Aprile è il mese della Champions League. Il periodo dell’anno dove le migliori squadre d’Europa si riuniscono per far vedere al mondo intero uno degli spettacoli più belli che esistano. Tecnica, velocità, grandi giocate e partite fantastiche. I campioni già affermati si mischiano ai giovani talenti e creano quella mistica perfetta dove tutto sembra più bello. Purtroppo, il nostro paese non ha niente da offrire. Dopo l’eliminazione di tutte le contender agli ottavi di finale, questa è l’ennesima stagione dove ci tocca imparare cosa non sta funzionando nel nostro campionato. Ovviamente non c’è una risposta univoca - il calcio è talmente complicato che sarebbe banale ricondurre i problemi ad uno solo sintomo -, però ci sono tanti indizi che fanno capire dove risiede la differenza di velocità.
Nella preview che avevo scritto qui, sottolineavo come queste partite di Erling Haaland sarebbero state le ultime della sua innocenza calcistica. Non tanto per l'interpretazione quanto per le richieste. Se il talento norge cambiera lido (e lo farà), la critica diventerà molto più cattiva ed esigente con lui, chiedendogli tanti gol e tante vittorie. Sarà stressante.
Bene, Haaland è la punta di diamante del Borussia Dortmund: la squadra tedesca allenata da Edin Terzić che nell’11 titolare dei quarti contro il Man. City ha schierato 4 giocatori del nuovo millennio: Morey, Knauff, Bellingham e, appunto, Haaland. Nella ripresa è entrato anche Reyna, altro 2002. Il City ha vinto per 2-1 (gol decisivo di Foden, classe 2000), ma i tedeschi se la sono giocata a viso aperto trovando il gol del momentaneo pareggio da una giocata di Bellingham, rifinita da Haaland e conclusa da Marco Reus.
Champions League
Bayern-PSG 2-3, 5 verità: Pochettino sogna, ma non è finita
08/04/2021 A 09:48
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È il ciclo della vita

Chi ha seguito il Dortmund nelle ultime stagioni sa benissimo come i gialloneri siano una società che fa della ricerca e dello sviluppo del talento un autentico mantra. Una filosofia molto precisa che sta permettendo al club di rimanere stabilmente nell’elite europea e garantirsi quella sostenibilità economica che tanto sposta nel calcio del 2021. Logicamente è dura dover salutare i campioni in tutte le sessioni di mercato, però il sacrificio è propedeutico ad alimentare il sistema.
Attualmente il Dortmund viaggia con un’età media di 26 anni e 64 giorni, che vuol dire la terza più bassa della Bundesliga dietro a Wolfsburg (26 e 19g) e Lipsia (25 e 191g). Il campionato ha concesso ben 34.993 minuti agli U21 (secondo tra i top5 europei), ed è bello vedere come questo modo di pensare sia coinvolgente ed abbia preso possesso dei quarti di Champions League con due squadre e ben tre allenatori.

Germania e… Francia

Ma se la fase finale dello sviluppo tedesco è ormai sotto gli occhi di tutti, c’è un altro paese che sta provando a rilanciarsi seguendo questo modello teorizzato dai teutonici. Non a caso sono i campioni del mondo in carica, hanno giocato la finale di Euro2016 e hanno più o meno 40 giocatori che potrebbero essere titolari della nazionale. Si, stiamo parlando della Francia.
I club di Ligue1, attualmente al quinto posto del ranking UEFA per paesi, stanno provando ad aumentare l'appeal del proprio campionato aprendo le porte a tutti i giovani del mondo. Con 62.046 minuti concessi agli U21 in questo 2020-21 (quasi il doppio della Bundes) e tre squadre nei primi tre posti per utilizzo di U21, la Francia è attualmente il paradiso del calcio Under 23. Naturalmente questa filosofia ha creato degli scompensi - eccezion fatta per il PSG, che ragiona in maniera un po' diversa rispetto alle contender, non ci sono squadre francesi nell’elite d’Europa -, ma tra qualche anno potremo ritrovare un campionato molto più potente di come lo vediamo oggi.
  • Top5 campionati europei: il minutaggio degli U21
CAMPIONATO MINUTI U21
Ligue162.046
Bundesliga34.993
Premier League29.172
Serie A23.225
Liga22.893

Anche in Inghilterra

E la stessa filosofia sembra aver coinvolto anche l’Inghilterra, che è riuscita ad impiantare questo modello intorno ad una struttura già (quasi) perfetta. Sempre seguendo un grafico preparato da TheAnalyst, è interessante vedere come i minuti concessi agli U21 siano in crescita ormai da due stagioni (sempre sopra 30.000 minuti), e di questo passo potrebbe arrivare il dato più alto dalla stagione 2007-2008 (45.075 minuti). Gente come Foden, Mount, A-Arnold, Reece James, Greenwood e Saka non te li inventi dalla mattina alla sera. Ne puoi trovare un paio, se sei fortunato, ma per coltivare un’intera generazione che tra qualche mese vestirà la maglia della nazionale dei tre leoni serve tempo e cultura. Cultura dello sviluppo e del progresso, a costo di rimetterci qualcosa in termini di risultati.
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Italia dove sei?

Ovviamente, alla fine del discorso ci siamo sempre noi. Secondo i dati di The Analyst, la Serie A è il quarto campionato su 5 per minutaggio concesso agli U21, ed il solo Bologna tiene il passo europeo in questa classifica. In più, Inter e Lazio fanno parte di una cerchia di 7 squadre che non hanno ancora concesso minuti agli U21 in questa stagione, con i biancocelesti hanno "il più vecchio tra i più giovani" dei top5 campionati (Luiz Felipe Ramos, classe 1997) e l'età media più alta d'Europa nell'11 titolare (29 anni e 307 giorni). Questi dati sono abbastanza eloquenti di come l’Italia sia ancora riluttante verso questo modo di pensare. Qualche spiraglio di luce si vede, con alcune società che hanno abbracciato questa filosofia - anche se credo che lo abbiano fatto più per obbligo che per reale volontà -, ma la strada da percorrere è ancora molto lunga. In particolare nella ricerca e nello sviluppo del talento.
  • Top5 campionati europei: chi ha usato più U21?
CLUB EUROPEIGIOCATORI U21 UTILIZZATI
St Etienne14
Monaco11
Nizza11
Bologna10
Schalke 0410

Una specifica

Puntare sui giovani non è la panacea di tutti i mali - come dicevo sopra, il calcio è molto complicato e pluridirezionale -, ma non farlo equivale ad ampliare la forbice tra il nostro calcio e quello Europeo. Manchester City o il Bayern Monaco non giocano con 11 classe 2001, ma nel cuore di un impianto di gioco ben collaudato sono riusciti ad inserire i talenti più meritevoli. Musiala e Foden, per prendere i due giocatori più famosi, non sono in campo per "seguire il trend". Lo sono perché lo meritano. E non hanno goduto di nessun tipo di beneficio nella loro scalata.
Purtroppo in Italia pensiamo che basti "obbligare" i club a tesserare i giovani per migliorare il sistema, quando in realtà lo si peggiora. In Italia ci siamo esaltati (giustamente) per Federico Chiesa, che però ha 24 anni e ha giocato le sue prime partite di Champions League solo in questa stagione. Ecco, lui è considerato un giovane - uno di quelli che "si farà" - mentre nel resto d’Europa ai giocatori di 24 anni viene chiesto di assumersi delle responsabilità molto pesanti a livello mentale e tecnico.
I club italiani sono ancora figli del risultato e del raggiungimento di esso tramite lo sforzo disumano nel breve periodo. Per quanto questo ragionamento abbia prodotto delle buonissime squadre, in grado di giocarsi tanto a livello europeo, il movimento non ne ha tratto vantaggio. È rimasto fossilizzato nella propria stanza immaginando di possedere le chiave per uscirne, quando in realtà non era così. Finché la vittoria ad ogni costo, o il rinnovo del 40enne di turno, saranno il focus della progettualità, il nostro paese vivrà in un limbo pericolosissimo, dove la mancanza di sviluppo distruggerà le generazioni calcistiche a venire. Prima si cambia, meglio è.

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