Tre qualificazioni consecutive in Champions League. Il record di punti nella storia del club in Serie A. La concreta chance di terminare al secondo posto il campionato, obiettivo mai raggiunto prima. Una semifinale di Champions alla prima partecipazione sfumata solo nel tempo di recupero. Due finali di Coppa Italia. Con l’Atalanta. Un club che prima del suo passaggio – non ce ne vogliano tutti i tifosi della Dea – era balzato alle cronache del calcio italiano più per aver raggiunto o meno “l’obiettivo salvezza” che altro. Almeno nella quasi totale parte della sua storia.
No, chi fa ironia sulle 674 panchine da allenatore professionista di Gian Piero Gasperini senza un trofeo, capisce poco di calcio. O se non altro ha la memoria che fa cilecca. Perché un conto è partite con una squadra che possa vincere. Un contro è costruirsela da zero.
E’ il secondo punto, quello portato in scena dal registra Gasperini sul palcoscenico di Bergamo. E 45 minuti giocati sotto le aspettative di una finale secca, per giunta contro la Juventus, non spostano di una virgola il giudizio sull’allenatore, sul percorso, sull’opera atalantina.
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Casomai, nel day-after della seconda finale di Coppa Italia sfumata sul più bello – dopo quella del 2019 in cui pesarono parecchio le assai più discutibili di ieri decisioni arbitrali (leggasi mani Bastos) – la domanda intorno a Gian Piero Gasperini è più che altro una: quale futuro ha la sua Atalanta, può volare più alto di così?
Perché da più parti in queste ultime giornate a Gasperini erano arrivate domande contenenti quella parola – Scudetto – che il tecnico di Grugliasco aveva in qualche modo rispedito al mittente. “Strutturalmente sono altre le piazze”, aveva risposto il Gasp, riferendosi a società e possibilità di investimento che nonostante l’enorme crescita del club Atalanta in questi 5 anni, difficilmente potranno essere ampliate più di così in quel di Bergamo.

La minaccia: una rosa, a oggi, sottopagata

Quello dell’Atalanta resta infatti una specie di miracolo, un unicum, la cui data di scadenza per altro potrebbe essere molto vicina. Si perché al momento ¾ della rosa sono sottopagati rispetto ai prezzi del mercato. E se i prezzi li fa davvero il mercato, i procuratori finiranno presto alla porta di Percassi. Con un monte ingaggi da circa 40 milioni di euro – inferiore al lordo che versa la Juventus al solo Cristiano Ronaldo e inferiore a quello del Torino di Cairo, salvo a fatica – quello dell’Atalanta è l’undicesimodella Serie A. L’undicesimo! Nessuno a Bergamo percepisce più di 1.8 milioni. Insomma, il “giochino”, a queste cifre, prima o poi finirà con l’essere smontato. E’ davvero solo una questione di tempo.
GIOCATORISTIPENDIO NETTO
Ilicic, Muriel, Zapata1.8 mln/anno
Miranchuk1.5
Caldara, De Roon, Malinovskyi, Pasalic, Toloi1
Djimsiti, Gosens, Freuler, Gollini, Hateboer, Palomino, Lammers0.8
Sportiello0.6
Sutalo0.25
*Non si conoscono le cifra degli ingaggi/anno degli acquisti di gennaio Maehle e Kovalenko.
E’ questo un punto importante – se non fondamentale – per calcolare in primis il futuro dell’Atalanta: la valutazione di questa minaccia all’orizzonte che prima o poi i Percassi dovranno affrontare. Cederanno alle richieste rischiando di distruggere il meccanismo virtuoso? Oppure lasceranno andare e Gasperini dovrà ricominciare a costruire con nuovi talenti ai ‘prezzi fissi’ di casa Percassi?

Il presidente Antonio Percassi insieme a Gian Piero Gasperini, Atalanta, Imago

Credit Foto Imago

Se a passare sarà il primo punto, ovvero se l’Atalanta riuscirà a proseguire con questa rosa nella sua interezza, il discorso torna sul punto di vista tecnico. Gasperini può davvero provare a estrarre di più da questo gruppo? Difficile, onestamente, pensare che la Dea possa andare più in là. Anche se qualche aspetto su cui limare forse Gasperini potrebbe trovarlo. La finale di Reggio Emila contro la Juventus ad esempio ha probabilmente proposto un piccolo limite dal punto di vista della mentalità. Visto il momento della Juve, la Dea arrivava a questa partita da paradossale favorita. E sotto la conseguente pressione del caso, non ha espresso il suo miglior calcio. Almeno nei secondi 45 minuti. Un gap mentale su cui forse Gasperini può provare a lavorare ulteriormente, anche se queste sfumature restano quelle tradizionalmente più complicate da migliorare per un allenatore. Il gruppo, specie a livello offensivo, resta fortissimo. Dovessero essere tutti confermati, le alternative davanti sono molteplici e anche nella prossima stagione l’Atalanta resterebbe una squadra altamente competitiva. Certo, poi, viene da pensare che per quella parola – ‘Scudetto’ – ci sarebbe bisogno di una stagione di transizione da parte soprattutto dell’Inter. Tradotto in parole più semplici? Se Antonio Conte dovesse lasciare la Serie A, allora, forse...
Servirebbe comunque uno scossone del genere; per una transizione nei top club che a quel punto rimischierebbe le carte in tavola lasciando la Dea in una posizione interessante. Il Napoli con un nuovo tecnico, la Juventus con un nuovo tecnico, l’Inter a quel punto con un nuovo tecnico e così anche la Roma. Qui dentro l’Atalanta partirebbe alla pari nonostante quel gap “strutturale” cui faceva riferimento Gasperini. Ma ovviamente, appunto, servirebbero tutta una serie di incastri perfetti indipendenti dalle volontà progettuali dell’Atalanta: il cosiddetto ‘allineamento dei pianeti’.

Futuro: cosa fa Gasperini?

Di contro, ai piani alti, i Percassi dovrebbero però valutare anche le voci su Gasperini. I suoi stimoli. Le sue possibilità. Indiscrezioni raccolte dicono di una telefonata informale tempo fa avuta addirittura con la Juventus. Chiacchiere di mercato che danno però l’indicazione sulla qualità del lavoro fatto, con avances importanti che a 63 anni e dopo una carriera tra Crotone, Genoa, Palermo, Inter (parentesi brevissima) e Atalanta, effettivamente potrebbero stimolarne la fantasia. Poi, ovviamente, dipende come, quando e con chi. Perché lasciare una creatura plasmata quasi dal nulla, di certo, non sarebbe una decisione semplice. E in fondo, un’altra chance, questa Dea, al completo, se la meriterebbe ancora.

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