Lacrime, incredulità, brividi e occhi lucidi: quelli di un popolo che lo ha adorato e che non riesce a credere che quella maglia numero 10 giallorossa non sarà più sulle sue spalle e quelle dei compagni e dirigenti, scossi ed impietriti davanti a un fuoriclasse come non se ne vedrà più, certamente non alla Roma.
Francesco Totti saluta la Roma e si congeda dal suo pubblico e dalla città eterna. Un addio melanconico: impossibile anche per Checco, scanzonato e sempre pronto a stemperare, non piangere e commuoversi davanti all’ovasione di un pubblico adorante. Francesco ringrazia, si inchina dinanzi alla curva Sud e stringe a sé a lungo i figli e la moglie Ilary, increduli anche loro per una serata che, prima o poi, doveva arrivare ma a cui nessuno era pronto o preparato.
Europa League
Clamoroso! La Roma ha rischiato un altro 3-0 a tavolino
IERI A 15:24
"Mi mancherai” il messaggio impresso col pennarello sul pallone calciato alla curva Sud. L’ultimo di una carriera inimitabile e incredibile. Totti lascia, non prima però di aver letto una lettera di ringraziamento ai tifosi giallorossi e di essersi tolto un'ultima volta la fascia di capitano donandola a un ragazzino al centro del campo, un gesto simbolico di un campione entrato all'Olimpico bambino e che lascia oggi da uomo.

La lettera di Francesco Totti a Roma e ai tifosi della Roma

Ci siamo. È arrivato il momento. Sembra un concerto. Purtroppo è arrivato questo momento che speravo non arrivasse mai. In questi giorni ho letto tantissime cose su di me. Belle, bellissime. Ho pianto tanto, tutti i giorni, come un matto perché venticinque anni non si dimenticano così. Con voi dietro alle spalle, che mi avete spinto nel bene e nel male. Anche nei momenti difficili, soprattutto. E per questo voglio ringraziarvi tutti, anche se non è facile. Lo sapete che non sono di tante parole, però le penso. In questi giorni con mia moglie ci siamo messi a tavolino e le ho raccontato un po’ di anni vissuti con questa unica maglia. Anche io ho scritto – anzi, abbiamo scritto – una lettera per voi. Non so se riuscirò a leggerla. Ci provo. Vado che se no si fa tardi, è ora di cena e avete fame. Ma io resterei altri 25 anni. Grazie Roma, grazie mamma e papà. Grazie a mio fratello, ai parenti e agli amici. Grazie a mia moglie e ai miei tre figli. Ho voluto iniziare dalla fine, dai saluti, perché non so se riuscirò a leggere queste righe. È difficile raccontare 28 anni di storia con delle frasi. Vorrei farlo con una canzone o una fotografia, io però non ne sono capace. Ho cercato di esprimermi in questi anni attraverso i miei piedi, con i quali mi viene tutto più semplice. A proposito, sapete qual era il mio giocattolo preferito? Il pallone e lo è ancora. Ma a un certo punto della vita si diventa grandi. Così mi hanno detto che il tempo lo ha deciso. Maledetto tempo... è lo stesso tempo che quel 17 giugno del 2001 avremmo voluto passasse in fretta. Non vedevamo l’ora di vedere l’arbitro fischiare tre volte. Mi viene ancora la pelle d’oca a pensarci. Ora il tempo è venuto a bussare e a dirmi che devo crescere, da oggi sono un uomo e non potrò più sentire l’odore dell’erba, il vento in faccia e la gioia di esultare. Mi sono chiesto in questi mesi perché mi stiano svegliando da questo sogno. Avete presente quando siete bambini e state sognando qualcosa di bello e vostra madre vi sveglia per andare a scuola? E voi volete riprendere il filo di quella storia, ma non ci riuscite mai. Questa volta non era un sogno, ma realtà. Io voglio dedicare questa lettera a tutti voi. Ai bambini che hanno tifato per me, a quellu che sono cresciuti e magari adesso sono padri. E a quelli che gridano ‘Totti gol’. Mi piace pensare che la mia carriera diventi per voi una favola da raccontare. Ora è finita veramente, mi levo la maglia per l’ultima volta. La piego per bene, anche se non sono pronto a dire basta e forse non lo sarò mai. Scusatemi, se in questo periodo non ho rilasciato interviste e chiarito i miei pensieri. Ma spegnere la luce non è facile. Adesso ho paura, non è la stessa cosa che si prova davanti alla porta quando devi segnare un calcio di rigore. Non posso vedere attraverso i buchi della rete cosa c’è di fuori. Concedetemi un po’ di paura, questa volta sono io che ho bisogno di voi e del vostro calore. Quello che mi avete sempre dimostrato. Con il vostro affetto riuscirò sicuramente a voltare pagina e buttarmi in una nuova avventura. Questo è il momento di ringraziare tutti i compagni di squadra, i tecnici, i dirigenti e i presidenti. Tutti coloro che hanno lavorato di fianco a me in questi anni. I tifosi, la Curva Sud. Un riferimento per noi romani e romanisti. Nascere romani e romanisti è un privilegio. Fare il capitano di questa squadra è stato un onore. Siete e sarete sempre nella mia vita. Smetterò di emozionarmi con i piedi, ma il mio cuore sarà sempre lì con voi. Ora scendo le scale, entro in uno spogliatoio che mi ha accolto che ero un bambino e che lascio adesso, che sono un uomo. Sono orgoglioso e felice di avervi dato 28 anni di amore. Vi amo!
Serie A
Mou-Mania a Roma: lo Special-One ritratto in sella allo specialino
IERI A 13:58
Serie A
Mihajlovic: "Mou? Se gli fanno la squadra, Roma è da scudetto"
IERI A 13:12