Fuori dalla Champions, a rischio quarto posto e senza alcun tipo di gioco: Andrea Pirlo è sull’orlo del baratro. La sconfitta contro il Milan ha aperto una sorta di voragine in casa bianconera. La squadra del presidente Andrea Agnelli, che aveva navigato a vista fino al 9 maggio, si è bruscamente risvegliata dal sogno utopistico coltivato nell’agosto del 2020. L’entusiasmo profetizzato dal presidente non c’è più, ed insieme a lui sono spariti anche i progetti e le sicurezze. La squadra di oggi va sollevata, rivoluzionata e ricostruita dalle fondamenta. Sarà Pirlo ad occuparsene? Cinque motivi per cui sarebbe meglio di no.

1) Perché il progetto è fallito

C’era un progetto, e ieri sera è fallito. Pirlo l’aveva varato con delle frasi molto importanti - "voglio riportare alla Juventus un po' di quell''entusiasmo che è mancato nell'ultimo periodo. E voglio un calcio propositivo, con grande padronanza del gioco" -, ma ieri sera l’ha fatto affondare con la solita prestazione incolore. Sulla carta poteva anche nascere qualcosa di interessante, ma se dopo 10 mesi invece che fare dei passi avanti li fai all’indietro allora non ci sono motivi per riconfermarti. Questo progetto non ha più motivo d'esistere: ne serve un altro al più presto.
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2) Perché stato l'ennesimo ad adattarsi

Le interviste primaverili degli ultimi tre allenatori bianconeri hanno portato con sé sempre il solito verbo: adattarsi. Se per quanto riguarda il 2019 di Max Allegri la situazione poteva essere comprensibile - l'acquisto di Ronaldo aveva ribaltato le carte in tavola - per Maurizio Sarri e per Andrea Pirlo è stato un peso insopportabile. Ogni allenatore è consapevole che sapersi adattare è una qualità molto utile durante la propria carriera, ma se l'obiettivo della società è iniziare un progetto ambizioso, nuovo, giovane e fresco (vedi sopra), forse questo adattarsi è stato il verbo che ha affossato ogni tentativo sul nascere.

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3) Perché serve un cambio di rotta

Basta volti conosciuti. Basta i soliti contratti. Basta riconoscenza. La rivoluzione della Juventus dovrà essere totale. Staccare il cordone ombelicale da tutto quello che è stato il periodo dell'oro di Andrea Agnelli è l'unica soluzione per ripartire. Pirlo è parte di quel legato storico, e per questo non ha saputo imporsi con dei compagni che prima di tutto sono amici. Stop a riconoscenza e amicizia. Più spazio per competenza e la progettualità.

4) Perché non ha dimostrato le Phisique du Role

Per fare l’allenatore servono tantissime qualità. Molti dicono che sia un mestiere difficilissimo. Pirlo avrà anche scritto una tesina interessante, ma non ha mai dimostrato di essere il padrone della situazione. Ha usato parole di circostanza, ha recitato frasi scontate, si è limitato a condurre la nave. Solo ieri sera, quando ormai aveva capito che la sua storia stava per finire, ha parlato in maniera rassegnata e ha confessato tutte le sue debolezze. Ad un giovane allenatore come lui serve fare esperienza. Gli serve ripartire da qualcosa di più semplice. Solo in questo modo potrà scoprire cosa vuol dire essere un allenatore.

5) Perché serve fare la gavetta

E proprio ricollegandomi a quello scritto qua sopra, il modo giusto per ricostruirsi da allenatore è proprio la gavetta. La categoria inferiore o anche l’affiancamento. Sono in pochissimi quelli che hanno saputo bruciare le tappe, e Pirlo non è tra questi. Il suo allontanamento da Torino sarà propedeutico a sviluppare le sue idee. Deve capire i giocatori. Deve migliorare la personalità e la gestione. Deve capire le partite. Insomma, è ancora tutto da fare.

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