"Preferisco perdere giocando il mio calcio, piuttosto che trascorrere l'intera partita a difendermi nella mia area". E’ questo passaggio nella lunga intervista a James Horncastle per ‘The Athletic’ il momento più interessante di Andrea Pirlo. L’ex tecnico della Juventus è tornato a parlare a tutto tondo di quanto successo negli ultimi mesi, dagli elogi all’Italia di Mancini alla sua prima esperienza di allenatore sulla panchina della Juventus.
Bianconeri che hanno fatto a meno di Pirlo dopo una sola stagione, complici i risultati deludenti e una Champions League pescata per i capelli all’ultimo giro di boa. Da lì i bianconeri sono tornai in qualche modo alle origini, con la ‘filosofia del corto-muso’ di Massimiliano Allegri citata e lodata dallo stesso Agnelli nella conferenza stampa di presentazione del nuovo allenatore.

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E le parole di Pirlo, in qualche modo, sembrano apparire come una sorta di frecciatina al pragmatismo. Questo il pensiero di Pirlo: “Ci sono un sacco di allenatori giovani che vogliono provare qualcosa di diverso e per me il calcio sta andando in quella direzione. Guardiola l’ha mostrato chiaramente a tutti negli ultimi anni. Se non controlli la partita, è difficile che tu possa andare a vincerla. Certo, ci possono essere delle volte in cui hai la palla il 90% del tempo e alla fine prendi gol sull’unico tiro in porta che concedi, ma preferisco perdere così che passare l’intera partita a difendermi in area creando di segnare in contropiede”.

Sull’idea di calcio

Nessun ripensamento dunque per Andrea Pirlo, che rivendica comunque la sua idea di calcio: “Non cambierò idea solo perché alcuni risultati non sono stati buoni. La mia idea di calcio è ancora quella: costruzione dal basso, cercare di mantenere il possesso della palla e riconquistarla il più velocemente possibile quando la si perde. Molto dipende dai giocatori che hai a disposizione e dalle loro caratteristiche. I giocatori sono molto più importanti dell’allenatore: è l’allenatore che si deve adattare alle loro caratteristiche”.

Sui rimpianti

E nemmeno nessun rimpianto per come è andata alla Juventus: “E’ stata la prima prima esperienza, sono cresciuto tanto ed è stata molto intesa. Certo, non è stata semplice, anche perché abbiamo iniziato la stagione con una sola amichevole. E da lì tutto è stato piuttosto veloce. Abbiamo giocato ogni 3 giorni, senza tifosi e senza possibilità di riposarci. Così è stato difficile lavorare su qualcosa di diverso, l’unica cosa che si poteva fare era il recuperi in vista della partita successiva”.

Sul futuro: ritorno in MLS?

Pirlo, alla stampa anglosassone, strizza l’occhio a un futuro all’estero: “Mi piacerebbe. Ho passato 3 anni negli Stati Uniti e non ho problemi con l’inglese. Parlo anche francese. Sento che potrei allenare ovunque. Mi piace l’MLS e ho ottimi ricordi del tempo passato a New York. E’ stata una grande esperienza calcistica e una grande esperienza di vita. Due dei miei figli sono nati lì, sono anche americani”.

Sulle ispirazioni

Pirlo infine rivela le sue ispirazioni: “Guardo a tanti allenatori diversi, si può imparare da chiunque. Sto guardando un sacco di sessioni di allenamento online. Quando sarà più facile viaggiare, lo farò di persona. A Ibiza ho incontrato Mauricio Pochettino e mi ha invitato a Parigi. Mi piacerebbe anche andare a Manchester da Guardiola. Sono pronto a una nuova avventura”.
A questo link potete trovare l'intervista completa di Andrea Pirlo al The Athletic (in lingua inglese e in abbonamento).

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