"Una serie su di me non l’avrei mai fatta per scelta mia. Provavo vergogna solo a pensarlo, poi mi sono lasciato trasportare e sono felice del risultato finale". Mercoledì prossimo su Netflix esce il Divin Codino, il film che ripercorre la carriera e l’ascesa di Roberto Baggio uno dei calciatori universalmente più amati, stimati ed apprezzati dai tifosi italiani. Il 54enne fuoriclasse di Caldogno per presentare questo film-documentario al quale ha partecipare attivamente ha scelto una conferenza stampa, in cui ha toccato tanti frammenti ed esperienze della sua lunga e articolata carriera. Dal rigore sbagliato nella finale di Pasadena a USA ’94, alla genesi del codino, dalla parentesi in Nazionale, al rapporto con il padre: parole dalle quale traspare l’emozione e la soddisfazione per un prodotto cinematrografico “che non pensavo interessasse a nessuno...”.
"Per me 'Il Divin Codino' è stata una grandissima esperienza. Io e mia moglie abbiamo cercato di dare il massimo del supporto possibile, soprattutto per ciò che concerneva la mia vita. Sono stato diverse volte sul set e sono stato felice di farmi coinvolgere il più possibile. Poi un giorno ho portato il Pallone d'Oro, sono partito una mattina e l'ho portato su una scena. Tutti sono stati felici di vederlo. Quando mi avvicinavo a un risultato importante (sportivo o nella vita), l’ultima fase del percorso diventava veramente difficile. È un po’ il mio karma: ogni volta che stavo per raggiungere qualcosa che desideravo, dovevo combattere per ottenerla. Poi con il buddismo ho imparato ad accettare questa cosa. Oggi lo faccio con maggior serenità”.

L'addio al calcio di Roberto Baggio, 16.05.2004

Credit Foto Eurosport

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"L’approdo della Fiorentina e la Nazionale"

"Sono arrivato a Firenze nell’85 e per due anni non ho mai giocato per infortunio. La gente però mi ha aspettato e mi voleva bene lo stesso. È un qualcosa che non ho mai dimenticato. Io non dimentico mai niente di quello che mi è successo. Sarò sempre grato a tutti i tifosi che mi hanno voluto bene e hanno fatto tanti gesti bellissimi nei miei confronti. Sono stati tre capitoli importantissimi della mia vita, però io non voglio dimenticare le altre squadre con le quali ho avuto l’onore e il piacere di giocare. Si è dovuto tagliare una parte importante di quella che è stata la mia carriera”.

"La genesi del codino e il rigore sbagliato contro il Brasile"

"Il rigore fallito col Brasile? Il discorso non andrà mai archiviato, me lo porterò dentro per sempre. Era il sogno della mia vita calcistica e allo stesso tempo un qualcosa che, per come è andata a finire, non posso mettere da parte. Perché a Massaro e Baresi non dicono mai nulla? Diciamo che io ho dato il colpo finale. L’ho vissuta malissimo, perché dopo aver sognato per milioni di notti di realizzare questo sogno, poi non ci sono riuscito. In ogni caso, nella vita non conta il risultato finale, ma l'impegno che hai messo per raggiungerlo. Sapere di aver dato tutto quello che puoi dare per provare a centrare il tuo obiettivo: è questa la cosa importante per me, la filosofia che mi ha sempre accompagnato. Com’è nato il Codino? L'idea è nata per gioco. Stavamo in hotel in America durante i Mondiali e c’era una cameriera di colore che aveva delle treccine stupende. Mi ricordo che quel giorno, parlando con lei per farle i complimenti, mi disse: “Perché non te li fai anche a te?”. E dopo due ore era lì a farmele. Ovviamente non potevo tenere le treccine libere durante le partite e quindi mi è venuta in mente l'idea di legarli con un codino”.

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