Dente avvelenato come da copione. Il neo-acquisto del Cagliari, Radja Nainggolan, ha parlato in un'intervista concessa al Corriere dello Sport delle scelte fatte in carriera, ultima delle quali quella di lasciare l'Inter per tornare in Sardegna e di ciò che sta accadendo a Roma con Nicolò Zaniolo, finito in un "tritacarne social" come accadde a lui: "Se Di Francesco mi chiama, io ci sono. ​Non sono preoccupato del fatto che non gioco da tanto, pensa è vero il contrario. Io nella vita sono uno che si diverte solo se gioca. Covid? Sì, quest’anno in campo stiamo difendendo molto più che un risultato: stiamo difendendo il campionato dal virus. Perché il Covid prima ha ucciso il calcio, poi le vite di tutti noi, e alla fine ha ucciso il mondo. ​Non sono pessimista, sono solo lucido. Io ho avuto il Covid, e sono stato fortunato. Non ho avuto una linea di febbre, ma sono preoccupato. Sono preoccupato per gli effetti della crisi. Per tutti quelli che hanno avuto il lavoro e le attività distrutte. E poi ovviamente per gli altri, per gli anziani, per i più deboli, per chi si ammala e con questo virus rischia la vita. Spero che li vaccinino subito, per primi".

Il rapporto con Conte

"​(Sospiro ndr.) È un grandissimo tecnico. Ma sono rimasto ferito quando dopo avermi concesso solo otto minuti di partita mi ha indicato come un responsabile di tutto. Che potevo fare in otto minuti? Ma non ho aperto polemiche allora, non lo faccio nemmeno adesso. È andata così. Io sono integro, sano. Non ho mancato un allenamento, non ho fatto un minuto di ritardo".
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Roma

"Se rimpiango la Roma? Sì. È una città in cui ho passato quattro anni e mezzo importanti. I tifosi a Roma ​non si dimenticano di me. Vuol dire che qualcosa di importante in questa città l’ho lasciato. Eravamo entrati in una fase finale della Champions, ma abbiamo festeggiato e siamo stati festeggiati, a Roma, come se avessimo visto uno Scudetto. Poi l’anno dopo quella squadra è stata smantellata. Ecco, questo è uno dei miei rimpianti. A Roma avevano una squadra forte. Dicono che io creavo problemi. Invece, come sa chiunque abbia giocato con me, io ero e rimango un uomo-spogliatoio".

Il caso Zaniolo

"Vedo che sta subendo quello che ho subito io. Lo hanno messo nel mirino. Io ci sono passato e l’ho pagata. Voglio dirlo chiaramente: ho sbagliato io (in occasione del celebre video di capodanno ndr.), non dovevo bere, non dovevo comportarmi così. Ma chi è che non fa un errore, nella vita? Mi rivedo in Zaniolo perché anche io sono attaccato, trollato sui social. È facile essere messi in mezzo. L’unico modo è ignorare, fregarsene. Io non faccio il maestro di vita che dà consigli. Ma l’unico modo che ha per rispondere è il campo. Per il resto deve farsi forza e andare avanti. A chi lo attacca risponderà con le prime partite che gioca".

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Giulini

"Se sono tornato è perché mi ha voluto lui. Ha un progetto, è ambizioso, vuole vincere. E io condivido questo sogno. Sono tornato nella città dove vivono le mie figlie, questa è stata una molla per me. Uno dei motivi più belli per cui lo faccio".

La Juventus

"​Gli Juventini mi attaccano perché mi dicono che "non ho vinto nulla"? (Sospira ndr.) Una sciocchezza assoluta. Io ho scelto di non andare con chi vinceva. So che potrebbero dire che alla Juventus non mi hanno voluto, ma basta che chiedano ai loro dirigenti, ai loro direttori sportivi. ​La Juventus è stata la squadra più forte per un decennio e io a vincere con i più forti non mi diverto...".

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