Ci è voluto un calcio rigore, arrivato sull’ultimo disperato cross dentro, nel recupero del recupero, per tenere a galla il Milan. Il sedicesimo penalty stagionale – chiaro, limpido, cristallino per l’abnorme ingenuità di quella mano alta di Stryger-Larsen – ha mantenuto in qualche modo in vita i rossoneri; una squadra che sembrava guarita a Roma ma che in realtà si è ritrovata ancora una volta costretta a dover attingere da quell’incredibile serbatoio stagionale che sono i tiri dal dischetto.
SQUADRAN° RIGORI CONCESSI 2020/21
Milan16 (12 trasformati)
Sassuolo8 (8)
Roma6 (6)
Napoli5 (5)
Juventus5 (4)
Inter5 (4)
Crotone5 (4)
Lazio5 (3)
Siamo chiari: le polemiche stanno a zero o quasi. Dei sedici rigori stagionali concessi ai rossoneri – esattamente il doppio di quelli del Sassuolo, secondo in questa speciale classifica – gli episodi davvero dubbi sono giusto due o tre; il che significa che il Milan produce in qualche modo una mole offensiva importante. Certo è che la statistica resta abbastanza impressionante per la sua unicità. I numeri dei precedenti record in Serie A infatti parlavano di 18 e 16 rigori a favore di Lazio e Genoa nella tanto discussa stagione 2019/20; ovvero quella dell’anno scorso, quella in cui per giocare a pallone toccava segarsi gli arti superiori, altrimenti una qualsiasi sfera sfiorasse i suddetti avrebbe significato penalty. Con la revisione – vivaddio – della regola siamo rientrati quest’anno in un contesto più normale, con appunto Sassuolo a quota 8 rigori, Roma a 6, Napoli, Juventus, Inter Crotone e Lazio a 5 e così via. Resta, però, l’impressionante dato dei rossoneri, che con 16 rigori in 25 partite sembrano destinati a polverizzare il record di 18 penalty appartenente appunto alla Lazio della passata stagione (e per dirla tutta anche quella di un curioso 1950/51 in cui proprio il Milan se ne vide concedere altrettanti, 18).
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13 ORE FA
SQUADRAN° RIGORISTAGIONE
Lazio182019/20
Milan181950/51
Genoa162019/20
Milan152002/03
Lecce152019/20
Tiri dagli undici metri che sono valsi ai rossoneri 12 gol, per un Frank Kessie da zone alte della classifica marcatori e per un Milan che dunque riesce a rimanere in corsa ai piani altissimi nonostante il momento di sostanziale difficoltà. La partita eccellente giocata allo Stadio Olimpico contro la Roma domenica sera sembrava aver ridato ai rossoneri brillantezza e consapevolezza dei propri mezzi; ma la prestazione casalinga con l’Udinese ha in realtà nuovamente evidenziato alcune difficoltà. Più che altro fisiche. Meno apporto in spinta dai terzini, più fatica nella fase di pressing in mezzo al campo. Un generale rallentamento delle manovre complessive che ha restituito un Milan più compassato. E di conseguenza meno incisivo.

Una delle immagini della stagione del Milan: Frank Kessie palla in mano pronto a calciare un rigore. Il Milan sembra destinato a rompere un record: 16 rigori in 25 partite

Credit Foto Getty Images

Non che l’obiettivo dei rossoneri fosse quello di lottare, a inizio stagione, per lo Scudetto. Anzi. Da Casa Milan rimbomba all’unisono – comprensibilmente – sempre lo stesso coro: Champions League. E anche il punticino strappato con l’Udinese, visto come si era messa, può far comodo. La sensazione però è che il Milan attuale, viste le comprensibili fatiche di 9 mesi giocati a tutta, abbia sul serio iniziato a guardarsi più indietro che avanti; lasciando ai cugini dell’Inter una sostanziale strada da percorrere in cui l’avversario più pericoloso sarà solo lo specchio. Non una resa per il Milan; questo no di certo. Almeno fino a quando la classifica dirà 3, 4 o 6 punti dalla vetta. Più che altro una presa di coscienza delle fatiche percorse per arrivare fin qui; e della grande opportunità stagionale, con un piccolo gap da gestire sulle inseguitrici e pretendenti agli altri 3 posti, con la quasi certezza che finirà in bagarre. Perché dentro quest’anno ci sono ancora tutte: Juventus, Atalanta, Roma, Lazio e anche Napoli. E qualcuna, inevitabilmente, dovrà farsi da parte. Meglio allora, per il Milan, per questo Milan, non farsi troppo distrarre da un sogno che pare già destinato all’altra metà di Milano. E concentrarsi su un presente fatto di fatiche e gestione: perché la Champions League, quella sì, è un traguardo concreto. Un obiettivo che manca ormai da quasi 10 anni. Sarebbe un peccato, visto l’andatura, perderlo di vista per inseguire una chimera.

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