La lezione che l’Inter ha inflitto alla Juventus era stata anticipata dal Sassuolo (in dieci). Solo che molti tifosi, quando il saggio indica la luna, preferiscono guardare il dito del risultato: è più comodo. Antonio Conte si è messo in tasca Andrea Pirlo, lasciandogli non più di un paio di tiri, uno all’inizio (di Adrien Rabiot) e l’altro alla fine (di Federico Chiesa), entrambi murati da Samir Handanovic.
Per il resto, solo Inter. Lo scarto non le rende giustizia. Non aveva ancora segnato in campionato, Arturo Vidal: eccolo. Di cresta, su cross di Nicolò Barella. Che a destra, con Achraf Hakimi, ha fatto terra bruciata. Conte ha praticato il suo calcio, un calcio di morsi, di trappole, di folate. Cosa avesse in mente Pirlo, non lo so. Non l’ha capito nessuno: nemmeno chi avrebbe dovuto. Con il Milan ci furono almeno le fiammate di Chiesa. Questa volta, calma piatta. Come se, per aver schierato Giorgio Chiellini e Gianluca Frabotta, un antico cardinale e un giovane seminarista, la squadra avesse paura di «peccare»: così facendo, avanzava al ritmo di un insulso torello che i dirimpettai spezzavano in scioltezza per armare contropiedi micidiali, molti dei quali sciupati da Lau-Toro Martinez.
Vidal, «dura l’ex sed l’ex», si mangiava Rabiot; Cristiano Ronaldo e Alvaro Morata, fra i peggiori, non riuscivano a trovare né posizione né munizioni, anche perché Aaron Ramsey era un fiammifero bagnato e Rodrigo Bentancur pascolava nei paraggi di Leonardo Bonucci: palla indietro tipo rugby, sempre. Con Marcelo Brozovic principe delle zolle là dove il pressing di Madama era uno sbuffo di cipria.
Champions League
Inzaghi: "Con lo Shakhtar non sarà decisiva"
2 ORE FA

Marcelo Brozovic

Credit Foto Getty Images

L’Inter ha mollato il possesso ad avversari spersi nel loro labirinto, apallici e grevi. Alessandro Bastoni poteva serenamente avanzare, il duello tra Chiellini e Romelu Lukaku era roba da massimi, se non proprio il massimo. Immagino che Stefan De Vrij e Milan Skriniar non si aspettassero una notte così tenera.
Di solito ha cali di tensione, la Juventus. Non li ha avuti per il semplice fatto che non si è mai accesa. Nemmeno quando Pirlo ha inserito Dejan Kulusevski e Weston McKennie. Aggrappata alla roccia, esclusivamente su «procura» interista, fino al sigillo di Barella, il migliore, su sciabolata di Bastoni. Per carità, le assenze (Matthijs De Ligt su tutti): ciò premesso, il disastro del centrocampo riflette lo spirito di una squadra che mai, e sottolineo mai, ha supplito ai troppi limiti, di gambe e di testa. E attenzione: non è la prima volta che ci casca. Dopo nove scudetti, il verdetto del campo fissa, probabilmente, un confine: se non, addirittura, un passaggio di consegne. Soprattutto se pensiamo al 2-0 che Ramsey e Paulo Dybala avevano firmato l’8 marzo scorso, in capo a una trama letteralmente rovesciata. L’Inter, da parte sua, rafforza la candidatura al titolo, Milan permettendo. Armonica e ormonica persino in difesa, reparto che nelle ultime uscite proprio un bunker non era sembrato.

Dejan Kulusevski - Juventus - Serie A 2020-2021

Credit Foto Getty Images

Conte allenatore non aveva mai battuto la Juventus. Ditelo a Pirlo: non c’è stata gara. E mercoledì ce ne sarà un’altra: con il Napoli, per la Supercoppa. Massimiliano Allegri gestiva troppo, il tuffo nell’estetica sarriana non ha funzionato, il codice Andrea oscilla fra partitone (3-0 a Barcellona, 3-1 al Milan) e partitacce (0-3 Fiorentina, 0-2 Inter). E la classifica, implacabile, non dà tregua.

Inter-Juve: Pirlo a lezione da Conte

Calciomercato 2020-2021
Juve-Chelsea, duello anche per Tchouameni
IERI A 08:02
Liga
200 nella Liga, Karim Benzema: un fuoriclasse sottovalutato
23/09/2021 A 15:47