Juventus-Crotone era la partita giusta per saggiare la tenuta del ginocchio di Paulo Dybala. Una partita facile contro un avversario modesto. E invece, alla vigilia, Pirlo ha dovuto spiegare che per il ritorno in campo dell'argentino si sarebbe dovuto aspettare ancora. Il responso medico parlava di uno stop di un paio di settimane, ma l'assenza si è allargata oltre il mese e mezzo. I tifosi si stanno preoccupando: quando tornerà Paulo?
Finora è stata una stagione particolare quella dell'argentino. Il Covid, gli infortuni, il dentro e fuori dal campo: Paulo le ha viste proprio tutte. Stefano Sorrentino, ex portiere di Serie A ed opinionista per Pressing, dopo il derby con il Torino ne aveva parlato così: "Il Paulo che ho conosciuto e che conosco io non è quello dell’altra sera. Secondo me influisce, negativamente, anche la condizione fisica. Si vede che non è fresco, non è brillante e questo alla lunga fa la differenza. C’è da dire che si è trovato costretto a fare i conti con un infortunio e con il Covid. Adesso deve ritrovare la sua forma fisica".
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In effetti, la stagione di Dybala è stata un continuo litigio con il campo. Tra ottobre e febbraio, l'argentino ha messo insieme 16 presenze con 3 gol e 2 assist, tra tutte le competizioni. Un bottino molto magro per l'ultimo MVP della Serie A. Un fatturato troppo scarno per uno dei giocatori più decisivi nell'ultimo quinquennio bianconero.

La stagione di Dybala, in pillole

Dopo aver saltato a piè pari i primi tre impegni stagionali, Pirlo decide che la Champions League può essere il palcoscenico giusto per regalare i primi minuti al proprio numero 10. La partita è quella contro la Dinamo Kiev, il punteggio è più o meno al sicuro e l'avversario sembra innocuo. Giudizio: in ripresa. Pochi giorni dopo è il turno dell'Hellas Verona. Con la maglia disegnata da Pharrell Williams, l'argentino si fa vedere estremamente propositivo. Finisce tra i migliori, da segni di vita e colpisce anche una traversa. Giudizio: molto bene.

Paulo Dybala

Credit Foto Getty Images

Seguono diverse partite in campionato e altrettanti impegni in Champions, ma la strada del rientro di Paulo si rivela un sentiero molto più ripido di quanto ci si possa aspettare. Quello che dopo il Verona sembrava un recupero in via di sviluppo, nel mese di novembre prende una piega piuttosto strana. La Juve inizia a convivere con le difficoltà del nuovo ciclo, Pirlo ha tanto bisogno di punti, Morata diventa imprescindibile e Dybala retrocede a terza/quarta scelta. L'argentino chiude 30 giorni infernali con 30 minuti di media in campo e un solo gol.
Ma se novembre risulta tragico, dicembre, se possibile, va fin peggio. Di 7 partite mensili, Paulo ne gioca solo 4. Con 46 minuti di media in campo, la tabella clinica inizia ad essere davvero preoccupante. I tifosi sbuffano, lui ci soffre e la squadra non ingrana. Poi, dal nulla, arriva la luce. Anzi, la Joya. La partita di San Siro come quella dell'annunciazione. Contro il Milan capolista, Paulo torna in sé. Fornisce due assist decisivi, guida i suoi alla vittoria e si prende gli applausi di critica e pubblico. Ufficiale: l'MVP è tornato.

Milano e niente più

Con un motore al massimo, una vittoria scaccia-pareggite (la Juve ne ha sofferto ad inizio anno) e un Paulo Dybala in piena forma, la stagione della Juventus prende dei contorni più consoni. L'argentino è riuscito a fornire un'alternativa tattica al proprio allenatore, e la Juventus si è seduta al tavolo dello scudetto. Gennaio sembra mettersi in discesa, ma i bianconeri non hanno fatto i conti con il destino: cinico e baro. Passa appena una partita - Sassuolo - e Dybala torna inutilizzabile.
Il ginocchio sinistro inizia a fargli male, e la pausa è l'unica medicina. Salta tutta la Coppa Italia, la finale di Supercoppa Italiana, le ultime sei di campionato e la trasferta europea contro il Porto. Dodici partite consecutive senza vedere il campo. Complessivamente, su 34 impegni stagionali, Dybala ha giocato per 859 minuti: 53' di media.

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Cosa fare con Dybala?

Arrivati agli inizi di marzo - con ancora due mesi di stagione da giocare - è necessario pensare al futuro. E con il futuro andiamo direttamente al 2022: l'anno di scadenza del contratto. Il tira e molla per il rinnovo va avanti da troppo tempo. In un'intervista alla CNN, Dybala ha ricordato quanto accaduto l’estate 2019: "sembrava che la Juve non volesse più contare su di me". A impedire lo scambio con Lukaku era stata la sua volontà di rimanere: "Non avevo vissuto un anno positivo (2018-19, ndr), quindi non volevo andarmene lasciando un brutto ricordo. Avevo regalato tanti bei momenti alla Juve e non era giusto che finisse in quel modo".
In queste parole, come ho già scritto in passato, c'è tanto juventinismo. Dybala è più tifoso della Juve di quanto lo siano certi tifosi. Però, spesso e volentieri, essere tifosi di una squadra non coincide con la possibilità di rimanerci a giocare. Come con le donne: amarle non vuol dire essere ricambiato. Per cui, ad un anno dalla scadenza, la Juve cosa deve fare con Dybala?
Soluzione A: venderlo, ricavare il denaro utile per rifondare un progetto tecnico e osservare uno dei talenti più cristallini del pianeta dominare l'Europa. Inoltre, con la probabile partenza di Cristiano Ronaldo (lui si che sarebbe una follia rinnovarlo), i bianconeri si ritroverebbero un reparto offensivo tra i più poveri d'Europa.
Soluzione B: rinnovarlo, aspettarlo e rimetterlo al centro del villaggio. Con l'addio di CR7 datato estate 2022, Dybala sarebbe l'anello di congiunzione tra passato e presente.

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