'La maledetta Inter' vs Atalanta: Gasperini affronta la sua principale ossessione

Gasperini affronta di nuovo quell'Inter che lo scaricò (troppo frettolosamente?) dopo tre giornate appena nella stagione 2011/2012. Una separazione mai elaborata del tutto dall'attuale tecnico dell'Atalanta, che non perde occasione per togliersi sassolini dalle scarpe anche a distanza di anni da quei titoli di coda con l'Inter.

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L’artefice numero uno della sfavillante Atalanta Gian Piero Gasperini si è confessato ai microfoni di Mister Condò, apprezzata rubrica di Sky Sport in cui di volta volta un importante allenatore si concede al microfono del giornalista Paolo Condò. L’ex allenatore nerazzurro non le ha mandate a dire quando è stato incalzato sulla sua fugace e al contempo fallimentare esperienza sulla panchina dell’Inter. Per chi segue pedissequamente il calcio e i virgolettati dei suoi protagonisti tutto ciò non potrà essere derubricato a novità assoluta. Per Gasperini l’Inter rappresenta una sorta di ossessione che campeggia senza soluzione di continuità nei suoi flussi di pensieri: un deja-vu ci riporta indietro nel tempo, quando uno dei più illuminanti tecnici della storia del calcio inglese cadde vittima della stessa ossessione. Se citiamo Il maledetto United vi si accende qualche lampadina?

Il maledetto United: Gasperini come Clough?

Nel 2010 uscì solo per il mercato dell’home video il film dell’anno precedente Il Maledetto United, diretto da Tom Hooper e tratto dall’omonimo romanzo di David Peace. È la storia della tormentata parentesi dell’allenatore di successo Brian Clough sulla panchina del Leeds United, durata appena 44 (!) giorni e conclusa bruscamente a seguito di fratture insanabili con i giocatori e la dirigenza. Clough – che in seguito avrebbe vergato interi tomi di storia del calcio inglese vincendo due volte la Coppa dei Campioni con il piccolo Nottingham Forest – odiava tutto quello che il Leeds rappresentava già prima di accettare l’offerta e commise l’errore di assecondare la sua smania di vittorie nonché il suo smisurato ego. Accettò l’incarico dello United perché voleva rivoluzionarne i connotati dall'interno, trasformando una cinica squadra composta da pretoriani del suo predecessore Don Revie in un team in grado di sciorinare una sorta di “calcio totale”. L’operazione fallì miseramente e, una volta lasciato lo Yorkshire, il linguacciuto Clough riprese imperterrito a criticare il “maledetto Leeds United”. Vi ricorda qualcuno?

Gasperini-Inter: 90 giorni all’insegna del grotesque

20 settembre 2011, stadio Silvio Piola di Novara: Gasperini è già finito sulla graticola e quella contro i piemontesi è l’ultima spiaggia. Libera da impegni durante la prima giornata a causa dello sciopero dei calciatori, l’Inter aveva perso 4-3 a Palermo e pareggiato in casa contro la Roma nei successivi impegni di Serie A, ma soprattutto era incappata in un umiliante ko nel primo impegno del girone di Champions League a San Siro contro il Trazbonspor. Al netto dei risultati (pessimi), i giocatori faticano a metabolizzare il calcio professato da Gasperini e l’assetto difensivo a 3 non viene proprio digerito dalla dirigenza. La conclusione è annunciata: l’Inter viene letteralmente presa a pallate dal Novara di Attilio Tesser senza opporre la minima resistenza e a fine gara puntuale arriva l’esonero dell’allenatore.
Dichiarazione come quelle rilasciate a Condò ne abbiamo sentite a bizzeffe: Gasperini non ha ancora elaborato del tutto quella brusca separazione, comunque costruttiva stando alle sue parole. Quella contro l’Inter non può dunque essere una partita come tutte le altre per l’ex tecnico delle giovanili della Juventus che guarda caso si è trasformato in una sorta di kryptonite per la Beneamata: quattro partite contro Gasperini in trasferta e quattro sconfitte, l’ultima delle quali è costata la panchina a Frank De Boer. L’incredibile campionato dell’Atalanta schiude a interessanti scenari controfattuali: cosa sarebbe successo se Gasperini fosse stato difeso dalla dirigenza dell’Inter, se gli fosse stato concesso il tempo necessario per impiantare il suo credo calcistico? Lui, il diretto interessato, non ha mai smesso di chiederselo.
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