Venerdì 26 marzo, davanti al Tribunale federale, prenderà il via il processo che vede coinvolta la Lazio per il caso tamponi. In attesa degli atti dell'indagine penale, l'udienza verterà su quelli della Procura federale che, secondo Il Messaggero, intende chiedere l'inibizione per il numero uno del club, Claudio Lotito, e almeno sei punti di penalizzazione in classifica alla squadra biancoceleste. Il quotidiano romano sottolinea come già dalle carte in mano alla FIGC emergano conclusioni piuttosto pesanti: "Dalle positività emerse [...] non risultano adempiute le procedure di comunicazione alle competenti ASL, eccezion fatta per una email di contenuto generico, priva di qualsiasi identificazione di positivi e di qualsivoglia prova documentale, sia dell'avvenuto reale invio, sia della ricezione. Non risultano attuate le misure di isolamento e quarantena prescritte dai protocolli sanitari per contenere il contagio da Covid-19, non avendo i positivi rispettato il termine minimo di isolamento fissato dalle circolari del ministero della Salute, né avendo i soggetti che con i primi avevano avuto contatti stretti (tutto il gruppo squadra) tenuto una condotta rispettosa della prescritta quarantena".
Secondo la Procura mancano dunque tutte le comunicazioni alle ASL fino al 6 novembre ed emergono delle contraddizioni per quanto riguarda i tamponi del 30 ottobre, prima della gara col Torino, in quanto il medico sociale Fabio Rodia aveva dichiarato la negatività di tutto il gruppo squadra, mentre il presidente Lotito l'accertata positività di Escalante, Vavro e Djavan Anderson. Inoltre, torna nel mirino l'allenamento mattutino del 3 novembre, prima della partenza per San Pietroburgo, al quale presero parte Immobile, Strakosha e Leiva, nonostante Synlab avesse comunicato la positività dei tre calciatori ai tamponi effettuati il giorno prima. La circostanza è emersa dall'interrogatorio del point of contact di Synlab, Franchin, che ha dichiarato di aver informato Rodia prima dell'inizio della seduta.
Rodia, nella sua audizione, ha spiegato di non avere "nessun rapporto con le ASL", sottolineando che tocca a Synlab "comunicare alle autorità e ai singoli calciatori le positività". Secondo il responsabile del laboratorio, invece, "i protocolli UEFA prevedono che sia il medico sociale ad adempiere alle comunicazioni di rito agli enti interessati", cosa che effettivamente emerge anche dall'analisi delle norme UEFA effettuate dalla Procura.
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La Lazio era stata deferita dalla Procura federale per la mancata comunicazione alle ASL competenti e la mancata messa in isolamento di otto giocatori positivi ai tamponi UEFA in occasione delle sfide di Champions col Bruges (28 ottobre 2020) e con lo Zenit San Pietroburgo (4 novembre 2020), e anche per la mancata comunicazione alle ASL e messa in isolamento di altri tre giocatori positivi ai tamponi UEFA (Immobile, Leiva e Strakosha) prima della partita con il Torino (1 novembre 2020), e per l'inserimento in distinta di un giocatore positivo nella gara con la Juventus (8 novembre 2020).

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