“No more pazza Inter” aveva detto Antonio Conte al suo insediamento milanese nell’estate del 2019. Il tecnico leccese voleva cambiare quella mentalità di squadra pazza, da sempre etichetta dei nerazzurri, per trasformarla in un team più solido e concreto. Meno rimonte da sogno - e altrettanti crolli improvvisi - ma più continuità per arrivare al successo. Un anno e mezzo dopo possiamo dire che l’esperimento è riuscito al 50%, ma l'occasione per cambiare c'è. Negli ultimi anni, oltre all’etichetta di pazza, la squadra nerazzurra si è tirata dietro anche un brutto rapporto con il mese di gennaio. I punti lasciati per strada e la discontinuità hanno contrassegnato il primo mese dell’anno come "quello della verifica": se i nerazzurri, in lotta per qualcosa di importante, superano questo ostacolo allora possono sognare. Altrimenti, si torna nell’oblio.
I campionati non si vincono a gennaio, ma la mensilità legata al fiore garofano è quella spartiacque per scoprire la verità sulle aspiranti allo scudetto. È un mese che va All-In e ti guarda in faccia prima di puntare. Vuole scoprire il tuo bluff. Chi ha una mano forte è sicuro di poter battere cassa, mentre chi bluffa viene quasi sempre scoperto. In questi anni l’Inter ha quasi sempre bluffato. Dal 2019-20 in giù, ecco una carrellata dei peggiori gennaio in casa interista. Proprio partendo dall’anno scorso, dopo il grande 3-1 timbrato a Napoli nel giorno dell’Epifania (reti di Lukaku e Lautaro), i nerazzurri conquistano la miseria di 6 punti sui 12 a disposizione. Con tre pareggi filati (Atalanta, Cagliari e Lecce), di cui due a San Siro, il ruolino fino a quel momento costellato da 13 vittorie, 3 pari e una sconfitta trova il suo primo rallentamento significativo. La stagione si chiuderà con il secondo posto.
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Un verdetto che Conte ha digerito a fatica, ma che può essere giustificato da un altro fattore: anche il tecnico fatica a gennaio. L’ex ct della Nazionale, nella sua carriera in Serie A, ha viaggiato a una media da Formula 1: 2,23 punti per partita. In 181 incontri ha ottenuto 404 punti. Però, a gennaio, è incappato in diversi scivoloni. In 19 partite totali Conte ha prodotto 34 punti per una media di 1,78 a partita. Allargando la forbice anche in Premier, si trova la conferma che l’Inter e Conte si sono proprio trovati sotto la stessa stella. Nelle due stagioni londinesi, la media punti dice 2,14 ma a gennaio scende a 1,5.
Media punti a gennaio per Antonio Conte: 7,16
STAGIONE PUNTI A GENNAIO
2011-1210
2012-135
2013-1410
2016-177
2017-185
2019-206
2020-21*3*
*mensilità ancora in corso

La storia nerazzurra tira da un lato: quello sbagliato

Scavando nel passato più recente della storia interista, il primo mese di gennaio molto significativo è quello del 2012-13, con il destino di Andrea Stramaccioni segnato per sempre. Dopo la vittoria 3-1 sulla Juve che scrisse la parola fine sulla serie di risultati utili consecutivi dei bianconeri, i nerazzurri chiusero un mese da 5 punti in 4 partite con susseguente addio ai sogni di gloria. La stagione si concluse con i nerazzurri al 9° posto e Stramaccioni non venne confermato.
L’anno dopo, con Walter Mazzarri in panchina, un altro mini-record negativo. Dopo un incoraggiante avvio con 15 punti nelle prime 8 giornate, a gennaio la crisi. Due pareggi e due sconfitte contro Lazio, Chievo, Genoa e Catania: primo mese senza vittorie e obiettivo Champions sfumato. L’anno dopo cambio Mazzarri-Mancini ma la maledizione non se ne va: 2 pareggi, 1 vittoria e una sconfitta. Ottimo pari contro la Juve di Allegri allo Stadium, poi 4 punti contro Empoli, Genoa e Torino. Ottavo posto finale.
Ma se queste appena citate sono stagioni iniziate senza grosse aspettative, nel 2015-2016 c’è stata la madre di tutte le delusioni interiste. Nella partita a poker contro il campionato l’Inter di Mancini, dopo 11 successi nelle prime 16 di Serie A, venne chiamata ad andare All-In con un punto troppo basso per pensare di vincere il 'piatto'. Nonostante l’arrivo di Eder (poi autore di un grande Europeo con Antonio Conte), su 5 partite totali l’Inter vinse solo contro l’Empoli (1-0). Perse con il Sassuolo, pareggiò con Carpi e Atalanta e fu annientata per 3-0 nel derby di Milano (Alex, Niang e Bacca). Il quel momento finì la missione scudetto e anche quella Champions: l’Inter chiuse a 13 punti dalla Roma terza in classifica.
Saltando il 2016-2017, che negli ultimi 10 anni rappresenta una specie di unicum con 12 punti in 4 partite, ecco di nuovo i demoni, molto simili a quelli già visti con Mancini. Nel 2017-18 sulla panchina dell’Inter c’è Luciano Spalletti e dopo 16 giornate i punti sono 40: una vittoria in più del Mancio. Primo posto e imbattibilità fino a dicembre. Poi, a gennaio, contro Fiorentina Roma e SPAL la truppa di Spalletti chiude un ciclo da zero vittorie in 8 partite perdendo, ancora una volta, sia il treno scudetto che quello del podio. Roma e Napoli faranno da cornice alla Juventus mentre l’Inter collezionerà un’altra medaglia di legno.
Con la stagione 2018-2019 siamo arrivati praticamente ai giorni nostri. L’addio della Roma dai vertici del campionato libera spazio, ma con un gennaio da 1 solo punto in due uscite (complice la Coppa Italia), l’Inter si riduce all’ultima giornata a dover bissare la qualificazione in Champions League. Ancora una volta, gennaio ha rappresentato quell’avversario invincibile in grado di complicare non solo un percorso ma anche la serenità.
STAGIONEPUNTI A GENNAIO
2012-135
2013-142
2014-155
2015-165
2017-183
2018-191 (in due partite)
2019-206
In molte stagioni citate sopra, l’Inter non è stata una vera e propria contender per il titolo e lavorare a fari spenti aveva permesso la ricerca della crescita. Tuttavia, come imprigionati dentro al peggior incubo, l’arrivo di gennaio e l’aumentare della pressione hanno sempre creato i presupposti del fallimento. Anche per stagioni dove gli obiettivi erano al minimo.
Quest'anno, dove si punta al bottino pieno, finora parliamo di una vittoria e una sconfitta. Dal 9 al 30 gennaio arrivano altre 4 partite per un mese che mette in palio ben 18 punti. All’Inter ne servono almeno 10-11 (da sommare ai tre già conquistati), per girare a 14 e rimanere al vertice. Udinese e Benevento sono ampiamente alla portata, ma Roma (trasferta) e Juve (a San Siro) sono altri due esami nella travagliata stagione interista. Una sofferenza che tutti i tifosi sperano possa portare al titolo numero 19.

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Gennaio da incubo: Lukaku c’è?

Con lunga una premessa di questo genere, tutti i tifosi dell’Inter sono pronti a vivere un mese infernale. Sei partite (meno due) che possono “confermare o ribaltare” le ambizioni di una squadra e di un popolo. Quattro contese in cui il salvatore della patria-uomo del destino-giocatore della redenzione (chiamatelo un po’ come volete) non sarà al suo meglio. Contro il Crotone, Romelu Lukaku ha rimediato una non-tanto-dolorosa-ma-fastidiosa contrattura al quadricipite della coscia destra che ha causato un rallentamento nella macchina perfetta che è il corpo del belga.
Da quel momento, come per il mese di gennaio, più dolori che gioie. Senza il suo leader in campo, sia per minuti giocati che sotto il profilo personalità, già a Genova l’Inter ha imbarcato acqua. Sotto i colpi di Candreva e Keita Balde - due giocatori passati da Milano che hanno lasciato un ricordo marginale – la Samp ha vinto per 2-1. Una battuta d’arresto che nasce da un episodio: all’11’, Alexis Sanchez, ha sbagliato il rigore del potenziale 1-0.
Senza quel mostro di freddezza chiamato appunto Lukaku (12 su 12 dal dischetto in nerazzurro), l’Inter ha trovato zero tiratori di riserva. Lautaro si è fermato all’errore contro il Bologna nel periodo post-lockdown, mentre Alexis Sanchez viaggia con uno score in carriera di 8 errori negli ultimi 12. Con l’errore dagli 11 metri la sfida si è complicata e con il dovere di 'fare la partita' al cospetto di un avversario chiuso, l’Inter ha trovato enormi difficoltà.
Questi problemi, già venuti al pettine, torneranno domenica 10 gennaio quando l’Inter affronterà una delle migliori squadre del campionato, o perlomeno una di quelle che gioca meglio: la Roma. Contro la truppa di Fonseca, con un Lukaku a mezzo servizio, Conte dovrà cercare di impostare la sfida proprio come contro il Sassuolo. Una gara d’attesa, aspettando lo spazio giusto al momento. Contro la Roma è particolarmente difficile giocare ad aspettarli, avendo i giallorossi il miglior dato sugli xG (expected goals) in tutta la Serie A, però senza Lukaku è una delle poche soluzioni percorribili.
(Contro il Sassuolo, senza Lukaku, i nerazzurri hanno dimostrato una buona propensione a quel tipo di gara, quindi perché non ripeterla?)
Inoltre, servirà un grande cinismo perché Lukaku domina praticamente quasi tutte le statistiche offensive dell’Inter e della Serie A. Secondo per gol, terzo per gol ogni 90’, primo per gol+assist (che ribadisce la sua grande qualità nel giocare PER la squadra). Poi, terzo per gol+assist ogni 90’, quarto per rigori segnati, quarto per non-penalty gol ogni 90’ - quel dato che calcola i gol ogni 90 minuti senza rigori - primo per xG (un dato da Roma) e primo per npxG, ovvero gli expected goals che non considerano i rigori. Infine, terzo per passaggi filtranti, secondo per azioni da gol create e primo sotto la voce xG/tiro senza considerare i rigori.
Una carrellata molto fredda e poco empatica che serve a far capire quanto Romelu Lukaku e Antonio Conte sia una cosa sola e quanto l’Inter dovrà faticare senza il proprio faro. È come andare in battaglia senza il miglior combattente. Oppure andare all-in senza il punto più forte.
Per vincere serve strategia, la giusta calma e uno studio maniacale. Gennaio è il mese della verità: vediamo qual è la verità dell’Inter.

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