Non capitava dal 2 aprile 2011. Un derby scudetto. Per il Milan americano che lo ospita, per l'Inter cinese che lo ha appena scavalcato. Secondo contro prima. Non c'è più la Juventus a tenerli in ostaggio dall'alto, sono le porte chiuse di San Siro gli unici "fantasmi" che ne imbrattano l'epica. La strada è ancora lunga, e dunque l'ordalia lascerà tracce, non sentenze. Attenzione, però. Antonio Conte non ha più coppe, tanica vuota che potrebbe riempirsi a primavera. Stefano Pioli viene da una settimana complicata: sabato la lezione di Italiano e ieri la beffa del 2-2 a Belgrado, in Europa League, con la Stella Rossa di Dejan Stankovic (a proposito di derby). Ha riperso Ismael Bennacer, ha ritrovato Sandro Tonali.

Così lo Spezia ha smontato il Milan di Pioli

Calcio d'inizio, domenica alle tre del pomeriggio. Più che la brezza dell'andata (Inter-Milan 1-2), incombe il tifone di coppa (Inter-Milan 2-1), con il testa a testa rusticano fra Zlatan Ibrahimovic e Romelu Lukaku. I totem delle tribù. Una sfida nella sfida. Conte deve gestire la pressione di un titolo che, a questo punto, rappresenta la sola via di fuga da una stagione fallimentare. Pioli deve lavorare sul morale, oltre che sulle gambe. Il Milan ha demolito le griglie estive, la classifica offre "curve" così tornite da aver sedotto i tifosi, e persino qualche esperto. Non sarà facile "abbassarsi" alla zona Champions, ora che l'occhio, come si dice in gergo, ci ha preso gusto.
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L'Inter è più forte. Ha liquidato la Lazio aspettandola. Christian Eriksen ha affiancato Marcelo Brozovic, e l'idea del doppio regista stimola il laboratorio di Appiano, non meno di Ivan Perisic terzino. Al Milan, per moltiplicarsi, serve un esercito di diavoli, a cominciare da Hakan Calhanoglu, fresco di infortunio, per finire a Franck Kessié, in leggera flessione. Ante Rebic, assente sabato, potrebbe risultare stiletto prezioso. Come Rafael Leao.

Marcelo Brozovic e Hakan Calhanoglu

Credit Foto Getty Images

Le difese sono quasi pari (Inter 24 gol, Milan 25), la differenza, per piccola che ancora sia, l'hanno scavata gli attacchi: Inter 54, il migliore; Milan 45, il quarto. Inoltre: il 3-5-2 di Conte e il 4-2-3-1 di Pioli. Il rombo della corsia che coinvolge Achraf Hakimi e Theo Hernandez ci accompagna dentro un rodeo di Formula 1, alla prima fila occupata da due ciclopi, Ibra e Luka, 39 anni lo svedese 27 il belga. Uomini-squadra di stazza e di pulpito. Zlatan ha bisogno di avere qualcuno vicino; Romelu, al contrario, che i compagni gli stiano lontano e i rivali gli si aggrappino; solo così riesce a sprigionare la sua potenza, la sua falcata da quattrocentista. Ha raggiunto Cristiano Ronaldo in vetta ai cannonieri (16 reti), scalpo che non gli impedisce d'innescare Lau-Toro: Marco Parolo, l'ultimo a venirne travolto, può ben testimoniarlo.
In questi casi, mai dimenticare i portieri. Gigio Donnarumma e Samir Handanovic: già in passato si resero protagonisti di memorabili "intrusioni". E poi Nicolò Barella, il sardo che a Milano cerca quel tesoro che Gigi Riva, lombardo, trovò nella sua isola. Pronostico: Inter.
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