Il Dio denaro ha talmente intossicato il calcio che arrivare quarti pesa più di due trofei. Contenti loro. Ecco perché, esaurito il ciclo dei nove scudetti, non sappiamo ancora se Andrea Pirlo resterà. Lo impareremo domenica sera, in fondo al campionato e a classifica scolpita: Champions sì o Champions no. Reggio Emilia ha ribadito che la sua Juventus, il titolo, non l’ha perso contro le Grandi. Nel dettaglio. Inter: 0-2, 3-2 (più 2-1 e 0-0 nelle semifinali di coppa). Atalanta: 1-1, 0-1, 2-1 (finale di Coppa Italia). Napoli: 2-0 (finale di Supercoppa), 0-1, 2-1. Milan: 3-1, 0-3. Lazio: 1-1, 3-1. Roma: 2-2, 2-0. L’ha perso fra Benevento e Fiorentina, tanto per rendere l’idea.

Andrea Pirlo assiste i suoi giocatori festeggiare la conquista della Coppa Italia, Atalanta-Juventus, Getty Images

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Pirlo e lo status di ex giocatore

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19/05/2021 A 21:29
Credo che, a 42 anni, Pirlo abbia pagato più lo status di ex giocatore che non il noviziato di neo-allenatore. Veniva da "zero gavetta", si spiega anche così la giostra delle formazioni: pudore, paura di escludere, lui che non avrebbe mai voluto uscire. A Maurizio Sarri non bastò lo scudetto, a Pirlo potrebbero non bastare i due regali scartati a piè di lista, i meno importanti fra i più importanti. Alla vigilia del ritorno con il Lione, Sarri prese di petto il tema dell’esonero: "I miei dirigenti non sono dei dilettanti, hanno già deciso".

Il futuro in una partita

Rovesciate il concetto: può il futuro di Pirlo essere legato a un’unica partita, quella di Bologna, su un totale di 52? No, naturalmente. Dopo il k.o. negli ottavi con il Porto e la resa precoce all’Inter, la Juventus, "questa" Juventus, non merita la Champions. Parlo di gioco, tema che ci appassiona e ci purifica, salvo riporlo non appena le carezze del destino, arbitrale o arbitrario, offrono qualcosa di più concreto. Prendete l’ultima Juventus: primo tempo da quattro (o comunque da schiava della Dea); secondo da otto (o comunque da padrona della Dea). E’ la sintesi del libro, non solo di un capitolo.

Gigi Buffon abbraccia Andrea Pirlo dopo la finale di Coppa Italia, Atalanta-Juventus, Getty Images

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Dilemma giocatori

E allora si arriva al nocciolo: i giocatori. E’ stato il tecnico a non capirli, loro a sfuggirgli o Fabio Paratici a reclutarli male, specialmente a centrocampo? Devoto di Pep Guardiola, con il quale si confronta spesso, Pirlo ne ha "tradotto" la dottrina attraverso un tiki-taka rugbistico, stucchevole. Non però mercoledì, motivo per cui Dejan Kulusevski e Federico Chiesa si sono presi la notte. Più ancora di Cristiano Ronaldo, scivolato alla periferia dell'impero.
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Chi dopo Pirlo?

Inoltre: chi, eventualmente, al suo posto? Un bis di Massimiliano Allegri significherebbe aver buttato due anni. Si fanno i nomi di Rino Gattuso e Gian Piero Gasperini, proprio loro, le prede più illustri di Pirlo. Supercoppa e Coppa Italia addobbano l’albo d’oro, non le casse.
Al Mapei stadium c’era John Elkann. Se il tecnico costituisce un anello cruciale, presidente (Andrea Agnelli) e direttore sportivo (Paratici) rappresentano tasti non meno delicati. Ripeto: la Juventus di Pirlo non merita la Champions. Ma colui che lo lanciò senza paracadute, dal nulla a Cristiano Ronaldo, alludo ad Agnelli, non può oggi, parafrasando i furbetti del quartierino che diedero la scalata alla Rcs, "fare il frate con il saio degli altri". Insomma: via entrambi o nessuno.
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