Giorgio Chiellini sa essere ancora decisivo, nonostante negli ultimi mesi non abbia giocato tanto: quando è sceso in campo con la maglia della Juventus il suo peso si è sentito eccome.

"Per vincere i duelli con gli attaccanti bisogna essere pessimisti e prevedere il peggio. È il prezzo riservato ai giocatori 'normali' come me o Barzagli. Attenzione, Andrea è stato un gradissimo difensore, ma noi non abbiamo le qualità da fuoriclasse di Sergio Ramos o Virgil van Dijk".

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Ibrahimovic? Il mio miglior nemico

"Il mio migliore nemico. ​Stimo molto Zlatan, ci rispettiamo. Eravamo compagni di squadra, nella mia prima stagione alla Juve. Mai avuto paura di affrontarlo, mai fatto un passo indietro di fronte a lui. Aveva già una forza fisica fuori dal comune. Dopodiché è diventato il “nemico assoluto”, quando è passato all’Inter, poi semplice “avversario” al Milan o in Nazionale. Il migliore nemico della mia carriera è Ibrahimovic, senza dubbio".

Il passato? Arsenal e Inter

"L'offerta dell'Arsenal nel 2001? Con il senno di poi, sono stato un folle a declinare quell’offerta. Avevo 16 anni, giocavo in C, mi arrivò una proposta enorme da poco meno di 200 milioni di lire a stagione. Non mi sentivo pronto. Accettare, poi, mi avrebbe dato l’impressione di tradire il Livorno. Un anno mi chiamarono il 31 gennaio alle ore 18 per dirmi: “Devi firmare per l’Inter”. Rifiutai. Stavo facendo quarta liceo, non volevo andare da nessuna parte".

Il calcio di oggi

"Per sostenere i guadagni dei giocatori il calcio deve arricchire costantemente la sua offerta. Ho vissuto l’ingresso delle telecamere negli spogliatoi come una violazione della mia intimità. Non vorrei essere visto in mutande, ma capisco perché devo piegarmi a questo genere di cose. Il calcio andrà ridimensionato, per evitare squilibri pesanti. In futuro la nostra bolla si sgonfierà. Spero di vedere dei cambiamenti importanti. Con, forse, un nuovo format della Champions. Anni fa avevo detto al nostro presidente Agnelli che speravo di poter giocare ogni settimana contro Barça, Real, Psg, Bayern... Per un calciatore di alto livello è il massimo. Bisogna trovare un compromesso per migliorare il prodotto-calcio. Perché adesso, con il Covid, siamo in una impasse pericolosa: la crescita continua ha lasciato posto all’incertezza".

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