Questione di un minuto. Tempo di entrare e fare ciò che per i 62 precedenti nessun giocatore della Juventus era stato in grado di fare: attaccare lo spazio, tagliando dal centro verso il primo palo in area di rigore, anticipando così il difensore e trovando il gol. Roba da attaccanti veri, insomma. Cosa da numeri 9. Spesso, volendo buttarla sulla faciloneria, si scrive o si dice che “il calcio è una cosa semplice”. E nel caso specifico dei problemi della Juventus in questa stagione, pare esserlo sul serio.
Sì perché c’è una Juventus con Morata in campo; e c’è una Juventus senza Morata in campo. E la prima, rispetto alla seconda, al di là dei risultati, dà sempre la sensazione di giocare meglio, di essere una squadra con più senso logico.
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Ronaldo non fa il centravanti

Anche in emergenza infatti nessuno è riuscito a convincere Cristiano Ronaldo a fare qualcosa che evidentemente non sente proprio nelle sua corde – e dove probabilmente invece sarebbe fortissimo: fare ‘il 9’, il finalizzatore d’area di rigore. CR7 invece resta un anarchico del gioco, nel senso più puro del termine: ovvero fa ciò che gli va di fare. E spesso – quasi sempre – questo è riconducibile nella partenza larghissima a sinistra, oppure nell’abbassarsi a prendere la palla. Posto e assodato che Ronaldo resta questo, prendere o lasciare – considerando anche che né Allegri, né Sarri, né Pirlo sono riusciti a fargli fare altro – la lunga assenza di Morata ha messo in mostra gli enormi limiti nella rosa e le lacune nel gioco offensivo. Al di là infatti dell’assenza di Dybala, comunque presente nei primi mesi della stagione e non a caso spesso preferito allo spagnolo, è stato proprio Morata il miglior compagno di reparto per Ronaldo e la funzione migliore per lo sviluppo della manovra offensiva della Juventus. Un 9, un attaccante che attacca la profondità ma soprattutto che occupa l’area.

Kulusevski: un F35 che così non può decollare

Una questione davvero semplice, insomma. E che ancora una volta la gara con lo Spezia ha palesato agli occhi di Pirlo, che per più di un’ora ha sofferto più del dovuto e del comprensibile contro i liguri. Una questione, quella dell’assenza a lungo di un 9 di casa Juve, che si sta riflettendo negativamente anche sulle prestazioni di Dejan Kulusevski. Nelle ultime settimane in cui la Juventus ha dovuto forzatamente fare a meno di Dybala e Morata, altra soluzione non si è palesata se non quella dell’utilizzo dello svedese come attaccante da affiancare a Ronaldo. Ma Kulusevski non è una punta. E usato spalle alla porta ha la funzione di un caccia bombardiere utilizzato come carrarmato: potenzialmente letale, ma così sostanzialmente inutile. A Kusulevski serve spazio per innescarsi e campo davanti da poter affrontare guardando la porta: abbassarlo a ricevere e chiedergli un gioco spalle alla porta si è rivelata pratica sostanzialmente inutile. Non solo infatti lo svedese non segna – zero gol da quanto è utilizzato in questo ruolo – ma non è nemmeno troppo utile alla causa, come dimostrano, al di là delle prestazioni in campo, anche i numeri con gli zero assist ai compagni.

Juventus, Dejan Kulusevski

Credit Foto Getty Images

Sfortuna, limiti del tecnico... Ma non solo

Insomma, la questione attaccante in casa Juventus è tornata a essere argomento predominante nel peso specifico dello sviluppo di una manovra che possa essere più credibile, così come alla lunga e conseguenza di questa ci possano essere anche risultati meno sofferti rispetto a quanto raccolto dai bianconeri nell’ultimo periodo (che nelle ultime 6 uscite ufficiali hanno vinto solo con Crotone e Spezia, per altro ‘soffrendo’ con entrambe al di là di quanto dica il punteggio). Il che apre uno scenario che sottolinea nuovamente alcune lacune complessive che vanno al di là della stagione negativa della Juventus a livello di infortuni, piuttosto che delle colpe di un allenatore ancora acerbo: i buchi in determinati ruoli. Il centrocampo di bassa qualità – che merita un capitolo a parte – e la questione di un solo puro numero 9 in rosa per coprire 3 competizioni e 50 gare ufficiali, fanno della Juventus una squadra incompleta. Che nonostante il monte ingaggi da 240 milioni di euro a stagione – per distacco il più pesante della Serie A e di 100 milioni superiore a quello dell’Inter capolista – rimane una rosa con dei buchi importanti o corta nelle posizioni chiave. Almeno per quel che è stata la sua storia recente e per quali vogliono essere le sua ambizioni in Italia in Europa. In estate, comunque vada a finire, è un capitolo che a Vinovo dovranno prendere in considerazione.

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