Antonio Conte aprì il ciclo della Juventus. A meno di "agghiaccianti" tradimenti, lo chiuderà: dieci vittorie consecutive, l’ultima contro il Sassuolo, e 11 punti di vantaggio sul Milan, secondo, a nove turni dal termine. Fatti, non parole. Da quando uscì dall’Europa, era il 9 dicembre, la sua Inter ha cambiato marcia. Il Conte che può dedicarsi a un unico obiettivo diventa cannibale. In attesa che l’aritmetica faccia il suo corso, è facile calcolare il peso, enorme, del probabile trionfo, posto che l’ultimo risale al 2010, l’anno del triplete di José Mourinho; più difficile collocarlo nel tempo, se sommario o prima capitolo di un romanzo. Molto dipenderà dalle risorse e dagli investimenti del gruppo Suning, "ostaggio" del governo cinese e a caccia di partner che lo aiutino a tirare avanti.

Steven Zhang - Suning - Inter

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Trap, Mourinho e Allegri

Serie A
Conte sulle orme del Trap: Inter compatta come nell'89
14/03/2021 A 06:23
Conte è un martello che ha trasformato la pazza Inter della tradizione in una creatura solida, quasi saggia. Assomiglia alla squadra di Giovanni Trapattoni, l’Inter dello scudetto-record del 1989. E proprio al Trap si è ispirato: a un tecnico, cioè, a forte connotazione juventina (13 campionati in due rate, dei quali 6 vinti), ma capace, milanista di studi e mediano-mediatore per indole, di immedesimarsi persino in una realtà complessa ed emotiva come il mondo interista. A differenza di Marcello Lippi, che ne finì prigioniero per una stagione e spiccioli senza mai evadere dai recinti di una juventinità sin troppo manifesta e viscerale.

Conte (allora ct della Nazionale) e Trapattoni insieme

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Non solo: l’Inter di Conte riecheggia l’Inter del Giuan anche sul piano della dottrina tattica. Lontana, in questo, dagli slanci edonistici di Roberto Mancini e più vicina, se mai, all’italianismo "manettaro" del vate di Setubal. Aveva certe idee, aveva voluto certi uomini (Arturo Vidal), ne aveva ripudiati altri (Ivan Perisic, Christian Eriksen). Strada facendo, si è corretto: Perisic ed Eriksen sono titolari, o comunque più titolari di quanto non lo sia il cileno.
Fissato, sì, ma a orologeria: all’impatto juventino partì con il 4-4-2 e, pur di mettere a suo agio Andrea Pirlo, sterzò verso il 3-5-2. Il mantra dell’Inter attuale.

Sì ma in Europa...

In Italia basta e avanza, in Champions no. Da noi è sufficiente barricarsi e se hai una coppia del calibro di Romelu Lukaku e Lau-toro Martinez. 36 gol in due, rifornirla. E il bel "giuoco"? "Andremo dall’estetista", ha chiosato mercoledì sera. Frase che rimanda, pari pari, al motto di Massimiliano Allegri: "Per lo spettacolo andate al circo". Ed è pure alla Juve allegriana che, non a caso, la sua Inter si avvicina per concretezza. Diverse, se mai, le premesse: Conte ha dovuto abbattere una tirannia, Allegri non doveva che ribadirla, dopo averla ereditata sulle cicatrici ancora calde della grande fuga.

Conte, Massimiliano Allegri - Juventus-Milan - Coppa Italia - Getty Images

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Al di là del mercato, e delle implacabili richieste, non credo che Conte mollerà sul più bello. Gli piacciono le sfide, la pancia piena della rosa non costituì un problema a Torino, perché dovrebbe rappresentarlo a Milano? E poi ad aspettarlo al varco c’è sempre l’Europa, che alla gestione predilige il coraggio. Il Rubicone di tutti i Cesari. E chi più Cesare di lui?

Conte: "L'errore da non fare è parlare. Zitti e pedalare"

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