Dopo 38 giornate intense la Serie A 2020-21 va in archivio. Come sempre quando cala il sipario a una stagione è necessario tirare le fila del discorso e fare i bilanci. Chi sono i promossi e bocciati? Chi ha deluso le attese e chi invece è andato al di sopra di ogni più rosea aspettativa. Ecco i nostri giudizi e verdetti a un'annata dominata dall'Inter e ha visto proprio il terzetto formato dai nerazzurri di Conte, il Milan e la Juventus tornare tutte insieme in Champions League come non accadeva dalla stagione 2009-10...
Nota: Ogni valutazione è stata fatta analizzando e considerando aspettative iniziali, valore della rosa e dei giocatori, potenzialità complessive e percorso in questo campionato (solo Serie A).

Atalanta voto 8,5

Serie A
Serie A 2020-21, tutti i verdetti dopo la 38ª giornata
23/05/2021 A 21:24
Un’altra grande stagione per l’Atalanta di Gasperini. Qua non si parla di Dea bendata e cioè di fortuna, ma di programmazione, idee e forza concreta. Certo, con un pareggio all’ultima giornata contro il Milan sarebbe arrivato un secondo posto storico, ma il club bergamasco si conferma terza forza della Serie A per la terza stagione consecutiva. Tenendo presente monte ingaggi e gestione dei costi, sono risultati strepitosi. Una squadra che gioca bene, segna tanto (90 gol realizzati, miglior attacco), vince e diverte, allenata in modo sublime dal Gasp, che ha tolto la Dea dall’anonimato e le ha consegnato le stigmate della “big” italiana. Menzioni d’onore per Ruslan Malinovskyi, letteralmente esploso nel girone di ritorno e per Luis Muriel, uno dei protagonisti assoluti di questo campionato. Mezzo voto in meno per il “caso Papu Gomez”, gestito bene all’interno del gruppo, ma non troppo a livello mediatico. Salutare il capitano argentino in quel modo e a metà stagione stona con il resto del fantastico percorso atalantino.

Cavalcata Atalanta di mister Gasperini

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Benevento voto 4,5

Un girone d’andata da 7 in pagella, una catastrofica seconda parte di stagione, in cui è arrivato l’unico lampo a Torino: una vittoria contro la Juventus firmata Gaich che ai fini della salvezza si è rivelata inutile. La squadra di Filippo Inzaghi si è via via persa, lasciando per strada punti su punti e incappando in un incredibile vortice di crisi e negatività. Il finale è stato tragico e stride ancor di più con i valori di una rosa in cui giocavano Glik, Ionita, Lapadula, Caprari, Hetemaj e cioè gente con grande esperienza nel massimo campionato. Viste le premesse e la prima parte, era lecito attendersi qualcosa di diverso.

Lapadula (Benevento) consolato dai giocatori del Crotone

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Bologna voto 6,5

Un discreto dodicesimo posto, con la salvezza raggiunta in grande anticipo e diversi giovani (da Barrow a Vignato, da Svanberg e Schouten) messi in vetrina nell’arco della stagione. Sicuramente, nel complesso, un buon lavoro quello di Sinisa Mihajlovic e del suo staff. L’unica possibile critica riguarda quel salto di qualità definitivo che a Bologna tarda ad arrivare. Una città del genere, con una storia del genere, deve ambire sempre almeno alla top-10. Ci sono indubbi margini di miglioramento, soprattutto in avanti: non ce ne voglia l’irreprensibile e sempre generoso Rodrigo Palacio (che ha annunciato proprio nella giornata di lunedì il suo addio al Bologna), ma giocare un intero campionato senza una vera prima punta non è esperienza da ripetere.

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Cagliari voto 5,5

37 punti, salvezza raggiunta al penultimo turno, dopo la grande paura che ha pervaso l’ambiente sardo per tutto il girone di ritorno. La sufficienza non può arrivare, nemmeno dopo l’ottimo lavoro di Semplici, che ha rimesso in piedi una squadra allo sbando, naufragata nella gestione Di Francesco. Nainggolan, Godin, Nandez, Cragno, Joao Pedro, Marin, Pavoletti e poi anche Rugani: troppa qualità per terminare al sedicesimo posto e per aver patito tutta questa sofferenza. Dal Cagliari ci si aspettava decisamente di più: era una rosa da top-10, non da parti basse della classifica.

Due successi consecutivi senza prendere gol per il Cagliari con Leonardo Semplici, Getty Images

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Crotone voto 4

Da 2 fino a che c’è stato Stroppa, da 6 quando è arrivato Cosmi, che quantomeno ha ridato dignità e organizzazione a una formazione sbilanciata e disorganizzata. Il record di gol subiti nella storia della competizione (92) certifica i problemi di un Crotone difensivamente imbarazzante. Le eccellenti stagioni individuali di Simy, Messias e Ounas (da quando è arrivato) dimostrano che il potenziale offensiva era di assoluto rispetto. Il Crotone non è mai stato davvero in corsa per rimanere in Serie A e ha chiuso a 14 punti dal quart’ultimo posto. E cioè troppo distante.

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Fiorentina voto 5

No, non si può salvare un campionato del genere. Iachini-Prandelli-Iachini e un tredicesimo posto finale a 40 punti che risulta insufficiente. Soprattutto valutando quanto la Viola aveva investito in estate, con gli arrivi di Callejon, Bonaventura, Amrabat, Martinez Quarta. Il picco resta uno straordinario quanto imprevedibile 0-3 a Torino contro la Juventus, ma da questa Fiorentina era opportuno attendersi ben altro. La nota lieta riguarda Dusan Vlahovic, che con 21 reti si è consacrato come miglior giovane under 21 del campionato. Il serbo sarà oggetto di varie offerte di mercato, vedremo se il presidente Commisso avrà la forza di resistere alla tentazione di venderlo.

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Genoa voto 7

Un mezzo incubo con Maran, poi è arrivato “mister sicurezza” Davide Ballardini e il Genoa si è messo a pedalare. Salvezza raggiunta in enorme anticipo, una serie costante di ottime prestazioni e un undicesimo posto finale: miglior risultato finale dal 2015/16, quando in panchina sedeva un certo Gian Piero Gasperini. Rivitalizzato Destro, valorizzati Scamacca e Shomurodov, rilanciato Zappacosta, a gennaio un gran colpo come Strootman. Il Genoa è diventato una solida realtà e si è meritato un piazzamento del genere. Un gran bel campionato quello del Grifone.

Gianluca Scamacca esulta insieme a Mattia Destro, Genoa-Spezia, Getty Images

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Inter voto 10

Il massimo dei voti, per la squadra che ha dominato questo torneo, raggiungendo la cifra monstre di 91 punti e staccando nel girone di ritorno tutte le avversarie, grazie ad un ritmo impressionante. L’Inter di Antonio Conte sigilla un trionfo che mancava da 11 anni e si toglie la soddisfazione di interrompere il lungo regno bianconero. Se Romelu Lukaku è stato l’uomo simbolo e vero trascinatore, De Vrij, Skriniar, Barella, Hakimi, Lautaro, Brozovic e Bastoni sono stati i pilastri su cui la squadra nerazzurra ha costruito questa magnifica cavalcata. Scudetto vinto in carrozza, annata da ricordare.

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Juventus voto 5,5

Obiettivo minimo raggiunto grazie al suicidio del Napoli con il Verona. E quindi più per demeriti altrui che per meriti propri. La Juventus è stata brava a non mollare e a salvare il salvabile da un campionato giocato ampiamente sotto i suoi standard. Di fatto non è stata mai in corsa per il titolo, si è resa protagonista di troppi passaggi a vuoto (Crotone, Benevento, Fiorentina, Milan) e non ha sfruttato le risorse a disposizione nel modo giusto. L’attenuante più grande resta non aver avuto per quasi quattro mesi a disposizione uno dei suoi giocatori migliori (Dybala), ma è innegabile come un quarto posto non possa essere soddisfacente per questo club. La riconferma di Pirlo non è così scontata come sembra.

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Lazio voto 5,5

Da quarta a sesta. E quindi con un passo indietro evidente rispetto alla Serie A 2019/20. La Lazio, nonostante un buon girone di ritorno, non è riuscita a competere per il quarto posto e ha lasciato spazio a squadre meglio equipaggiate. Una resa progressiva, quella della squadra di Simone Inzaghi, che non è riuscita anche a causa degli impegni europei a ripetere quanto di eccelso fatto nello scorso torneo. Milinkovic-Savic e Luis Alberto si sono confermati ad alti livelli, ma non è bastato. Ora andranno fatte delle valutazioni, per capire cosa vuole fare da grande questa squadra. Rimanere nel limbo non pare la soluzione migliore.

Simone Inzaghi, Lazio-Napoli

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Milan voto 9

Diciamolo chiaramente: non vedere il Milan nelle prime quattro dopo un 2020 da sogno sarebbe stato quantomeno sorprendente. E probabilmente ingiusto. Invece all’ultimo respiro i rossoneri si sono guadagnati il secondo posto (sfruttando anche i tanti punti accumulati nel girone d’andata) e di conseguenza un meritato biglietto per partecipare alla prossima Champions League. Gran lavoro di Pioli, gran campionato dello specialista Kessié, grande prova di gruppo di una squadra che, grazie anche alla leadership di Ibrahimovic, è cresciuta e migliorata nel tempo. Un’ottima stagione dalla quale ripartire per progettare il prossimo futuro.

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Napoli voto 5

Eh no, non ci siamo. Male nella prima parte del campionato, anche a causa degli innumerevoli infortuni, poi meglio, poi una serie di vittorie, poi i problemi tra Gattuso e De Laurentiis, il silenzio stampa e questo finale horror. Il Napoli aveva in mano il pass per la Champions e lo ha cestinato contro l’Hellas, offendo una prova ben al di sotto delle aspettative. Ne viene fuori un quinto posto, l’addio di Gattuso e diverse questioni da risolvere, a partire da quelle legate ai rinnovi di alcuni giocatori. Una situazione surreale per un club che aveva sicuramente i mezzi per chiudere nella top-4.

La delusione di Dries Mertens: il Napoli è a 11 punti dalla Juventus dopo 11 giornate, Getty Images

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Parma voto 3

Peggior squadra del campionato, senza alcuna esitazione. E non solo per l’ultimo posto e per l’impressionante serie finale di sconfitte consecutive. Il Parma ha abbandonato le ambizioni di permanenza in Serie A troppo presto, ha sprecato diverse chance di possibile rimonta ed è rimasta imprigionata in un loop di negatività dal quale non è più riuscita ad allontanarsi. 42 giocatori utilizzati, in un mix mal riuscito di buoni prospetti (Man, Mihaila, Osorio) e di esperti ormai sul viale del tramonto (Bruno Alves, Gervinho, Pellé). Il presidente Krause ha grande voglia di ripartire e tornare subito in A: in bocca al lupo!

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Roma voto 4,5

La Roma tra marzo e aprile ha deciso di abbandonare il campionato per dedicarsi all’Europa League. Risultato? Un finale in calo costante e un settimo posto strappato all’ultimo con un 2-2 in rimonta a La Spezia. L’era Fonseca non si è chiusa bene e le prestazioni dei giallorossi in questa Serie A sono state al di sotto del potenziale di una rosa comunque profonda e con diversi ottimi giocatori. Alcuni infortuni hanno penalizzato l’andamento generale, ma una formazione come quella capitolina non può chiudere a 16 punti dal quarto posto e a pari punti del Sassuolo (con tutto ovviamente il rispetto per il club neroverde). Ora si riparte da Mourinho e c’è davvero tanto lavoro da fare.

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Sampdoria voto 7,5

Mister Ranieri non sbaglia mai. E lo conferma il nono posto con il quale la Sampdoria ha chiuso il suo valido campionato. La gestione del tecnico romano è stata perfetta, intelligente, lungimirante, come la rotazione degli attaccanti Quagliarella, Gabbiadini e Keita. I blucerchiati hanno disputato un campionato di ottimo livello, togliendosi anche lo sfizio di battere l’Inter nel girone di andata. A metà classifica, guardando più a chi precedeva che a chi inseguiva. Sostituire Sir Claudio non sarà facile.

Claudio Ranieri e Fabio Quagliarella (Sampdoria 2019-2020) (Getty Images)

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Sassuolo voto 8

Proprio record di punti (62), che sono valsi un ottavo posto, proprio alle porte dell’Europa. Annata splendida per i neroverdi di De Zerbi, che hanno giocato il loro calcio, mettendo in difficoltà qualsiasi avversaria e hanno sempre mantenuto la loro identità. Il dato del più alto possesso palla medio di tutto il campionato evidenzia ancor di più la nobile spavalderia degli emiliani. I miglioramenti di Locatelli, la costanza di Berardi (17 reti, primato personale), la bravura di Consigli e Ferrari, due giovani forti come Raspadori e Traoré: ci sono tanti motivi d’orgoglio per De Zerbi, che saluta nel modo migliore una piazza in cui ha trovato la protezione giusta per esperimere tutte le sue idee. Ora diventa tosto confermarsi.

De Zerbi: "Superlega colpo di Stato. Forse al Sassuolo siamo cog*****"

Spezia voto 7,5

Wow. Ultima iscritta alla Serie A 2020/21, dopo aver vinto i playoff di Serie B. Squadra in gran parte confermata dalla cadetteria, per volontà della società e del tecnico Vincenzo Italiano. Un periodo di adattamento e poi vari exploit, che sono valsi una salvezza anticipata e assolutamente meritata. Lo Spezia è stata una delle sorprese di questa stagione e, pur con una rosa infarcita di giovani molto interessanti e non troppo conosciuti (da Erlic a Bastoni, da Maggiore a Pobega), ha creduto nel proprio allenatore e ha coronato il suo sogno. Applausi a scena aperta, perché con quel budget e senza esperienza nella massima categoria tutto questo era difficile da ipotizzare.

Maggiore, il jolly di Spezia e Italia U21 che piace alla Roma

Torino voto 5

Quart’ultimo posto, con soli 37 punti conquistati. Dalla grande paura al grandissimo sospiro di sollievo, arrivato dopo quel rigore calciato sul palo da Immobile a tre minuti dal termine contro la Lazio. Un errore che ha garantito la salvezza ai granata e ha evitato lo spareggio all’ultimo turno con il Benevento. Malissimo con Giampaolo, un po’ meglio con Nicola. In ogni caso il campionato del Torino rimane insufficiente,a maggior ragione per il valore medio dei giocatori a disposizione (diversi sono Nazionali). Dimenticare alla svelta gli errori commessi e ripartire. Questo deve essere il diktat della società di Cairo.

Sirigu, Lyanco amareggiati, Torino, Getty Images

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Udinese voto 6

40 punti, quattordicesimo posto, salvezza serena, tutti tranquilli. Gotti ha fatto il suo, l’Udinese ha disputato un campionato normale, senza picchi né crolli. Sono bastate le giocate di De Paul e Pereyra a mantenere senza troppi patemi la categoria. Una squadra ordinata, attenta (escluse le ultime giornate) alla fase difensiva e composta da buoni giocatori. Il più classico del “minimo sforzo per arrivare al 6”.

Spezia-Udinese, Serie A 2020-2021: Rodrigo De Paul (Udinese) (Getty Images)

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Verona voto 7

Facciamo la media tra una prima parte di campionato da 8/8.5 e una seconda da 6 scarso. Il Verona di Juric ha comunque impressionanto tutti, soprattutto per la capacità di essere competitivo pur privandosi in estate di pedine chiave come Amrabat, Rrhamani, Kumbulla, Pessina. E invece tutto è andato per il meglio, l’Hellas ha messo la firma sul decimo posto e si è concesso il lusso di strappare punti a turno a quasi tutte le big, dal Milan alla Juventus, dall’Atalanta al Napoli, fino alla Roma e alla Lazio. Ora arriva la sfida più complicata: confermarsi nella top-10 per il terzo anno di fila.

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