Il ritorno del Torino: Belotti e tanta qualità, i segreti di Mihajlovic

I granata sono protagonisti della loro miglior partenza da 22 anni a questa parte, merito di una rosa fortemente rinnovata e ringiovanita: tanti ragazzi in rampa di lancio che potrebbero garantire prospettive interessanti per Urbano Cairo in un futuro non troppo lontano.

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Per il secondo anno consecutivo, il Torino ha destato l’interesse di appassionati e addetti ai lavori durante la sessione estiva. Un calciomercato con i fiocchi che, a differenza della stagione scorsa, sembra destinato a far spiccare il volo alla seconda fase del progetto di Urbano Cairo, quella coincisa con l’addio a Giampiero Ventura e con l’avvento di Sinisa Mihajlovic in panchina. Dopo un impatto soft in quanto a risultati, la squadra guidata dal serbo sta macinando gioco e vittorie. E, al termine della 14esima giornata di Serie A, ha toccato quota 25, la miglior partenza nell’era dei tre punti (dal 1994/95 ad oggi) per il Toro. Proviamo a capirne di più, come sempre con il supporto di Wyscout.

Una squadra sbarazzina

Sabato sera disponeva del migliore attacco della Serie A con 31 gol prodotti, poi il Torino è stato sorpassato dalla Roma (ora a 33). Ma il risultato resta. È proprio qui che si capisce come i granata e Mihajlovic abbiano cambiato stile, cercando un calcio sempre diretto (è la decima squadra per percentuale di possesso palla medio, 49,5%, e la nona per percentuale di passaggi completati, 81,3%) ma meno contropiedista e più offensivo rispetto al passato. Nessuno in Serie A ha segnato tanti gol quanti il Toro da azione costruita (24) e soltanto altre quattro squadre calciano di più verso la porta avversaria (16 conclusioni in media a partita). A questi ragazzi piace andare per il sodo, nonostante manchi ancora una certa solidità difensiva. Dei 17 gol, 11 sono giunti di testa (il Torino è solo quindicesimo per duelli aerei vinti: 10,8 in media), mentre in quanto a tackle i granata sono settimi e per palle intercettate undicesimi. Una certa inversione di tendenza nella storia da allenatore di Mihajlovic.
L'azione da cui nasce il gol dell'1-0 di Iago Falque contro il Chievo. Barreca si sgancia a sinistra, salta un uomo e poi serve un cross delizioso sul secondo palo. Quanti terzini sinistri del genere avete visto recentemente in Serie A? Pochi...

Un tridente invidiabile

La rivoluzione è partita qui. Dall’esplosione di Andrea Belotti, capace di tagliare il traguardo della doppia cifra realizzativa dopo 13 giornate di campionato e sole 11 partite giocate. Il primo granata dai tempi di Ruggiero Rizzitelli a riuscire nell’impresa per due stagioni consecutive. Ai suoi 13 gol prodotti (da aggiungere al conteggio anche 3 assist) si aggiunge l'esplosione di Iago Falque (7 gol e 3 assist) e il ritorno su buoni livelli di Adem Ljajic (5 gol e 3 assist nonostante qualche contrattempo fisico: ha giocato solo 9 partite). Il problema del gol che aveva minato buona parte della scorsa stagione è stato risolto, merito di un tridente invidiabile. Belotti segna in tutti i modi e svaria su tutto il fronte, creando spazi e alimentando il pressing. Il tutto mentre Ljajic e Iago Falque danno qualità e quantità tagliando dalle fasce e giocando il più vicino possibile alla punta. Anche perché a contribuire all’ampiezza di gioco pensano due autentici terzini di spinta come Zappacosta e Barreca. Alle loro spalle, se Martinez continua a balbettare, dà segnali importanti Boyé, mentre Maxi Lopez si conferma una dignitosa punta di scorta. Da questo tridente (duttile, tecnico e di profondità) nascono le fortune del nuovo Torino.
Valdifiori lancia in profondità Belotti per il gol segnato contro il Cagliari. Il centravanti granata deve ancora rifinirsi, ma ha imparato a reggere tutto il fronte d'attacco. Sia dialogando con i compagni, sia dettando la profondità come pochi.

Il centrocampo leggero inizia a volare

Mihajlovic ha faticato molto di più per trovare la quadratura giusta a centrocampo. Qualche sfuriata nei confronti di Baselli, un lento rientro per Valdifiori. Ma, alla fine, a imporsi è stata la qualità. Benassi e Baselli da interni con Acquah e Obi riserve, mentre l’ex napoletano si è preso la cabina di regia con meno fronzoli rispetto al passato e qualche palla recuperata in più. Ne è nata una mediana sempre alla ricerca della palla in fase di non possesso, così come dell’inserimento offensivo al momento di gestione della sfera. Se la leggerezza in termini fisici è evidente, è innegabile che un trio del genere dia parecchia prospettiva al Torino e incarni alla perfezione lo stilema del 4-3-3 classico.
In questo frangente, il Torino deve crescere ancora. Ma le basi sono ottime. Guardate come recuperano palla con il pressing dopo averlo perso in zona offensiva. Da questo recupero con 6 uomini ad aggredire il portatore di palla nascerà un'altra rete segnata al Cagliari.

La qualità paga

La verità, se si guarda alla rosa del Torino, è che si tratta di una squadra forte. Non ancora matura (l’età media, del resto, è ancora bassa), ma con le qualità giuste per poter concedere prospettive di alta classifica. Non soltanto in futuro, forse già in questa stagione. Anche la difesa, del resto, è parsa da subito il reparto più balbettante anche per il passaggio in pianta stabile dalla retroguardia a tre a quella a quattro. Ma il recupero insperato di Castan, unito all’esplosione di Zappacosta e Barreca ha cambiato il volto al reparto guidato da Hart. Non sarà mai il punto di forza di questa squadra. Però, se continuerà a supportare il salto di qualità offensivo di Mihajlovic, ne costituirà una buona base di partenza su cui costruire questa e molte altre stagioni a venire.
Sei uomini davanti alla linea della palla (uno non è inquadrato), giusta suddivisione degli spazi offensivi nell'ampiezza del gioco. E dialogo nello stretto. E' in questo che il Torino potrebbe divenire una delle migliori squadre del nostro campionato. Con ragazzi del genere, si può crescere ancora parecchio...
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