Il Milan non vede l'ora di ritrovare Ibrahimovic e il 6 gennaio potrebbe essere la data utile per riabbracciare lo svedese che non gioca dal 22 novembre, dal giorno del successo in casa del Napoli. Da allora i rossoneri si sono dati da fare e sono ancora in testa alla classifica, anche senza il loro leader. È innegabile però il valore aggiunto che Ibrahimovic è riuscito a dare a questa squadra dal suo arrivo. Ad un'intervista a Sportweek, lo svedese ha spiegato il perché di questo suo feeling con il Milan, la squadra che lo ha fatto “sentire a casa” in tutta la sua carriera.

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Quando rientra Ibra? Obiettivo Milan-Juve del 6 gennaio
26/12/2020 A 11:40

Cosa ho chiesto a Babbo Natale?

Per me non chiedo mai niente. Sono io Babbo Natale, sono io che porto i regali a tutti i miei 27 bimbi. Due sono in Svezia e gli altri 25 a Milanello. Quest'anno tanti complimenti, per quello che abbiamo fatto e per quel lo che stiamo facendo. Ne abbiamo perse pochissime. Non so se è grazie a me, ma qualcosa ho fatto, qualcosa ho portato dentro. Quando sono arrivato a gennaio scorso, il Milan era 12°. E avevano già scritto il finale, avevano già giudicato prima di vedere i risultati, non c'era partita. Invece siamo arrivati al top, stiamo dimostrando di essere parte del top e ora bisogna continuare così

"Al Milan mi sento a casa"

Ho giocato in tanti club e ho rispetto per tutti i miei club. Grandi ricordi, ma il Milan è il club dove mi sento a casa. Vado a Milanello ogni mattina e non ho fretta di tornare a casa, perché sono a casa. Mi sono sentito così la prima volta che sono venuto al Milan, era il 2010. Con Galliani e Berlusconi, con la squadra, tutti quelli che lavoravano li, c'era un altro feeling, un'altra atmosfera. Ti facevano sentire a casa. "Sei a casa tua, fai quello che vuoi però devi portare i risultati". Questo mi piaceva perché potevo essere me stesso e allo stesso tempo giocavo per uno dei club più grandi al mondo. Per questo per me il Milan è il top of the top. A Milano ho tanti amici, non sarà strano per me viverci anche quando avrò smesso di giocare. In questi dieci anni è cresciuta tanto, è molto internazionale, mi piace. E mi spiace per questo Covid

Zlatan Ibrahimovic

Credit Foto Getty Images

Magie?

Ne ho fatte tante, troppe. La più importante è aver fatto la differenza in campo. A tanti sembra impossibile che io, alto quasi due metri, sia capace di fare quello che faccio. E non l'ho fatto solo una volta, l'ho fatto tante volte. Questo mi piace. Quando ero piccolo avevo in testa di diventare più completo possibile, non volevo essere bravo solo nel dribbling o nel tiro o di testa. Io volevo essere il più forte in tutto. Sono completo, questa è la mia magia. Io sono focus. Quando faccio una cosa, devo raggiungerla. Quando sono in campo sono 200% focus e pretendo lo stesso da tutti i compagni. Poi dopo scherziamo

Ibrahimovic e il Pallone d'oro

Non cambierei i miei 12 Guldbollen per uno di France Football. Perché per me significano continuità. Ho visto tanti che hanno vinto Mondiale, Europeo, Champions League, anche il Pallone d'oro, hanno avuto un anno meraviglioso, fantastico, poi dopo sono spariti. Invece io sono nel game da 25 anni. Sempre al top. Sempre al top. Allora non cambio niente per una cosa, perché una cosa è come un ko, un colpo fortunato, Questo non è un one lucky shot. C'è una grande differenza

"Milan, la sfida più bella"

La vittoria è la mia droga. È difficile spiegare, però quando sono in campo io devo vincere. A tutti i costi, ma sempre. Ho un rating di vittorie in allenamento, nelle partitelle, del 95%. Non è una bugia. Quando perdo si vede, ma non capita spesso perché non perdo. Sono troppo fissato di vincere, ma troppo. Forse si è capito anche con la squadra, come nel pareggio col Parma. Forse sei mesi fa sarebbero stati contenti, invece stavolta erano tutti incazzati e il giorno dopo lo erano ancora. Così deve essere. (In assoluto, droga è una parola brutta. La gente che si droga è gente debole. Quelli che hanno tutto e si ammazzano non li rispetto, In strada c'è gente che non mangia, dorme sotto i ponti e non molla, perché è forte). Ho vinto in tutti i club dove ho giocato, ma quest'anno col Milan è di sicuro la sfida più bella e più difficile della mia carriera. E vediamo come finirà, perché se mi torna qualcosa sarà la vittoria più bella, il meglio che ho fatto. Non ho paura di sognare che possiamo riuscirci

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