Secondo una notizia riportata dall’AGI (ma non del tutto certa), nel 2018 il dottor He Jiankui dell’Università di Shenzhen è riuscito a portare a termine l’esperimento genetico dei bambini migliorati. Attraverso l’inserimento di una sequenza esterna di DNA, ha apportato una conversione nelle cellule creando due gemelle resistenti all’HIV.
Domenica pomeriggio 21 febbraio 2021, mentre l’Inter distruggeva il Milan prendendosi la leadership del campionato di Serie A con 4 punti di vantaggio sui rossoneri, ho ripensato al dottor He: e se anche Lukaku fosse un calciatore geneticamente modificato e migliorato?
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Inter, Milan: piano piano, la differenza sta emergendo
22/02/2021 A 13:30

He’s made bruschetta out of him

La prestazione offerta nella stracittadina è stata abbastanza emblematica. Nei primi minuti ha sventrato Romagnoli servendo a Lautaro un colpo di testa tra i più facili in carriera. Poi, ha mandato al tiro Perisic. Quindi ha fatto la pared per spedire Hakimi in profondità nel 2-0 e poco dopo ha chiuso la partita con il gol del 3-0. Sofascore lo ha premiato con un 8 in pagella.
Nel correre verso la bandierina dopo aver bucato Donnarumma, indicandosi il petto come Cristiano Ronaldo al Camp Nou, ha issato la sua figura al cielo. I compagni lo hanno affossato di abbracci e lui non si è mosso di un centimetro. Mi è sembrato il macigno del settimo canto dantesco. Inscalfibile ed eterno.

Capitolo 1, Adriano

Nel 2018, attraverso un'intervista a thePlayersTribune.com, Romelu Lukaku ha parlato del suo approccio al gioco del calcio. "Ogni partita è come una finale. Al parco, alla scuola materna: sono tremendamente serio. Non faccio giochetti, io voglio provare ad ucciderti (sportivamente e fisicamente parlando)." Parole e musica di un uomo con cui è meglio non scherzare, soprattutto quando è in campo.
Un comportamento molto simile a quello che teneva Adriano: l’imperatore. Mai come in questi due anni di Serie A abbiamo riprovato quella sensazione riconducibile al 2004-2005. Quella potenza, quel sinistro, quella facilità di aprire gli avversari come scatolette di tonno. Rom e Adri sono due giocatori abbastanza diversi, ma l'idea di essere (o essere stati nel caso del brasiliano) due bug nel sistema della Serie A li fa sembrare più vicini che mai.

Capitolo 2, Eto’o

Quante volte avete sentito la frase "questi giocatori erano allenatori già in campo"? È una frase un po’ inflazionata che oltre a non rendere alcun concetto esplicito banalizza le difficoltà del ruolo. Spesso e volentieri, per allenare la passione non basta. Con Big Rom però il discorso ha preso un’altra prospettiva. Diventerà un allenatore? Questo non ci importa. Vederlo in campo ci ha aiutato a cambiare il punto focale della questione.
Lukaku è la perfetta sintesi di due qualità: leadership e capacità di mettersi al servizio della squadra. La comparison? Troppo facile: Samuel Eto’o. Mai come nel 2010 abbiamo visto un fenomeno sacrificare sé stesso per il bene comune. Oggi il sistema di Conte non chiede a Lukaku il sacrificio che Mou richiedeva ad Eto’o, ma dal lavoro senza palla e dell’abilità nel dirigere i compagni - credendo nell’obiettivo - sta passando tanto dalla stagione nerazzurra. Trust the process.

L’arte di fare gol – Vieri&Weah

Citiamo i freddi numeri, così per vedere l’effetto che fanno. 81 partite con la maglia dell’Inter e 57 gol. Una rete ogni 112’. Progressioni, tocchi in area, botte con il mancino, opportunismo e grandi colpi di testa: roba da Vieri e Weah.
In un’intervista del 2020 ai microfoni di Inter Tv, condotta da Lukaku in persona, fu proprio Bobone a suggerire questo paragone. "Tu assomigli a me. Sei alto come me, sei grosso come me (noi pesiamo 100kg), sei mancino come me, giochi per la squadra, fai gol, fai far gol. Io ho fatto per tanti anni il bomber quindi ora tocca a te." E pensandoci bene, oltre alla stazza disumana, c’è tanto di Christian Vieri in Romelu Lukaku. Il sentire la porta, la capacità di incidere, la sottovalutata abilità tecnica. Forse, dopo tanti anni di ricerca, Bobo Vieri ha trovato il suo erede.
Per Weah il discorso è un po' differente - non ci sono stati passaggi di consegna tra i due - ma comunque indicativo. Nel gol contro la Lazio del 14 febbraio - in cui Rom asfalta Parolo buttandosi la palla avanti e andandosela a riprendere - c’è tanto del primo Pallone d’Oro africano. Forse Weah era più abile nel saper spostare la palla, ma se ripenso a quel gol contro il Verona - manifesto del calcio weahwiano - c’è solo un uomo che potrebbe replicarlo: Romelu Lukaku.

Il QI calcistico

Dulcis in fundo, dopo aver citato quasi tutte le abilità tecniche che un bipede possa desiderare, non poteva che mancare l’intelligenza. La più grande qualità nelle partite di Big Rom. Il belga è sempre catalogato come "potente" ma, come diceva Ronnie in quell’iconico spot Pirelli, "la potenza è nulla senza controllo".
Prendendo qualche dato da FbRef.com, Lukaku appare in diverse classifiche "poco convenzionali" per un attaccante di Serie A. Tralasciando i gol, il belga è per gol+assist p90 (1.18), per xA (5.2), per azioni da gol create e per conduzioni all’interno dell’area di rigore. Inoltre, per plus/minus e per plus/minus p90.
Oltre a condensare leadership, straripanza fisica, universalità nell’incidere e qualità nell’assist, l’ex United è anche un giocatore iper intelligente. Conosce i momenti del match e sa quando è ora di incidere. Sa segnare e sa passare. Se mai l’Inter dovesse vincere questo scudetto, non accalcatevi per eleggere l'MVP: è già stato assegnato.

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