Prima o poi tutto finisce, anche se per la Juventus l’Europa finisce sempre "prima". Botta tremenda, il Porto. A ogni livello: tecnico, economico, sentimentale. Con la pandemia che ne moltiplica l’impatto, disastroso. E adesso? Calma e gesso. Guai a farsi prendere dalla sindrome di Atene 1983 quando, scottato dall’Amburgo, il popolo juventino avrebbe bruciato persino Michel Platini e Zibì Boniek.

1) Cristiano Ronaldo

Serie A
Juventus, Ronaldo salta il Berlusconi, out anche Dybala
7 ORE FA
Il 1° agosto 2018, nel chiosarne l’arrivo, scrissi su http://www.beckisback.it/ "Dal Real non avrei preso Cristiano ma Modric". Perché mi sembrava "troppo". Perché la batteria degli attaccanti era già sufficientemente attrezzata (Paulo Dybala, Gonzalo Higuain, Mario Mandzukic, Douglas Costa), mentre la qualità del centrocampo continuava a flettere. Cierre è un’industria. Sculacciarlo per il salto in barriera, è doveroso; riassumerne l’avventura italiana in quel gesto, scandaloso. Rimane, con Leo Messi, uno dei due extraterrestri in circolazione. Solo che a 36 anni - punta-punta, al di là del domicilio variabile - non è più autonomo. Ha bisogno di una squadra. E’ stato un’operazione da 450 milioni di euro, fallimentare se consideriamo i risultati europei: e comunque, 7 gol nelle 8 partite a eliminazione diretta. Il contratto scade nel 2022. Deciderà lui: 31 milioni netti l’anno dove li trova? A scanso di equivoci: sono contento che sia venuto. Lo era, se non ricordo male, anche Massimo Moratti.

Cristiano Ronaldo

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2) Andrea Agnelli

Con Cristiano è andato contro la storia della Juventus. Alludo alla "taglia" dell’investimento, pugnalata dal covid. Idem, sul piano estetico, con Maurizio Sarri. Al diavolo il pragmatismo di Massimiliano Allegri (5 scudetti, 4 Coppe Italia, 2 Supercoppe, 2 finali di Champions), evviva il bel "giuoco". Morale: ennesimo titolo grazie a Cris e Dybala e, tanto per (non) cambiare, fuori in Europa già agli ottavi. Il primo Agnelli guardava lontano. L’ultimo sbava dietro la Superlega, di cui - oltre che megafono - è diventato schiavo. I giornali inglesi lo bastonano. Lasci perdere, passi il cerino all’Uefa: è sempre e soltanto una questione di soldi. E occhio agli slogan. Avrebbe bisogno di un suggeritore. La gaffe dell’Atalanta e dello "ius bacheche", il diritto gerarchico anteposto ai meriti del campo, è stata clamorosa. Si concentri sulla Juventus, in bilico pericoloso fra ambizioni da non tradire, bilanci da medicare e rosa da rinfrescare (senza più l’agio della società in fuga).

3) L’allenatore

Premesso che avrei tenuto Sarri, che senso ha esonerare Andrea Pirlo proprio adesso che un po’ di gavetta l’ha fatta? Sarebbero quattro allenatori in quattro anni: un’allarmante ammissione di colpa, più che una chicca statistica.

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4) La vecchia guardia

Si congedi, fra gli applausi, la vecchia guardia. Da Gigi Buffon a Giorgio Chiellini. Che tanto ha dato ma tanto, nello spogliatoio, condiziona.

5) La dirigenza

Siamo sicuri che Fabio Paratici e Pavel Nedved siano così bravi come si millanta? Paratici, a sfogliare l’album dell’esame farsa di Luis Suarez, non si direbbe. Beppe Marotta non sarà un genio (chi lo è?), però...

6) Parametri zero

Adagio con i parametri zero. Niente cartellino, ma ingaggi talmente esosi che - in questo scorcio, soprattutto - riducono le vie di riciclaggio. Da Aaron Ramsey ad Adrien Rabiot.

7) Troppe "scommesse

Di Pirlo ho scritto. Aggiungo Ramsey e Rabiot. Federico Chiesa sta pagando: e come. Dejan Kulusevski, classe 2000, pagherà. Su Arthur e Weston McKennie sospendo il giudizio. Alvaro Morata era la quarta scelta.

Benevento-Juventus, Serie A 2020-2021, Adrien Rabiot (Getty Images)

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8) Il mercato

Il mercato si profila fondamentale. Non si escludono cessioni dolorose: e se sono dolorose, non possono che riguardare Dybala, già offerto a mezzo mondo, e Matthijs De Ligt.

9) Il centrocampo

Precedenza al centrocampo. Butto lì: Manuel Locatelli, Sergej Milinkovic-Savic, vecchi pallini, Sergio Oliveira. Urge un centravanti da venti gol: alla Continassa piace sempre la "famiglia" Icardi. Vive a Parigi, dove gioca il ventunenne Moise Kean che, combinazione, era della Juventus.

10) Una reazione

Persa la Champions sul campo e vinta la Supercoppa, lo scudetto lontano, rimane la Champions della classifica. Epilogo di Coppa Italia a parte. Roma, Atalanta e Napoli sono più vicini alla Juventus di quanto la Juventus non lo sia all’Inter. Serve un balzo già a Cagliari, domenica. Ma non più in barriera: oltre.
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