Era un tappone, il primo derby-scudetto dopo dieci anni, l’Inter l’ha scalato di forza, al di là degli episodi - tutti "tecnici", che pure hanno inciso - e non sarà facile riprenderla. Alcuni nodi cominciano a venire al pettine. L’Inter di Antonio Conte non ha coppe, il Milan di Stefano Pioli aveva giocato giovedì a Belgrado. Rimane l’impressione di una squadra non perfetta ma compiuta e di un’altra costruita per la zona Champions e non più capace di governare i propri sogni, i propri limiti.
Per garantirsi la difesa che a Coverciano chiamano "bassa", l’Inter segna subito. L’ha fatto anche ieri, con Lau-Toro, di testa, su pennellatina di Romelu Lukaku. Era il 5’. Ancora un po’ di petardi e poi ritirata di gruppo, su ordini dall’alto, con lampi di pressing e tuoni di contropiede.

Conte: "Scudetto? La nostra ambizione deve essere quella"

Serie A
Milan-Inter, 5 verità: Scudetto in mano a Conte, Handanovic top
22/02/2021 A 08:37
Il Milan ne è uscito travolto e stravolto. Zero a tre. Lento per un tempo, con Zlatan Ibrahimovic accerchiato e schermato da Marcelo Brozovic, ci ha provato in avvio di ripresa. E qui, parafrasando Jim Morrison, se a volte basta un attimo per scordare una stagione, a volte non basta una gaffe (quello di coppa, su Cierre) per scordare i due minuti di Samir Handanovic: doppia paratona su Ibra e gran riflesso su Sandro Tonali. Chapeau.

Handanovic - Milan-Inter - Serie A 2020/2021 - Getty Images

Credit Foto Getty Images

Stava premendo, la fanteria di Pioli, e Conte, felice, non pensava alle censure dei fusignanisti, alle menate sul cappotto imbottito che in Europa non tira: in Italia è diverso. Morale della favola: transizione tra Achraf Hakimi (meglio di Theo Hernandez), Christian Eriksen (sempre meglio, scavalcato Arturo Vidal), Ivan Perisic (meglio di Davide Calabria) e raddoppio di Martinez, il migliore del mazzo. Quindi, con il Diavolo sbilanciato in avanti e il totem svedese a caccia di macumbe, ecco lo schema Lukaku: da metà campo allo sparo, con Alessio Romagnoli invano ciondolante dalle sue ante.
Tutto qua. E non è poco. Per la cronaca, e per la storia. Ibra e Luka si sono ignorati. Ognuno per la sua strada. Lo svedese, addirittura sostituito; il belga, un assist, un gol e capocannoniere assoluto (in attesa di Cristiano). Il Milan non è più il Milan d’andata, il "potere" logora, Hakan Calhanoglu, rotella cruciale, è calato e Ismael Bennacer è assenza pesante. Atalanta (0-3) e Spezia (0-2) sono state lezioni, non semplici sconfitte. Piano piano, i valori stanno emergendo.

Pioli: "Cambio modulo? Vedremo. Ibra ha avuto un crampo"

Tranquilli, non scappo. La mia griglia di settembre era: 1) Juventus, 2) Inter, 3) Atalanta, 4) Milan, 5) Napoli, 6) Roma, 7) Lazio. Ci ha messo un po’, Conte, ma alla fine ci è arrivato: abbasso il trequartista, doppio regista, con relativo recupero di Eriksen, non più la destra quale sfogo obbligato, anche la sinistra, 3-5-2 come riferimento sommo. Non unico, però. All’Inter piace attaccare lasciandosi attaccare. Non è da tutti. Ricorda, al netto delle differenze strutturali, la Juventus di Massimiliano Allegri, la tiranna del passo indietro attorno a Leonardo Bonucci (cioè Stefan De Vrij) e Giorgio Chiellini (cioè Milan Skriniar). Fermi restando Lukaku e Martinez: 17 gol l’uno, 13 l’altro, 30 in due. Il fine giustifica i moduli, avrebbe riassunto Niccolò Machiavelli, un tipo molto pratico.
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