Lele Oriali è l'uomo di raccordo più importante tra l'Inter che era e quella che è, sia in campo che fuori. Nello Scudetto nerazzurro c'è la sua mano invisibile. Oriali è stato il simbolo dei nerazzurri da giocatore, campione d'Italia 18enne nel 1970-71 e protagonista nel 1979-80, ma ha vinto tanto anche da dirigente. Legato ad Antonio Conte, dopo l'esperienza in Nazionale, il nativo di Como è tornato ad Appiano nell'estate del 2019 per rinverdire i successi ottenuti con Roberto Mancini e José Mourinho. Non è un caso che il binomio, con la benedizione di Marotta, si sia ricomposto in nerazzurro. Oriali ha giocato un ruolo decisivo nell’inserimento nel mondo Inter del tecnico: non che sia servito molto tempo, al mister, ma un paio di coordinate giuste le ha avute. Oriali è il primo riferimento dei calciatori, dei quali raccoglie sfoghi, confidenze, dubbi. Fa da filtro, in fondo gli capitava pure da giocatore: alle orecchie di Conte o a quelle della società arriva solo il risultato finale delle questioni.

Roberto Mancini e Lele Oriali - Inter

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Oriali è un uomo che parla poco, riservato, almeno davanti alle telecamere, uno che lascia volentieri la ribalta ad altri, ma che non fa mai mancare il suo apporto, il suo senso di appartenenza, il suo amore per i colori nerazzurri. Oriali ha certamente avuto un peso specifico altissimo nella grande stagione interista. È colui che ha fatto passare questo messaggio: "Abbiate cura della maglia che indossate". E lui lo sa bene: ha fatto il giocatore e il dirigente, ora è esattamente a metà tra le due entità. First team technical manager, questa la dicitura esatta. Tradotto: mediatore. Nei momenti difficili, prima del famoso vertice di Villa Bellini, Oriali è rimasto vicino a Conte. In quelli di festa è stato il primo ad abbracciarlo così come fece ai tempi di Mancini, aiutando Moratti e Facchetti a costruire una squadra vincente, e di José Mourinho con il quale portò i colori del suo cuore ai vertici del calcio mondiale.
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José Mourinho e Lele Oriali - Inter - Triplete 2010

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