La sfida tra Milan e Juventus, che mercoledì a San Siro suggellerà il turno della Befana, ha contribuito a scrivere la storia dello sport e, soprattutto, la cronaca di un periodo epocale, tragico. Era la sera del 12 giugno di un anno fa e il calcio, falciato dal Covid come tutto e come tutti, ripartì proprio da Juventus-Milan. Era il ritorno della semifinale di Coppa Italia (1-1 all’andata). Nello Stadium deserto, le uniche emozioni furono il rigore che Gigio Donnarumma pizzicò a Cristiano Ronaldo e il rosso ad Ante Rebic. Poi più niente: 0-0 e avanti i sarristi.
In campionato, al Meazza, ci si scannò il 7 luglio: 4-2 per il Diavolo al culmine di un’altalena invero singolare. Coast to coast di Adrien Rabiot, graffio di Cristiano e quindi rimontona: Zlatan Ibrahimovic dal dischetto, Franck Kessié, Rafael Leao e Rebic. La Juventus si stava avvicinando, barcollante, al nono scudetto. Il Milan di Stefano Pioli, zitto zitto, stava preparando una sorta di rivoluzione. Non fu una tappa: fu una svolta.
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La capolista non perde dall’8 marzo, quando si arrese 1-2 al Genoa: in casa, per giunta. Andrea Pirlo, lui, ha ereditato una Juventus sazia, dal mercato confuso, che fatica a domare l’ordinario, cosa che in passato era la sua forza. Dallo 0-2 al 3-0 con il Barça nel segno di Cristiano-no Cristiano- sì, dal 4-0 di Parma allo 0-3 della burrasca viola.
Pioli ha ritrovato Simon Kjaer. Da Ibra, il gruppo ha imparato a non mollare; e a reagire, sempre. Lo ha dimostrato persino a Benevento, in dieci dal 33’ (espulso Sandro Tonali). Stava già vincendo (penalty di Kessié), ha raddoppiato con Leao (gran gol), ha colpito due pali (a uno). Fortuna? Il rigore sciupato da Gianluca Caprari. Le parate di Donnarumma e il mestiere di Kjaer non sono baci del destino. Sono risorse. E occhio: senza il totem svedese, Theo Hernandez, Ismael Bennacer, Alexis Saelemaekers.

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Madama, da parte sua, ha liquidato l’Udinese con un 4-1 sintesi di vecchi indizi più che di nuovi inizi: doppietta e assist di Cristiano, gol di Chiesa. I migliori. Mancava Morata che - come Alex Sandro, ultima preda del virus - mancherà pure al Meazza. E Paulo Dybala? Ha suggellato l’ordalia dopo averla solcata a bordo di una zattera, naufrago di sé stesso, più trequartista che punta, più mozzo (di Aaron Ramsey) che ammiraglio. Rete a parte, i friulani hanno timbrato addirittura due legni, a conferma di una difesa che, non appena allenta il cappio, tutti prendono al lazo. I dieci punti di distacco, in attesa di recuperare il «tavolino» con il Napoli, tengono prigioniera la Signora, in ritardo anche su Inter (9), Roma (3) e Napoli (1). Le montagne russe che ne hanno sin qui scandito la stagione costituiscono una tendenza ambigua, insidiosa.
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Un passo falso sarebbe la resa. Milan e Juventus erano alleati. Calciopoli li spaccò. Silvio Berlusconi e Adriano Galliani sono «esuli» a Monza; di Andrea Agnelli si dice che prima o poi finirà in Ferrari. Intanto si gioca. Una squadra senza Ibra contro un Cristiano con poca squadra. Al Diavolo il pronostico.
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