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Buffon e la VAR: parole affrettate che vanno contro una tecnologia potenzialmente utile

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Gianluigi Buffon ärgert sich

Credit Foto Getty Images

DaMarco Barzizza
27/08/2017 A 10:49 | Aggiornato 27/08/2017 A 10:58
@Barzo85

Lo sfogo del portiere bianconero dopo Genoa-Juventus è in controtendenza con quanto da lui stesso dichiarato una settimana prima. E' vero che l'uso della VAR rallenta il gioco, ma anche che finora ha aiutato gli arbitri a prendere decisioni corrette.

Dalla pazienza al “non mi piace” il passo è breve e, se a dirlo è il capitano della squadra campione d’Italia e della Nazionale, l’eco è rilevante. Si parla di VAR, che anche negli anticipi della seconda giornata di campionato è stata protagonista, a Genova come a Benevento. Il primo era stato Montella, che nell’amichevole di Catania contro il Betis Siviglia aveva espresso il proprio parere sulla tecnologia applicata al calcio: “Siamo tutti più sereni, ma dovremo abituarci”; mentre Allegri si è trincerato dietro a un “serve pazienza”. Decisamente più d’impatto il commento del portiere bianconero, che in seguito ai due rigori concessi (uno a favore e uno contro) nel match di Marassi, ha sparato a zero.

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Ha sentenziato Buffon, che non si è limitato a questa uscita. “Ci sta che faccia fare meno errori, anche se poi non è così in fondo in fondo – ha proseguito – Ma si perdono due cose: la valutazione dell’arbitro e la sensibilità che ha l’arbitro stesso nel gestire la gara perché chiaramente ogni contatto in area non significa che sia rigore, come potrebbe essere dalle fredde immagini”. Parole sostanzialmente anacronistiche che vanno contro allo sviluppo del calcio e a una tecnologia che, finora, ha dato una grossa mano nel prendere decisioni corrette (è stato così a Genova come a Benevento). E che smentiscono quanto da lui stesso detto appena una settimana prima: “La nuova tecnologia è da accogliere senza paure”.

Fa specie come un giocatore di riferimento come lui si schieri così apertamente contro ciò che, a detta anche sua, può agevolare lo svolgimento delle partite, per quanto ne rallenti oggettivamente il gioco. Ma, come dicevamo tempo fa proprio su queste pagine, dovremmo tutti darci una regolata e avere pazienza nel comprendere quanto la tecnologia possa aiutare l’uomo (arbitro) a sbagliare meno, evitando fiumi di parole nei post partita – che ci saranno sempre e comunque – e polemiche, a volte sterili, su rigori, sanzioni e gol. Se il calcio, italiano nello specifico, vuole crescere, i giocatori – specie se di riferimento – devono essere i primi a collaborare nel fine di un bene comune, il calcio stesso. I tempi si allungano, vero, ma è altrettanto vero che finora l’utilizzo della VAR ha dimostrato di poter aiutare le scelte dei direttori di gara, evitando di falsare i risultati delle partite. Siamo stati precursori, per una volta, nel portare qualcosa di positivo in uno sport che sembrava averne bisogno, lasciamo che si prenda coscienza di questa tecnologia e che gli altri paesi (quelli che non utilizzano ancora la VAR), concordino e prendano spunto da un’idea utile.

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