Lazio-Roma, stasera. Polvere di stelle, polvere da sparo. I derby sono così, sempre. Non importa dove, non importa perché. Nella capitale il confine è più chiassoso e passionale che altrove. La Roma americana dei Friedkin (al debutto) e la Lazio lotitiana. Il futuro global e l’avvenire local, nel segno di una rivalità che neppure il Covid ha domato: si pensi alle gaffe del virologo Roberto Burioni, lazialissimo. La scorsa stagione finirono entrambi 1-1.
Sarà il primo a porte chiuse, senza popolo dentro e con troppa gente, si teme, fuori. L’Aquila è ottava, la Lupa terza a tre punti dall’Inter, seconda. Simone Inzaghi ha già perso cinque volte, Paulo Fonseca due («tavolino» di Verona escluso). Non fidatevi di Zdenek Zeman: i derby erano speciali anche quando li definiva normali, fra le nuvole di fumo che, in attacco, diffondevano il più gustoso degli arrosti.
A Parma la Lazio ha vinto senza attingere ai gol di Ciro Immobile. All’Olimpico la Roma, rimontata, ha rimontato l’Inter. Sarà una sfida spagnoleggiante, se consideriamo, in ordine sparso, Gonzalo Villar e Pedro; Borja Mayoral, Patric e Luis Alberto; Pepe Reina e Pau Lopez, il problema diventato soluzione; e l’ondivago Carles Perez. Todos caballeros.
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Lazio-Roma: probabili formazioni e statistiche
14/01/2021 A 19:01
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Il calcio della pandemia non è noioso. I muri fanno acqua, i gol fioccano, le partite sono torte che l’obesità del calendario ha diviso in fette; e attenzione alle ultime briciole, nascondono spesso la sentenza. O la ribaltano, addirittura. Fonseca e Inzaghi difendono a tre e procedono per folate; più torrenziali, i romanisti, più elaborati i laziali. Lucas Leiva, Sergej Milinkovic-Savic e Luis Alberto formano un triangolo da scudetto.
Ciro non si discute, come non si discute Edin Dzeko al netto di uno smalto che il virus ha ingrigito. L’uno è un «nove» che ha riequilibrato il rapporto fra diritti e doveri: giocare per sé significa giocare per tutti. E viceversa. L’altro, il bosniaco, uno specialista prezioso nelle sponde, la torre di controllo attorno alla quale rullano e decollano Lorenzo Pellegrini e Henrikh Mkhitaryan.
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La Roma mette la freccia a sinistra, Leonardo Spinazzola; la Lazio a destra, Manuel Lazzari. Se Fonseca è cittadino d’Europa, Inzaghi è un italianista evaso dal piccolo mondo antico che lo crebbe. Le coppe vinte ne incarnano e riassumono gli studi e la maturità.
Toccherà a Felipe Caicedo, immagino, affiancare la scarpa d’oro. Nella Roma è ancora in dubbio Pedro, i cui «tagli» sono bisturi travestiti da lamette. La terra di mezzo farà da bussola: e Jordan Veretout già sprizza furore da ogni poro. Fra gli scalpi della Lazio figura una grande: il Napoli, surclassato per 2-0. Il carniere della Roma,implacabile con il ceto medio, è ancora vuoto.
Sono squadre dall’equilibrio fragile e l'appetito vorace: l’ennesimo pareggio lascerebbe, comunque, un buco nello stomaco. Per fortuna, il derby è sempre il derby. Un’ordalia che sfugge al pronostico come il filo dell’aquilone a un bambino felice ma distratto.

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Inzaghi: "Sappiamo tutti che cosa sia un derby a Roma"

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