Cinque punti allo scudetto ed ora è solo questione di quando si festeggerà. Come due settimane fa in casa contro il Cagliari, serve un gol di Darmian su assist di Hakimi, per scardinare la resistenza di un coriaceo Verona e centrare la 12° vittoria negli ultimi 14 incontri. Una vittoria che ha il sapore del tricolore e celebrata da Conte con abbracci, corse e gioia sfrenata insieme ai suoi ragazzi, quelli che sotto la sua direzione stanno regalando alla squadra nerazzurra un titolo che manca da 11 anni. Queste le parole del tecnico salentino nel post partita ai microfoni di Sky e DAZN.

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Inter-Verona 1-0, pagelle: Darmian provvidenza, Handanovic flop
25/04/2021 A 16:05
Col pallone che inizia a pesare tanti calciatori si trovano in questa situazione e sentono la pressione. Però penso che anche oggi col Verona abbiamo fatto la partita con tante occasioni per fare gol. Certo che situazioni come quella di Lautaro all'avvio dimostrano che il pallone pesa più del solito, riuscire a vincere quest'anno significa mettere nella testa un'esperienza che ti porta a essere vincente e questo è importante. Altri comunque stanno perdendo punti, mentre noi abbiamo un ruolino costante. A volte fatichiamo di più, altre meno, ma l'importante è tenere il piede sull'acceleratore. Cosa c’è in quella corsa e in quegli abbracci dopo il gol? Io vedo il 95% della conquista dello Scudetto, penso sia una corsa importante. Non è ancora conquistato, ma vincere contro una squadra che non aveva nulla da perdere ed è venuta a giocare a viso aperto porta non tre, non sei, ma nove punti”.

"Skriniar-de Vrij-Bastoni come la BBC? Sì, analogie ci sono..."

Skriniar-de Vrij-Bastoni? Vedo tante similitudini col percorso fatto con Bonucci, Barzagli e Chiellini alla Juve. Anche loro erano a zero a livello di curriculum, ci sono tante similitudini con Stefan, Alessandro e Milan. Se iniziano a vincere inizieranno un percorso dove ci sarà anche più consapevolezza, autostima, sicurezza nei propri mezzi. La BBC era vergine a livello di vittorie quando iniziò con me, parliamo di loro dopo un percorso importante. Mi auguro che per Skriniar, Bastoni e De Vrij possa succedere la stessa cosa. Al Chelsea era diverso, c'erano giocatori con esperienze importanti e un curriculum vincente”.

Matteo Darmian travolto dall'entusiasmo dei compagni, Inter-Verona, Getty Images

Credit Foto Getty Images

"Mi rendo conto che col mio cognome... tutti si aspettano la vittoria"

Finalmente parlo di Scudetto? Non sono scaramantico, un allenatore del mio livello non può accontentarsi. Io ho firmato con l'Inter sapendo di avere anche l'1% di possibilità di vincere e su quello lavoro. Il traguardo massimo è l'obiettivo, poi c'è da essere realisti, capire in che momento societario arrivi. Mi rendo conto che il mio cognome porta a vincere, se non lo fai è un problema. In questi due anni abbiamo lavorato tanto non solo sul piano calcistico ma anche mentale. Come detto tante volte, da tantissimo tempo l'Inter non si trovava ad essere competitiva. Ci abbiamo provato l'anno scorso con finale di Europa League e secondo posto, quest'anno siamo vicini allo Scudetto. Noi lavoriamo tanto anche dal punto di vista mentale, i ragazzi lo sanno. A volte sei pesante, ma ne ho trovati pochi di vincenti che sanno essere leggeri. Alla fine il percorso è di difficoltà estrema, servono lavoro, sacrificio e rinuncia a determinate cose. Chi propina questo viene visto all'inizio un po' male ma i risultati fanno capire ai calciatori che il percorso è giusto e si fidano del mister”.

"Sarei felice di continuare ma..."

Io ieri sono stato molto chiaro, ho detto che dobbiamo essere concentrati sul presente e sullo Scudetto. Dopo eventualmente mi potrete chiedere dell'anno prossimo. Tutto è nato dopo le interviste a La Spezia dove ho parlato anche della Superlega dicendo cose importanti, che però sono passate in sordina. La mia risposta è stata di voler guardare al presente, poi ovviamente ci vorrà un po' di chiarezza. Punto. Se fai la stessa domanda ai dirigenti, ti daranno la stessa risposta. A volte si fa passare Conte per un guerrafondaio, si parlava della mia conferenza di ieri che è stata da 0-0. Mai come quest'anno sono stato zitto e ho pensato a lavorare. Partire sempre da zero e fare un lavoro a 2-3 anni e poi dover ripartire di nuovo da zero è faticoso per un allenatore come me. Io sul lavoro sul campo e sulla testa dei ragazzi investo tanto, è ovvio che si spera sempre che il lavoro possa durare per tanto tempo. Io sarei contento di poter continuare il lavoro che sto facendo e magari finirlo, ma è ovvio che a bocce ferme tutti abbiamo bisogno di capire che cosa si può fare. Ma in maniera molto serena. Diventa difficile poi, la comunicazione con i media è in una maniera e noi sappiamo che poi tutto ricade sugli allenatori. So che il mio cognome è pesante, negli anni mi sono trovato a combattere e combattere soprattutto in Champions con squadre non attrezzate”.

Hakimi e i rigori...

"Hakimi? L'importante è che non tiri i rigori. Le punizioni abbiamo visto che ha delle capacità balistiche da lontano importanti. Però lo vedo a fine allenamento che quando si ferma a tirare i rigori insieme agli altri, penso che se dovessimo in qualche competizione arrivare alla fine, devono morire tutti prima di far tirare il rigore ad Hakimi, è una pippa veramente, peggio di me quando giocavo".

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