Lo striscione del traguardo ora è davvero in dirittura d'arrivo e lo scudetto numero 19 è a un passo. Dopo il successo contro il Crotone (13a vittoria nelle ultime 15 giornate e 18° risultato utile consecutivo) lo scudetto n° 19 dell’Inter è davvero a un passo. Già domani intorno alle 17:00, l’Inter potrebbe aprire lo champagne e brindare al titolo di campione d’Italia dal divano di casa. Se l’Atalanta sbancherà il Mapei Stadium (casa del Sassuolo), basterà un punto contro la Samp per vincere un titolo che però è scontato, meritatissimo e che ha soprattutto il volto del suo condottiero, Antonio Conte che comunque ha scritto – insieme ai suoi ragazzi – una pagina di storia del club.

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"Questo campionato è figlio della crescita costante della squadra, dal punto di vista non solo tecnico ma anche di mentalità e di condivisione. Chi gioca e chi è in panchina ed è stato meno coinvolto, con tutti abbiamo creato qualcosa di granitico. Abbiamo capito l'importanza di fare qualcosa di straordinario entrando nella storia dell'Inter, stiamo riuscendo nell'impresa di far cadere un regno che durava da nove anni. Questi ragazzi meritano tutte le soddisfazioni".

"Guarderò Sassuolo-Atalanta in famiglia, non chiediamo niente a nessuno"

"Dopo il match col Verona avevo garantito un giorno libero, anche oggi in caso di vittoria avevo detto che avrei dato loro un po' di libertà. Non ci ritroveremo, preferisco stiano con le famiglie. Vedremo le partite a casa coi nostri familiari, non penso sia giusto dipendere dagli altri visto che abbiamo un distacco importante. Cosa succederà domani è relativo, non chiediamo niente a nessuno. Non ce ne sarà bisogno. C'è stato un processo di crescita. Ho spiegato in conferenza che andava fatto un percorso per arrivare a vincere ed essere considerati vincenti. Bisogna fare un percorso con delle rinunce per riuscire a fare qualcosa di straordinario. Non tutti ce la fanno, io invece ho trovato un gruppo di ragazzi che hanno remato tutti insieme. Abbiamo condiviso un sogno, il voler fare qualcosa di importante entrando nella storia dell'Inter. Per entrare nella storia bisogna vincere, questi ragazzi sono a un passo. Sono contento di averli convinti ma non c'era bisogno, ho trovato grande predisposizione".

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"Con l'Inter ho fatto la scelta più difficile"

"Più difficile vincere a Torino o all'Inter? Sono due situazioni di difficoltà enorme. Alla Juve arrivai dopo la promozione col Siena e la Juve arrivò settima. Non c'era una visione, sono stato fortunato perché ho trovato un presidente tifoso e siamo riusciti a fare qualcosa di straordinario. Eravamo partiti senza i favori del pronostico e abbiamo battuto il Milan di Ibrahimovic e l'Inter del Triplete. Con l'Inter ho fatto la scelta più difficile, tanti si sarebbero nascosti dietro la storia ma io mi sono messo in discussione. Rimango tifoso di tutte le squadre allenate ma divento il primo tifoso della squadra della quale difendo i colori. Non è stato semplice entrare nel cuore di tutti gli interisti, ora non so se ci sono riuscito del tutto; però ho sempre dato tutto come ho fatto per ogni squadra. Questa volta mi sono messo in gioco in maniera importante".

"Non è vero che ho voluto cambiare l'inno Pazza Inter..."

"Voglio mettere i puntini sulle i: qualcuno ha detto che ho voluto cambiare l'inno dell'Inter ma questo è falso al 200%. Sono inni simpatici che entrano nelle orecchie, qualcuno ha usato la battuta dell'essere meno pazza perché io sono convinto che le squadre vincenti hanno stablità. Questa cosa mi ha dato fastidio, io ho rispetto per la storia di ogni club. Sono entrato in un pianeta nuovo, non è stato e non sarà semplice perché ci sono tante dinamiche. Vedo che alla minima occasione si cerca di essere sempre negativi, anche giornalisti tifosi lo sono. Invece dovrebbero essere sempre positivi e più tifosi".

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