Quando in estate Federico Chiesa è arrivato alla Juventus, non è che c’erano tante facce positive ad aspettarlo. L’ex Fiorentina era stato chiamato dalla dirigenza a raccogliere il testimone di Douglas Costa - un giocatore più forte, più tecnico, più abituato a calpestare i palcoscenici europei e più bravo ad incidere - e negli anni sulle sponde dell’Arno non aveva mostrato un portfolio così ricco da meritarsi il viaggio in direzione Piemonte.
Scalmanato, diretto, verticale, sgangherato: Chiesa rappresentava un esterno con delle peculiarità abbastanza precise. Per quanto fosse capace di dribblare qualsiasi cosa in campo aperto, molto spesso risultava prevedibile e tremendamente limitato negli spazi stretti. Non a caso, alcune delle sue migliori partite sono coincise con il ruolo di sidekick (aiutante), giocando vicino ad un uomo dalle spiccate abilità creative (leggi Ribery).
Serie A
Juventus-Spezia: probabili formazioni e statistiche
01/03/2021 A 21:17

Dove metterlo?

Fatte queste premesse, il 3-2-5 di Andrea Pirlo - con costruttori ed invasori - di matrice Guardiolesca non sembrava l’abito più adatto per un giocatore abituato a dare il meglio di sé in campo aperto. Se pensiamo ad una manovra organica, capace di adoperare palla e spazi in maniera precisa e pulita, un esterno macchiato da periodi di Hero-Ball rappresentava tutto tranne che un buon fit. Ed infatti, ad inizio anno, complice l’arrivo in corsa, è andata esattamente così. Pirlo ha iniziato a impostare la sua filosofia calcistica e Chiesa si è ritrovato sballottato tra destra e sinistra.

Generatore di situazioni

La vera svolta nella stagione è arrivata nella partita di San Siro. Nel 3-1 contro il Milan, che doveva rilanciare le ambizioni scudettate della Juventus, Chiesa ha saputo sfruttare la qualità creativa di Paulo Dybala per muoversi in relazione a lui e trovare una doppietta completamente insperata. "Iso-Fede", proprio come a Firenze con Ribery, si è ritrovato a giocare tante situazione di 1 contro 1 (le sue preferite) e ha dominato lo scontro frontale con uno dei migliori giocatori della nostra Serie A: Theo Hernandez.
Da quella svolta-non svolta nella stagione juventina, il rendimento è decollato. Prendendo in esame le ultime partite, viene da dire che il figlio di Enrico abbia svegliato la Juventus. Contro il Porto ha segnato un gol fondamentale agendo molto bene sul lato debole, contro il Verona ha servito Ronaldo dopo un bellissimo taglio destra/sinistra. Nel 3-0 contro il Crotone è sempre stato una spina nel fianco, dipingendo qualche cross tutt’altro che disprezzabile. Insomma, questa Juve "in bozze" dipende anche (e soprattutto) dagli istinti di Federico Chiesa.

Che cosa dobbiamo aspettarci?

Se l’idea iniziale era quella di forzare un’evoluzione tecnica del nativo di Genova – aggiungendogli delle skill o cambiandogli gli angoli di corsa - finora si è visto poco, ma se invece la volontà era quella di cavalcare l'imprevedibilità del suo gioco, allora l'esperimento sta funzionando. In questa preoccupante afasia creativa bianconera, che risente delle assenze ma non riesce a scostarsi dall’encefalogramma piatto, Chiesa rappresenta quella scheggia impazzita che garantisce un gioco selvaggio ed energico.
Sono tutt’ora convinto che per giocare nella "Juve perfetta" abbia bisogno di sgrezzarsi e capire i momenti della partita - andare a 100 km/h per 90 minuti non è un pregio, ma un limite - però, fino a quel momento, il processo di rinnovamento passa da elementi come lui.

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