Sono passati più di 15 anni ma Calciopoli resta una ferita aperta per il calcio italiano. Una pagina nera che nonostante, squalifiche, condanne sportive e responsabilità accertate a distanza di tre lustri rappresenta ancora un campo minato. Su questa vicenda dalle tinte torbide ha acceso i riflettori anche Netflix, confezionando un documentario di oltre 60’ nella serie intitolata “The dark side of sport”. Ampio spazio nell’episodio alle testimonianze di Luciano Moggi, amministratore delegato della Juventus dal 1994 al 2006 e radiato a vita dalla corte federale Figc proprio per quanto emerso nello scandalo Calciopoli. L’ex dirigente bianconero nel corso dell’intervista svela di aver pensato a un certo punto anche al suicidio, nei primi concitati giorni.
"I primi dieci giorni sono stati tremendi. Televisioni, radio e giornali ripetevano costantemente ‘scandalo nel calcio eccetera’, ma io non mi sono mai approfittato di niente e di nessuno. Essere tacciato da ladro mi ha fatto male. Devo dire che mi sentivo abbastanza abbattuto. Avevo vergogna pure a passeggiare per le strade: era come se mi fosse caduta addosso non una tegola, ma un’intera casa. Quella squadra era il mio capolavoro e in quel momento lì ho pensato a tante cose: è importante che lo dica, anche al suicidio, ma la religione mi ha insegnato che la vita è fatta di tanti momenti, belli e brutti, e bisogna andare avanti, combattendo anche quelli brutti. Nel momento più brutto ho sentito una forza interiore dentro di me che mi diceva ‘devi combattere, devi dimostrare al mondo che ciò che è stato detto e fatto sono finzioni”.

Luciano Moggi

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"Il sistema Moggi non esisteva: coi designatori ci parlavano tutti..."

Nonostante la condanna sportiva della Figc, Moggi è convinto di essere riuscito a dimostrare di non aver arrecato nessun danno al calcio, che tutto il mondo del calcio parlava con gli arbitri e che Moggiopoli non è mai esistita...
"Volevo capire cosa avevo fatto, perché non avevo idea di cosa potessero imputarmi: io parlavo con i designatori, ma parlavo come parlavano tutti, cercavamo di tutelarci. Sono per la giustizia, sono per un mondo per bene, ma devo dire che leggendo quella scritta, ‘la legge è uguale per tutti’, ho avuto dei dubbi, perché se fosse stato scandalo questo era lo scandalo generale del calcio, a 360°, non a venti gradi: non riguardava solo me. Non è vero che era il sistema Moggi a condizionare il calcio, ma il sistema generale: anche le altre squadre parlavano con gli arbitri e il designatore, ma questo è stato tolto completamente dalla circolazione da parte dei P.M. ed è venuto fuori solo il piccolo pezzo dei 360°: quello della Juventus. Ho dimostrato che anche io non ho fatto niente: se nessuna partita è stata alterata, se tutti gli arbitri sono stati assolti, qual era il danno che era stato arrecato al calcio?”.

Moggi

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"Quella Juventus vinceva con le proprie forze"

"Ho perseguito l’obiettivo del calcio, che era la mia passione. Il calcio in realtà è uno sport puro, è uno sport dove vince chi gioca meglio: se abbiamo vinto sette campionati, che credo sia una cosa importante, evidentemente i giocatori che abbiamo comprato, da Zidane a Nedved e Cannavaro erano quelli giusti. Noi non abbiamo mai chiesto a nessuno di vincere la partita: la vincevamo con le nostre forze. Poi è come se fossi stato in cima a un albero e tutti fossero pronti da sotto a sparare”.

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