C'è la pausa per le Nazionali e anche gli allenatori prendono un po' di respiro. Gasperini però va all'attacco e si confessa all'Eco di Bergamo. Il tecnico dell'Atalanta se la prende contro chi pensa che la squadra nerazzurra sia ancora quella squadretta da cui prendere giocatori su giocatori durante il mercato. Gasp aggiunge un carico da 90 alle sue dichiarazioni con quel “siamo una squadra che dà fastidio”. Tra programmazione e il caso Gomez ormai dimenticato, ci si pone anche un quesito sulla seconda parte della stagione: meglio vincere la Coppa Italia o ritrovare il posto in Champions? “Se dovessi scegliere direi Champions”.

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Serie A
Gasperini: "Juve-Napoli? Meglio due feriti che un morto"
29/03/2021 A 11:02

È un'Atalanta che cresce

Qui mi sento a casa, e nel futuro vedo un’Atalanta più forte. Assolutamente più forte… Due anni di Champions ci hanno migliorato dal punto di vista tecnico e mentale. Il club è cresciuto economicamente e in esperienza. I Percassi sono diventati ancora più bravi e più forti. E tra le concorrenti vedo problemi economici, mentre noi abbiamo bilanci fortissimi. Bene, ora si tratta di mettere a frutto questo vantaggio

Pasalic a segno durante Atalanta-Spezia - Serie A 2020/2021 - Getty Images

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Ci vuole programmazione sul mercato

La squadra ha un nocciolo duro molto solido e c’è la possibilità di migliorare passando dalla programmazione. Non servono gli arrivi last minute, non sono funzionali. Le operazioni giuste sono Romero e Maehle presi in anticipo, i Pessina. Soddisfatto in vista del mercato? Relativamente soddisfatto. Ma rispetto alla stagione scorsa siamo sicuramente più avanti, le idee sono molto chiare. Diciamo che le idee sono sul tavolo. E non voglio più sentire che “è difficile migliorare”, perché tutto si può migliorare. Sul piano numerico serve avere equilibrio in tutti i reparti. A Verona giocavamo con 4 uomini d’attacco ed è già un’eccezione rispetto ai soliti 3. Poi sono entrati Pasalic, Ilicic e Kovalenko. E c’era Lammers in panchina. Qui ci sono ragazzi eccezionali, ma queste situazioni sono molto pericolose per l’allenatore. Otto giocatori sono troppi. E non c’è più Gomez

Problemi con Gomez?

In autunno, dopo un grande avvio, le due soste per le Nazionali hanno portato gravi danni, la nostra solidità non c’era più. La squadra era come spezzata, aveva poco dinamismo e non c’era equilibrio. Quella non era più la mia squadra, non mi piaceva più. Tutta colpa di Gomez? No, certo che no. Ma io dovevo correre ai ripari perché così la squadra non mi convinceva per caratteristiche tattiche, mentali, di personalità. Poi è successo quel che è successo…

Gian Piero Gasperini e Alejandro Papu Gomez si spiegano durante una partita dell'Atalanta - Serie A 2018/2019 - Getty Images

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Noi intrusi tra le big?

Pensiamo alla nostra dimensione. Si giocava per la salvezza, poi per restare tra le prime 10, adesso siamo lì con le big. E solo Inter e Juve forse hanno qualcosa in più, con le altre siamo competitivi, lo confermano le partite giocate. Poi magari Milan e Napoli spendono 100 milioni e si allontanano, ma di rimanere con queste squadre lo puoi pensare. Intrusi? Per dimensioni sì. Ma bisogna muoversi in anticipo. C’è tutto per poterlo fare e devo dire che quest’anno si sta già programmando e ci si sta muovendo

Ci trattano ancora come una squadretta

Penso ai “rumor” di mercato sui nostri giocatori. Ci trattano ancora come la squadretta nella quale fare razzia. Forse vogliono creare disturbo senza rendersi conto che qui il club e l’ambiente sono forti, molto forti. Io sono d’accordo con chi dice che conta il campo. Siamo l’Atalanta, non ci faremo distrarre. Per qualche ragione diamo fastidio un po’ a tutti. Per quelle davanti siamo degli intrusi, per quelle dietro un’occasione di rivalsa

Obiettivi per fine stagione?

Meglio un posto in Champions o vincere la Coppa Italia? Noi giochiamo per tutto, ma forse se proprio devo scegliere preferisco tornare in Champions League. L’Inter è andata, il Milan è a +4 e non sono pochi, la Juve è lì, il Napoli ora è accreditato, le romane sono un pericolo. E noi lì, tra tante corazzate mediatiche

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