In campo la classe, purissima, di Mario Corso ha accompagnato l'Inter in cima al mondo. Il suo mancino fatato e le punizioni a foglia morta hanno fatto storia e lasciato un'eredità a cui si sono ispirati gli specialisti delle epoche successive.
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Fuori dal campo un uomo gentile, un vero signore, per me un vicino di casa che nobilitava via Ferrucci solo con la sua discreta presenza. Gli amici appassionati di storia del calcio mi chiedevano di seguirlo fuori dal liceo per avere un suo autografo. Lui regalava loro anche un sorriso. Di poche parole, ma sempre mirate e puntuali, preferiva i fatti.

Registrava le partite dell’Inter per non soffrire troppo

Nel giorno più importante, quello del mio matrimonio, lui c'era, naturalmente con la moglie Enrica, paziente di mio padre al quale mostravano una squisita riconoscenza. Il suo cioccolato a Natale era sempre il più buono, l'amore per l'Inter sconfinato. Non guardava le partite in diretta ma le registrava. Nel mentre usciva di casa e camminava. Lo faceva per non soffrire troppo e per non mettere ulteriormente alla prova il suo cuore. Dio ha ritrovato il suo piede sinistro.

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