Roma-Lazio, match della 37esima giornata di Serie A andato in scena all'Olimpico, si è concluso con il risultato di 2-0. Gara arbitrata da Pairetto, in virtù di questo risultato i giallorossi si portano a +5 dal Sassuolo mentre i biancocelesti salutano il sogno Champions League. A segno Mkhitaryan e Pedro, nel finale espulso Acerbi. Di seguito, ecco le cinque verità che ci ha lasciato il match.
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1) Lazio in Europa League: il bilancio della stagione

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La prima verità che ci lascia il derby della capitale è un dato oggettivo: la Lazio deve dire addio al sogno Champions. I biancocelesti giocheranno l’Europa League, insieme a una tra Milan, Juventus e Napoli. Per Inzaghi il sogno Champions, nonostante il recupero contro il Torino, sembrava diventato proibitivo. Quale deve essere il giudizio sulla stagione biancoceleste? La Champions League ha tolto energie e la Lazio ha raggiunto gli ottavi di finale tra mille difficoltà. Il sesto posto attuale, in una stagione così, non è un fallimento e l’ossatura è ottima: c’è ora però da fare un passo in avanti, anche in nome di un necessario rinnovamento.

2) Roma, ecco il primo squillo contro una big

Al fotofinish, all'ultima occasione disponibile, la Roma riesce a togliersi il peso di un rendimento magrissimo contro le big. Un'attesa per i tifosi ripagata con l'euforia del successo nel derby e della mazzata alle ambiziosi di Champions League dei biancocelesti. Il punto debole evidente della Roma in questa stagione è stato il rendimento con le prime della classe: soprattutto nella prima parte dell'anno, prima del tracollo finale, i giallorossi sono stati grandi (grandissimi) con le piccole e piccoli (piccolissimi) con le big. Il successo contro la Lazio arriva troppo tardi, ma per la Roma ha un valore simbolico che va oltre i tre punti conquistati.

Roma-Lazio, gol di Mkhitaryan

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3) Fonseca, un saluto professionale e di stile

La Lazio giocherà la prossima Europa League, la Roma è a un passo dal raggiungere la neonata Conference League. Il distacco dal Sassuolo è ora di cinque punti. A guidare i giallorossi dall’anno prossimo ci sarà José Mourinho, che tramite i social si è complimentato con la squadra per la vittoria nel derby. Ma a Paulo Fonseca va fatto un plauso per come, nonostante il futuro lontano dalla capitale sia ufficiale da tempo, ha portato avanti la causa romanista con professionalità, serietà e dedizione. Non solo: il portoghese sta facilitando la transizione verso lo Special One, proponendo il 4-2-3-1 nelle ultime uscite dopo un anno di difesa a tre. Dopo l’annuncio del prossimo arrivo di Mourinho, la Roma ha vinto tre partite su quattro (compreso il ritorno con lo United) e perso con l’Inter. Il derby vinto è il miglior saluto di Fonseca al popolo giallorosso.

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4) Karsdorp e Darboe, talenti anche per Mou

Mourinho si troverà in eredità una squadra sicuramente da migliorare, ma anche alcune pedine molto interessanti su cui lavorare. Due in particolare sono gemme che Fonseca lascerà in eredità al connazionale: Karsdorp e Darboe. Il primo, classe ’95, non può essere considerato una giovane promessa ma è stato la più grande sorpresa di questa stagione in casa Roma: rendimento costante sulla destra e lavoro preziosissimo in entrambe le fasi. Anche contro la Lazio, l’olandese è stato tra i migliori in campo. Ma il volto dei giallorossi nelle ultime giornate è Ebrima Darboe, il ragazzo gambiano la cui storia ha commosso l’Italia e che ha preso in mano il centrocampo della Roma con una naturalezza spaventosa. Gioco essenziale ma pulito, personalità, abilità nelle due fasi: nel testimone lascato da Fonseca, Mourinho troverà una bella sfida.

Roma-Lazio - Derby

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5) Muriqi, dove sei?

Per due volti nuovi che hanno convinto con la maglia della Roma, ce n’è uno in casa Lazio che continua a essere un oggetto misterioso. E stiamo parlando di Vedat Muriqi, arrivato nella capitale dal Fenerbahce per 18 milioni di euro e in grado di segnare un solo gol in Serie A, nel successo esterno contro l’Atalanta. Non può più essere un caso: il tempo rischia di essere scaduto. Nel derby il kosovaro ha avuto la chance per svoltare la stagione al fotofinish, in un palcoscenico importante e con una maglia dal primo minuto al fianco di Immobile. Ma ancora una volta non è stato un fattore, anzi: spesso ha rallentato la manovra, impedendo ai biancocelesti di correre negli spazi. Tanto movimento fine a se stesso, un gol in fuorigioco e tanti errori: bottino magro. Ancora una volta.

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