Ci siamo divertiti a ricostruire le Top 11 delle big della nostra Serie A insieme alla storica firma del giornalismo sportivo italiano Roberto Beccantini. Da qualche settimana, però, siamo passati alle dolenti noti con le delusioni delle squadre della massima serie, partendo dalla Juventus, passando poi all'Inter. Questa volta tocca al Milan che negli ultimi 30 anni qualche investimento sul mercato l'ha sbagliato. Seguendo le due regole base per la scelta, ovvero le effettive qualità del giocatore e il rapporto costo/rendimento, vi proponiamo un Milan davvero da brividi. Diteci la vostra!
  • Schema: 4-3-3

Portiere

Serie A
Milan: l’undici più forte di tutti i tempi. Da Rivera a Van Basten, passando per Maldini e Baresi
03/04/2020 A 11:58
  • Jens Lehmann
Di portieri flop, il Milan ne ha avuti diversi in questi ultimi 30 anni, ma nella nostra memoria risiede ancora lo strano caso di Jens Lehmann. Beh il portierone tedesco ebbe una discreta carriera nella sua Nazionale, per non dire ottima, oltre ad essere stato un pilastro del Borussia Dortmund prima e dell'Arsenal poi, giocando in carriera due finali di Coppa UEFA e una finale di Champions League. Eppure la sua esperienza al Milan è totalmente da dimenticare. Doveva sostituire Rossi nel Milan di Zaccheroni del '98, ma colleziona solo 5 presenze prima di lasciare il club a gennaio. In quelle poche presenze mostra errori grossolani, da pessime uscite a papare colossali. Il Milan-Fiorentina (1-3), con ben tre papere, è ancora un ricordo difficile da dimenticare. Poi l'addio e le diverse cose buone fatte vedere tra Germania e Inghilterra, tanto che Lehmann ha ancora adesso il record di imbattibilità in Champions League con 853 minuti senza subire gol. Qualcosa di buono l'ha lasciata al Milan, ovvero aprire la strada a Christian Abbiati che in quella stagione divenne titolare e fu decisivo poi per la conquista dello Scudetto.

Difensore

  • TERZINO DESTRO: Michael Reiziger
Il Milan degli olandesi fu spettacolare. Gullit, Rijkaard, van Basten, qualche anno dopo Seedorf. I rossoneri hanno sempre avuto un amore, neanche tanto nascosto, verso i Tulipani, ma dopo i grandi acquisti di fine anni '80 inizi anni '90, arrivarono anche tanti bidoni da Amsterdam. Soprattutto gli olandesi dell'Ajax di van Gaal, Ajax comunque vincente in Champions League, ricordiamolo. Uno di questi fu proprio Michael Reiziger, arrivato al Milan nell'estate del '96 insieme a Davids. Doveva essere l'erede di Tassotti, ma fu un terzino poco utile. Attaccava poco e male, difendeva peggio. Nella mente dei tifosi del Milan, lo si ricorda solo per quei labbroni caratteristici. Quel '96-'97 fu un anno da dimenticare per tutto il Milan, ma Reiziger ci mise molto del suo. Ebbe comunque una buona carriera con il Barcellona: non lo ricordano come Dani Alves, ma fece sicuramente meglio di quanto fatto vedere a Milano.
  • CENTRALE: Bruno N'Gotty
Il Milan lo acquista nell'estate del '98 dal PSG. Un difensore tutto fare: in Ligue 1 aveva fatto vedere delle belle cose, da marcature sempre puntuali ad azioni offensive ben congeniate. Insomma un grande acquisto per la difesa a 3 di Zaccheroni. L'epilogo fu un po' diverso, e quel N'Gotty molto promettente fece in realtà acqua da tutte le parti. Forse non era adatto alla difesa a tre, ma non riuscì mai a far vedere un briciolo di miglioramento in una stagione tutto sommata positiva per il Milan. Sì, perché quello fu l'anno della rimonta Scudetto ai danni della Lazio. E anche N'Gotty a suo modo partecipò: con un gol su punizione al 93' nella vittoria per 3-2 in casa del Bologna. L'anno successivo giocò ancora di meno e a metà stagione fu prestato al Venezia, rimediando però una retrocessione in Serie B.
  • CENTRALE: Leonardo Bonucci
Arrivato al Milan per “spostare gli equilibri”, lasciò dopo una sola stagione. Era diventato il capitano dei rossoneri, ma scappò via perché capì ben presto che in quel Milan non si poteva vincere. Questa la storia, in breve, di Leonardo Bonucci in rossonero. Arrivato nell'estate del 2017, per la cifra di 42 milioni, Montella (con l'impeto della società) gli assegna subito la fascia di capitano e lo sistema al centro della difesa a 3.
Quella difesa però non sapeva gestire il disequilibrio di quella squadra e ben presto vennero a galla i primi problemi a livello tattico. Arrivato Gattuso, il Milan tornò a giocare con la difesa a 4 e, in coppia con Romagnoli, Bonucci riuscì a collezionare anche una serie di partite positive. Il Milan salì in classifica e l'intesa con Romagnoli sembrava buona. Lui, Bonucci, segnò contro la sua ex Juventus facendo un gesto molto eloquente in direzione dei tifosi bianconeri: “sciacquatevi la bocca prima di parlare di me”, in sintesi. Insomma, qualcosa di buono l'aveva anche fatto vedere, ma sempre a fasi alterne. Al termine di quella stagione, come detto, tornò velocemente alla Juventus, si quella Juventus che l'aveva parcheggiato su uno sgabello durante una partita di Champions. Da capitano del Milan a una fuga tanto veloce quanto improbabile. E di equilibri ne spostò molto pochi...

Leonardo Bonucci esulta dopo il gol segnato in Juventus-Milan, LaPresse

Credit Foto LaPresse

  • TERZINO SINISTRO: Winston Bogarde
Arriva al Milan nel '97, insieme a Kluivert. La coppia dell'Ajax fa sognare i rossoneri, ma come tanti altri giocatori arrivati dai lancieri in quegli anni fu un flop clamoroso. Lo mettiamo come terzino sinistro perché quello era il suo ruolo originale, ma Capello lo schierò anche come terzino destro e difensore centrale perché a sinistra aveva già Maldini e Ziege. Il risultato fu disastroso. Giocò poche partite e non trovò mai la sufficienza. Lui ammise di aver fatto fatica ad ambientarsi perché Milano era una città “fredda e nebbiosa”. Non che la sua carriera, via dal Milan, ebbe altri sussulti. Fu acquistato dal Barcellona perché c'era il suo ex allenatore van Gaal, ma dopo una prima stagione promettente finì in tribuna. Poi fu la volta del Chelsea, anche lì senza ben figurare, tanto che l'Indipendent scrisse - qualche anno dopo la sua esperienza ai Blues - che Bogarde fu “il peggior acquisto della storia del Chelsea”. Speriamo che gli vada meglio come allenatore.

Centrocampisti

  • INTERNO DI DESTRA: Pablo Garcia
"Zaccheroni può andare sul sicuro, Pablo ha tutto per fare bene in Italia, è un grande incontrista e ha un innato senso del gioco", queste le ultime parole famose di Daniel Passarella, a quel tempo ct dell'Uruguay, che salutava con favore l'arrivo di Pablo Garcia al Milan. Un vero colpo per i rossoneri, anche se la Fiorentina l'aveva scartato l'anno prima perché “troppo lento”. Arriva dall'Atlético Madrid nel 2000 per circa 10 miliardi di lire, ma dopo poco Zaccheroni capisce che non è il giocatore utile per aumentare il tasso tecnico della linea mediana dei rossoneri. È lento, impacciato, e fatica a trovare la giusta posizione. Il suo debutto avviene in un Fiorentina-Milan finito 4-0 per la Viola. Dalle sue parti agisce un certo Rui Costa, che farà quel che vorrà sulla trequarti del Milan. Zac lo boccia e lo mette in panchina: Pablo Garcia collezionerà solo 6 presenze (tra campionato e Champions) prima del prestito al Venezia. Anche lì fa un buco nell'acqua e torna in Spagna. Nel 2005 viene addirittura chiamato dal Real Madrid per sostituire Gravesen, ma anche lì farà poco, tanto da essere subito ceduto l'estate successiva per volere di Fabio Capello.
  • MEDIANO: Michael Essien
Dopo anni di furore tra Bastia e Lione, diventa un totem del Chelsea di Mourinho. Alterna buona prestanza fisica ad un'ottima capacità nel muovere la palla: un centrocampista completo e moderno. Ha un'avventura anche al Real Madrid, sempre con Mourinho, che in una situazione di emergenza lo schiera addirittura come terzino destro. Quando arriva al Milan, però, è già bollito. La conferenza stampa di presentazione aveva fatto storcere il naso a qualcuno: “Era l'unico parametro zero che poteva giocare in Champions” dirà Galliani nel gennaio 2014, una dichiarazione non rassicurante. Si sperava che Essien sarebbe stato almeno utile alla causa, niente di tutto ciò. È solo una lontana fotocopia di quel giocatore tutto fare del centrocampo del Chelsea. Al Milan è lento, si perde sempre l'uomo e sbaglia qualche passaggio di troppo. L'ingaggio è importante e il Milan se ne sbarazza abbastanza in fretta a giugno 2015 non rinnovandogli il contratto.

Michael Essien Juventus Milan 2015 LaPresse

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  • INTERNO DI SINISTRA: Edgar Davids
Arriva dall'Ajax a parametro zero, sfruttando la sentenza Bosman, e per molti è il colpo del nuovo centrocampo di Oscar Tabarez. Arriva da due anni al top in Europa dove gioca due finali di Champions League, una proprio contro il Milan che l'Ajax vinse 1-0. In quel Milan, però, quello della stagione '96-'97, non si salvò praticamente nessuno... Davids ebbe un grande problema di adattamento, non riuscendo a trovare una giusta collocazione tattica all'interno dell'11 rossonero. Non solo, ebbe anche un grave infortunio a tibia e perone che gli fece saltare la seconda parte di stagione. Il problema più grande, però, fu quello caratteriale. Non riuscì ad integrarsi, per diversi motivi, all'interno dello spogliatoio del Milan tanto che Alessandro Costacurta, uno dei senatori di quella squadra, disse: “Davids è una mela marcia”. L'anno dopo arrivò Sacchi, ma Davids collezionò pochissimi minuti, tanto da essere spedito a gennaio alla Juventus senza troppi fronzoli. Ecco, grave errore per il Milan, considerando la carriera che Davids riuscì a fare in bianconero... Non era un giocatore scarso, ma col Milan proprio non funzionò.

Attaccanti

  • ALA DESTRA: Gonzalo Higuain
Non è un'ala destra, perdonateci il cambio di ruolo per farcelo stare. Però Higuain non poteva proprio mancare in questa flop 11. Arriva dalla Juventus con la formula del prestito oneroso (ben 18 milioni) più riscatto a 36. Doveva essere l'uomo che avrebbe concluso la 'maledizione' dei numeri 9, però suo malgrado non fece altro che rinnovare la nostalgia verso l'ultimo n° 9 per eccellenza del Milan: Filippo Inzaghi. Di gol ne farà pochi, a volte poco utili ai fini del risultato: 6 centri a metà stagione, tante litigate con i compagni di squadra e sceneggiate con gli avversari (vedi quanto successo in Milan-Juventus) e la dirigenza decise così di scaricarlo già a gennaio, ritendendo impossibile sborsare quella cifra per il suo riscatto. Sì perché Higuain durò solo 6 mesi al Milan prima del suo approdo al Chelsea di Sarri (dove non fu titolare neanche lì). Un altro bel buco nell'acqua nella storia del Milan.

Gonzalo Higuain, Milan, LaPresse

Credit Foto LaPresse

Milan: la maledizione della numero 9. Da Inzaghi, che incubo!

  • CENTRAVANTI: Patrick Kluivert
Un altro di quei giocatori arrivati dall'Ajax, che qualche anno prima si laureò Campione d'Europa proprio contro il Milan. Kluivert fu il giocatore simbolo di quel manipolo di olandesi che si trasferirono in rossonero senza però ben figurare, proprio quel Kluivert che realizzò il gol partita in quella finale di Vienna contro il Milan. L'attaccante arriva a costo zero nell'estate del '96 e firma un contratto da 3 miliardi a stagione: c'è grande attesa per il nuovo bomber olandese, ma a fine stagione il contatore sarà molto basso. Il primo gol lo segna alla 3a giornata di campionato contro l'Udinese, peraltro in una sconfitta, poi bisognerà aspettare fino a dicembre per vedere un'altra sua rete. Saranno 6 i gol in campionato e 3 in Coppa Italia, senza mai brillare. Meno male che c'era Weah, ma anche quella stagione fu da dimenticare per il Milan che terminò l'anno con "0 titoli" e con l'obbligo di far partire una nuova rivoluzione.
  • ALA SINISTRA: Javi Moreno
Arriva al Milan nell'estate del 2001 dopo una stagione da favola all'Alavés. Con la squadra basca mette paura alle grandi d'Europa, con la compagine di Vitoria che arriva sino alla finale di Coppa UEFA persa solo al golden goal contro il Liverpool, finale dove segna anche una doppietta. Javi Moreno è proprio l'artefice di quella cavalcata e viene così strappato dal Milan che lo acquista per 30 miliardi di lire. Non solo, fu terzo nella classifica marcatori della Liga alle spalle di Raul e Rivaldo, un bel biglietto da visita. L'approccio con il campionato italiano però non è dei migliori: lento, fiuto del gol totalmente azzerato e diversi problemi di condizione fisica. Segnerà solo una doppietta al Venezia in tutto il campionato e, stanco dei fischi dei tifosi, andò a zittirli col dito sulle labbra. Se già non era amato, quella fu la classica goccia che fece traboccare il vaso. Fu rispedito in Spagna al termine della stessa stagione.
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Allenatore

  • Oscar Tabarez
Eraun pupillo di Silvio Berlusconi, che lo ingaggia nell'estate del 1996 nella veste di allenatore-direttore tecnico (insieme a Giorgio Morini), con il compito di dare una ventata di freschezza dopo i cicli di Sacchi e Capello. Oscar Tabarez, alla sua seconda avventura italiana dopo l'esperienza al Cagliari, però debutta con una sconfitta in Supercoppa italiana contro la Fiorentina. In campionato tentenna e a dicembre è già lontano dalle posizioni di testa della classifica. Non solo, quel Milan farà poca strada in Coppa Italia e, soprattutto, in Champions League dove esce alla fase a gironi eliminato da Rosenborg e Porto. Si dimette il 2 dicembre dopo il ko di Piacenza, con la società che richiama in fretta e furia Arrigo Sacchi proprio per l'ultima gara di Champions contro il Rosenborg, con i norvegesi che vinsero a San Siro per 2-1. Un Milan che finì anche peggio: 11° in classifica a fine stagione, con Berlusconi che richiamò Capello. E dire che Tabarez, poi, intraprese una strada interessante come ct dell'Uruguay. È il ct più longevo (in termini di militanza) del mondo, essendo commissario tecnico della Nazionale uruguaiana dai Mondiali del 2006. È il ct con più presenze in Copa America e ha portato l'Uruguay a vincere la Copa America 2011, al 4° posto dei Mondiali 2010 e al 4° posto della Confederations Cup 2013.
Chi avreste voluto vedere nella flop 11?
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