L'Inter di Antonio Conte supera l'Atalanta nella 26esima giornata di Serie A e fa un bel balzo in avanti nella strada verso la conquista del 19esimo scudetto: decide la rete di Milan Skriniar in avvio di ripresa. Successo sudato e figlio di una grande prova nella fase difensiva contro un attacco, quello della Dea, capace di segnare 60 gol in questo campionato: settima vittoria consecutiva per la capolista. Vediamo ora le cinque verità che ci ha lasciato il match di San Siro.

Inter, tre punti da titolo

L’Inter sulla carta ha conquistato tre punti, ma nell’economia del campionato la vittoria contro l’Atalanta ha un valore inestimabile. Per il calendario nel futuro prossimo (Torino, Sassuolo, Bologna e Cagliari prima del Napoli), per livello dell’avversario, per le vittorie non scontate di Milan e Juventus contro Verona e Lazio. Conte sgasa e sembra veramente complicato pensare che i nerazzurri possano perdere il vantaggio sulle inseguitrici: sei punti sul Milan e dieci (potenzialmente sette) sulla Juve sono tanti, considerando che l’Inter ha già giocato (e vinto) contro la Lazio e la Dea, oltre al derby, nel girone di ritorno. Le prossime quattro giornate possono essere terreno di caccia fertile per la formazione di Conte: può davvero essere il rush finale nella corsa allo scudetto.
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Difesa e applicazione i "segreti" della capolista

La strada verso il titolo sembra tracciata anche perché pare impossibile poter fare male a questa Inter. Qualcuno potrà parlare di catenaccio e contropiede, ma Conte ha dato una stabilità davvero straordinaria ai suoi: sette clean sheets nelle ultime nove giornate e zero reti subite contro la macchina da gol chiamata Atalanta. Quello che colpisce è l’applicazione di ogni singolo giocatore per contribuire alla causa: emblematico il lavoro di Lautaro Martinez dopo il gol di Skriniar, con il Toro a formare un centrocampo a quattro insieme a Eriksen, Brozovic e Barella. Con una difesa così, anche contro una squadra contro la Dea, non si può che andare lontano in campionato.

Handanovic durante Inter-Atalanta - Serie A 2020/2021 - Getty Images

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Eriksen-Vidal, non c'è partita

Proprio per fare una partita più difensiva e di lotta, Conte ha scelto Vidal al posto di Eriksen, privato di una maglia da titolare dopo quattro partite di fila dal primo minuto. Risultato: cileno ancora una volta bocciato e sostituito poco dopo l’intervallo. Se a inizio stagione Vidal aveva sempre la meglio su Eriksen e fino a poco fa un ballottaggio tra i due aveva senso, ora non ci sono più dubbi: il danese si è imposto come centrocampista titolare e come una pedina fondamentale per questa Inter. Nel primo tempo, sulla pressione a uomo dell’Atalanta, ai nerazzurri mancava un’alternativa a Brozovic. Ma quello che stupisce maggiormente è l’applicazione di Eriksen, più utile del cileno anche in fase di non possesso: la crescita dell’ex Tottenham sotto questo aspetto era difficile da immaginare.

Inter e Atalanta, filosofie contro

Alla vigilia ci si aspettava un faccia a faccia tra due modi di intendere il calcio, nonostante sia Conte sia Gasperini facciano della difesa a tre un dogma. A San Siro si è visto come il tanto chiacchierato gioco del pallone sia interpretabile in modo diverso e come si possa raggiungere i vertici con filosofie agli antipodi: il pressing a tutto campo dell’Atalanta contro la difesa di posizione e bloccata dell’Inter; la manovra elaborata e istintiva della Dea contro la ricerca della verticalità, con giocate codificate, della capolista; la costante ricerca di ritmo dei bergamaschi e il tentativo di rallentarlo da parte degli uomini di Conte. A suo modo, quella di San Siro è stata una partita da gustarsi.

Barella a duello con Pessina in Inter-Atalanta - Serie A 2020/2021 - Getty Images

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Applausi per la Dea: Gasperini può sorridere

La Dea torna a Bergamo senza il punto che si sarebbe probabilmente meritata dopo una partita figlia anche degli episodi: si pensi al miracolo di Handanovic su Zapata nel primo tempo e al gol un po’ trovato da Skriniar. Ma Gasperini esce da San Siro con segnali positivi in vista del finale di campionato e del ritorno in Champions League contro il Real Madrid: l’Atalanta ha imposto il proprio gioco in casa della capolista, è andata più volte vicino al gol e non è calata nell’arco della partita, altro aspetto da sottolineare e non di certo una costante nella stagione atalantina. E la difesa, Djimsiti su tutti, ha arginato la temibile LuLa: una volta digerito il risultato, Gasperini potrà sorridere.

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