Tra le molteplici storie personali della Juventus legate a questa stagione, ce n’è una più preziosa della altre: quella di Paulo Dybala. Un anno fa, più o meno di questo periodo, il suo capitolo Juventus dentro la personale biografia calcistica della vita, è stato davvero a qualche capoverso dalla conclusione. Colpi di penna che sembravano impossibili dopo la partenza di Massimiliano Allegri – uomo che l’ha prima lanciato e poi rinchiuso dentro un ruolo che non gli apparteneva – e che lo consegnava a un tecnico che coi ‘piccoletti’ di talento aveva sempre avuto una storia di successo: Maurizio Sarri.

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Eppure, gli intrecci di un mercato sempre più attento a rispondere alle logiche economiche che a quelle del campo, l’aveva messo lì, alla porta di servizio, offerto – è bene ricordarlo – qua e là a tutta Europa, perché la dirigenza non era riuscita a sbarazzarsi di un ingaggio importante come Higuain... E in qualche modo si dovevano far tornare i conti.
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Quel che è successo nei dettagli, la verità, non la sa bene davvero nessuno: un rifiuto del diretto interessato, si mormora; un incastro sfumato; la non totale convinzione della Manchester sponda rossa. Alla fine Paulo Dybala però è rimasto a Torino. Perché in fondo c’era ancora qualcosa da dimostrare. E mai, congiunzione astrale, si è rivelata così gradita per entrambe le parti.

Maurizio Sarri a colloquio con Paulo Dybala: giocare più vicino alla porta, la chiave della rinascita della Joya

Credit Foto SID

Perché se è vero che Dybala ha avuto anche stagioni più prolifiche in maglia bianconera, mai come quest’anno l’argentino ha dato la sensazione di essere così incisivo nei momenti decisivi; condizione e caratteristica, quest’ultima, riservata più alla definizione dei ‘fuoriclasse’ che dei semplici ‘campioni’.
Già perché il problema di Dybala, se tale lo possiamo definire, era in fondo più semplice del previsto. E qualcuno, definito eretico agli occhi dell’integralismo allegriano, l’aveva già individuato a tempo debito: giocare più vicino alla porta.
Ecco perché tra i meriti di Sarri, il più evidente, è stato proprio il cambio di posizione – e conseguente dimensione calcistica – di Paulo Dybala; che finalmente dismessi i pesanti panni del ‘calciatore aerobico’ (cit. Allegri) e di quella specie di clone di Messi che in Argentina e buona parte della stampa gli avevano cucito addosso, è tornato a fare ciò per cui in Italia si era fatto conoscere: giocare nello stretto vicino alla porta. Combinazioni rapide, dribbling secchi e gol. E’ stato questo il Paulo Dybala della stagione juventina. E come per magia, nel suo vero habitat, si è ritrovato. Si è riscoperto ‘joya’ e ha ritrovato la gioia, in una curiosa assonanza fonetica tra due lingue perfetta per definire la ritrovata brillantezza di una pietra preziosa che era stata prima smarrita e poi quasi svenduta al primo offerente.

Paulo Dybala - Inter-Juventus - Serie A 2019/2020 - Getty Images

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E’ Dybala il giocatore simbolo dell’annata della Juventus perché, al di là di Ronaldo, che nient’altro ha fatto che proseguire con ciò con cui aveva abituato in carriera – segnare gol e infrangere record – è il primo vero intervento sarriano nello scacchiere tattico della Juventus. Il suo merito principale. Perché se è vero che la sua squadra ancora non gioca con una linea di difesa alta; se è vero che le combinazioni rapide palla a terra ancora non creano la quantità di occasioni che facevano a Napoli; se è vero che “il bello” più in generale non si è ancora palesato; altrettanto vero è che quel “ho cercato di convincere Dybala a giocare più vicino alla porta” ha portato i suoi frutti. Lo zampino di Dybala è così arrivato quando più contava. Il gol di San Siro a inizio campionato a interrompere e riportare sulla terra il filotto iniziale di sole vittorie dell’Inter; il sigillo decisivo di Bergamo nella sfida dell’andata contro l’Atalanta; la serpentina nell’ultima prima del lockdown che umiliava la difesa dell’Inter; e poi tutti i gol decisivi a sbloccare la gara nel periodo post-ripresa, quello dove la Juventus ha sofferto di più e più bisogno della giocata del singolo ha avuto.

Dybala - Genoa-Juventus - Serie A 2019/2020 - Getty Images

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Paulo Dybala è così tornato grande, nell’incoronazione di una stagione di rilancio che ancora non può dirsi finita. Il Lione prima – con un biglietto per Lisbona poi - e qui la Joya spera nell'aiuto dei compagni – i prossimi obiettivi concreti. Per un’estate che, rinnovo permettendo, certamente sarà diversa dalla precedente. I sacrificabili, oggi, sono diventati altri. E un grazie speciale, sia lui che la Juventus, lo devono certamente a Maurizio Sarri: contestabile su tanti aspetti, ma non nel riallineare il destino bianconero di Dybala. Come sempre gli è successo in carriera, del resto, quando si è trattato di talentuosi ‘piccoletti’.

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