Il suo presente si chiama Belgio e un Europeo da giocare da protagonista e trascinatore, il suo futuro sarà ancora all’Inter con addosso la maglia numero 9 e uno scudetto sul petto. Ma nei pensieri di Romelu Lukaku c’è anche il tema dei diritti sociali e del razzismo che resta sempre centrale e un tema su cui vale la pena sensibilizzare e chiedere che non si spengano mai i riflettori. Proprio di lotta al razzismo, Black Lives Matters e di messaggi sbagliati che purtroppo emergono sempre più sui social network: il gigante belga ha voluto parlare in una lunga intervista alla CNN in cui è apparso molto frustrato.
Penso che il razzismo nel calcio in questo momento sia al massimo storico. Perché? Anche a causa dei social media, ora. Capisco perché persone come Thierry Henry stanno bloccando i social media. Perché è facile rintracciare qualcuno… Secondo me le aziende che gestiscono i social media devono fare di più. Io, a essere onesto, non vedo davvero progressi. Vedo molte campagne e tutto il resto, ma finché non viene intrapresa nessuna azione reale…”.
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Perché in piazza per la Superlega e in silenzio contro il razzismo?

Poi Lukaku ha anche fatto un parallelismo fra la veemenza con cui i tifosi di tutta europea si sono mobilitati per esprimere tutto il loro sdegno per l’iniziativa Superlega e lo scarso impegno della gente e dei fan per tematiche altrettante e se non più importanti come il razzismo.
Quando è nata la Super League, le persone sono state molto veloci a battersi sui social media… La gente e i tifosi sono scesi in strada (per protestare, ndr). È la stessa cosa. Io non volevo che accadesse. Ma perché non si mette la stessa energia anche quando si tratta di razzismo? Perché alla fine sono le stesse piattaforme eh...

Ecco cosa abbiamo provato a fare in Italia per la lotta al razzismo

Lukaku in chiusura è anche tornato sull’episodio di discriminazione razziale vissuto nella sua prima annata in nerazzurro, in Cagliari-Inter, e le iniziative messe in campo dalla Serie A.
Praticamente, abbiamo cercato di educare le persone in Italia su qualcosa che non va bene. Perché l’Italia è un Paese bellissimo e sono stato accettato davvero bene da tutti, sia dai tifosi interisti in casa sia dagli altri in trasferta. Ma quando è successo, penso qualcosa sia cambiato. È quello che dovrebbero fare tutte le leghe, fondamentalmente. Dovrebbero parlare con i giocatori e cercare di iniziare a fare le cose con i giocatori e con le squadre”.

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