Il 19° Scudetto avrà un posto particolare nella storia dell'Inter in quanto primo campionato vinto da una proprietà straniera in Italia. In un'evoluzione del gioco inevitabile, dove il calcio è diventato anche all'estero preda di sceicchi, paperoni e fondi, vi è stata una rottura con il passato anche alle nostri latitudini. La novità è che per la prima volta si tratta di un processo vincente. Ai nostalgici mancheranno le vecchie proprietà tutte italiane, con i presidenti-mecenati a mettere cuore, anima e quattrini nel pallone ma ciò, salvo rare eccezioni, non è più sostenibile.
E non ci sono dubbi sul fatto che la vittoria della Scudetto possa cambiare in qualche modo anche il futuro della società. Suning è alle prese con problemi economici di rilievo ma da tempo ha deciso di non sacrificare l'Inter. Il Tricolore recita un ruolo importante in questo senso. L'Inter è ancora più appetibile e potrebbero farsi avanti nuovi soci a valorizzare un patrimonio rimpinguato da un successo atteso undici anni. Questa sarà la nuova sfida di Suning con un occhio al passato che Steven Zhang non ha mai nascosto: "Vorrei ringraziare anche Massimo Moratti, che in questi anni mi ha guidato e supportato dal punto di vista emotivo e psicologico e mi ha aiutato a capire cos'è l'Inter".

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La passione della famiglia Moratti non sarà replicabile, ma la proprietà cinese potrà fare tesoro anche delle lezioni del passato. L'ultima Inter vincente prima di oggi fu quella del Triplete, squadra arrivata con José Mourinho a completare un ciclo glorioso inaugurato con Roberto Mancini. All'epoca il patron scelse la via della continuità per l'amore e la riconoscenza verso quella squadra, orfana della sua guida tecnica rimasta a Madrid dopo la finale del 22 maggio 2010 e oggi sorprendentemente a Roma. Sarebbero servite delle scelte dolorose, una rottura con l'idillio per inagurare un nuovo ciclo di vittorie. Le "scuse" agli occhi dei tifosi ci sarebbero anche state: Diego Alberto Milito, il re Mida del 2010, subito dopo la finale disse "ho offerte importanti". Un'uscita stonata che sarebbe potuta essere usata per monetizzare al massimo la cessione di un attaccante che difficilmente poteva replicare quella stagione magica, in termini di rendimento e gol.

Diego Alberto Milito - Bayern Monaco-Inter 2010

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Un'altra poteva forse essere la cessione di Wesley Sneijder che tra Inter e Mondiale con l'Olanda non andò lontano dal Pallone d'Oro. Insomma, i nerazzurri avrebbero potuto incassare ben più dei 29,5 milioni spesi dal Manchester City per Mario Balotelli. Fu quella l'unica cessione eccellente del mercato dell'estate 2010 con Biabiany e il giovane Coutinho in direzione opposta per rinforzare la rosa di Rafa Benitez. Tutto facile con il senno di poi ma amore e generosità a volte non si traducono in risultati tanto che a gennaio Leonardo poté contare su Pazzini, Ranocchia e Nagatomo per cercare di raddrizzare la stagione.

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Quella di oggi è una realtà diversa perché l'Inter non è alla fine ma all'inizio di un potenziale ciclo. La proprietà dovrà quindi scegliere la strada della continuità, a partire da dirigenti e tecnico, per puntellare la rosa con tre/quattro pedine funzionali. Le disponibilità economiche sono un cruccio anche per le altre società italiane, ma i nerazzurri ora hanno costruito un vantaggio da non disperdere. Per questo motivo fare la scelta opposta, quella della rottura, sarebbe tanto sbagliato quanto quella del 2010 di lasciare tutto così com'era. Se poi ci saranno occasioni di mercato in uscita, andranno di sicuro valutate con attenzione: continuità non significa cieca riconoscenza.

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