche per quanto riguarda le uscite, dovendo organizzarsi per lasciare i pali e andare su 5 palloni alti e 4 bassi. Interventi, in presa o in respinta, complicati oppure ordinari, ma che comunque testimoniano la sicurezza anche nel gettarsi in mezzo a corpi, gomiti e teste. La sua percentuale raggiunge la perfezione: nessun errore, nessuna svista, nessuna scelta errata di tempo. Proprio come il portiere della Juventus, costretto però a uscire due sole volte, una in presa alta e un'altra in presa bassa, per sventare altrettanti pericoli portati dal Milan. In sostanza, il simbolo (in positivo) di un Milan abbastanza povero di idee è proprio Donnarumma, sollecitato ben più di Buffon ma senza mai tremare. Alla faccia dei suoi 16 anni, denotati solo dalla carta d'identità e da un viso ancora da adolescente. Non certo da un atteggiamento che, tra i pali, è già da big.
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