Tanti gli argomenti toccati da Gian Piero Gasperini, tecnico dell'Atalanta, ai microfoni di Radio Deejay: il momento della sua squadra, l'eliminazione in Champions, Gomez, il futuro a Bergamo.

Champions League

"L’obiettivo a Madrid era restare in partita almeno nel primo tempo e poi rischiare un po' di più, era comunque difficile. Ci stavamo riuscendo bene. Dire che l'Atalanta fosse favorita era un po' troppo. Il Real Madrid delle ultime partite lasciava un po’ desiderate, ma poi quando sono arrivati i momenti decisivi è cambiato tutto. Gollini? Stavamo prendendo qualche gol di troppo rispetto alle occasioni che subivamo, c’era bisogno di un po’ di cambiamento per poi ripartire al meglio".
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Il Papu a Siviglia

"Non l’ho mandato io. Sarò sempre grato per tutto quello che abbiamo fatto in questi anni".

Pensiero su Pirlo

"Ho pensato che la società nei confronti dell’ex giocatore e della persona avesse una fiducia smisurata. Magari hanno l'idea che possa diventare un grande allenatore. Il fatto di conoscenze aiuta, ma l’allenatore è tutto un altro mestiere, ti devi formare. Lo puoi fare in tanti modi, magari partendo dalla Juventus".

Carriera e futuro

"Io ho fatto tutti gli scalini, sono partito dalle giovanili. Io credo di essere cresciuto sempre, sin da Crotone. Ma anche con i ragazzini, sperimentavo metodologie anche adesso. Ricordo un Genoa--Juventus dove avevo Burdisso e De Maio in difesa e ho giocato con la superiorità numerica da dietro, abbiamo retto una partita fantastica. Di lì siamo partiti ad alzare l'asticella. Anche quando ho cambiato molto contro il Crotone, lì è stato un passo fondamentale per crescere. Ancora a Bergamo? Se non mi cacciano, vediamo (ride, ndr). Dieci partite sono tante".

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