“Un social network nato molto prima dei social network”. Al suo inventore, Riccardo Albini, piace chiamarlo così, dopo che quel gioco tra amici intavolato per la prima volta al bar “Goccia d’oro” di Milano quasi 30 anni fa è diventato un fenomeno di livello nazionale.

All’interno di una piacevolissima intervista concessa a “Il Fatto Quotidiano” (potete trovarla qui), il “papà” del Fantacalcio racconta alcuni curiosi retroscena del gioco che ha ormai contagiato la vita sportiva delle ultime due generazioni, sconfinando ampiamente anche in quelle più anziane.

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Il Fantacalcio nasce nel giugno 1988, alla vigilia dei campionati Europei, basato su una struttura di regole studiate attraverso tre lunghi anni e in gran parte mutuate dai fantasy game statunitensi già in voga all’epoca. Il primo Fantacalcio è a conduzione familiare, anzi, amicale, con 7 ragazzi che si ritrovano per la prima, storica, asta ai tavoli del bar “Goccia d’oro” di Milano.

È il primo test che anticipa la divulgazione alla grande massa, avvenuta due anni dopo, nel 1990, attraverso l'uscita di un libro con il regolamento del gioco. “Vennero stampate 10.000 copie – racconta Albini – ma ne vendemmo un quarto. A livello editoriale fu un bagno di sangue, ma i numeri parlano chiaro: quell’anno circa 15.000 persone divennero fantallenatori”.

Da lì, l’accordo con “La Gazzetta dello Sport” nel 1994: “Parteciparono 70.000 squadre. Loro pensavano che sarebbe stato un successo averne 10.000. Immaginavo che avrebbe divertito, visto che ruotava attorno al calcio, ma non pensavo sarebbe potuto diventare così popolare, anche perché negli Stati Uniti la versione applicata al football americano non lo era”.

Per gli amanti della tattica, come gioca il papà del Fantacalcio? Albini, che in 28 stagioni ha vinto 5 campionati perdendone uno per “una sciocchezza” relativa alla mancata firma di Shevchenko, spiega la sua strategia: “Gioco sempre con il 3-5-2. Con buoni centrocampisti si riescono a guadagnare quei due, tre punti che fanno la differenza. Il 3-4-3 ora tanto in voga è stato bandito a lungo nella nostra Lega. Trovo che dia troppo peso agli attacchi e ai centrocampisti offensivi. Un bravo allenatore deve invece saper bilanciare le sue scelte. E poi omologa le formazioni: quando è ammesso, lo usano tutti”.

Un consiglio, invece, per le aste: “La settimana precedente è da dedicare allo studio, ed è essenziale non farsi prendere dalle ‘illuminazioni’ del momento, che poi in realtà hanno un nome preciso se vanno a buon fine: colpi di fortuna. E guai a essere tifosi: niente di più sbagliato che acquistare molti giocatori della propria squadra del cuore”.

In sostanza, come ha cambiato la società di oggi? “Il Fantacalcio è servito ad aumentare le conoscenze medie di ciò che accade in Serie A: ora devi conoscere anche le piccole squadre per comprendere come giocano tutti i calciatori. E poi ci sono tante amicizie che si tengono in piedi, magari a distanza, proprio grazie al Fantacalcio. È un ottimo pretesto per sentirsi ogni settimana e stare insieme almeno una volta all’anno. È un social network nato molto prima dei social network”.

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