Era decimata, l’Atalanta, e Duvan Zapata non è un centravanti comune: puoi rimpiazzarlo, non sostituirlo. Eppure ha ruggito, ha resistito, ha rischiato, ha costretto Samir Handanovic a un paio di grandi parate (su Matteo Pessina, su Luis Muriel) e imposto all’Inter uno 0-0 che, nel suo piccolo, farà storia. Veniva, la capolista, da otto vittorie e da 39 gare di campionato in cui aveva segnato almeno un gol. A modo suo, dunque, un risultato strano. Legittimo e, nel secondo tempo, addirittura fiammeggiante.
Gian Piero Gasperini se l’è giocata a quattro dietro, con pressing e cuore. A petto in fuori, mai prono: nemmeno quando gli avversari sembravano in grado di domarne i guerrieri. E dire che il rendimento casalingo è un mezzo disastro: 13 punti, appena, contro i 29 raccolti in trasferta. Questo, però, va incorniciato. Può essere che i brindisi "supplementari" di Supercoppa abbiano condizionato l’Inter, solo tre cambi rispetto a mercoledì. Nello sport, spesso, la realtà nasconde la verità.
Serie A
Handanovic e Musso decisivi: 0-0 tra Atalanta e Inter
16/01/2022 A 19:22
Immaginavo che la differenza l’avrebbero fatta le panchine. Al 66’, Simone Inzaghi ne ha ruotati tre: Denzel Dumfries per Matteo Darmian, Arturo Vidal per Hakan Calhanoglu, Joaquin Correa per Alexis Sanchez, non proprio il «leone» della pubblicità. Poi, all’82’, altri due: Lautaro Martinez per Edin Dzeko e Stefan De Vrij per Alessandro Bastoni. Cinque, il massimo consentito. Gasp, ridotto com’era, solo tre: al 77’ Aleksej Mirancuk per Pessina, all’86’ Roberto Piccoli per Muriel, al 90’ Davide Zappacosta per Mario Pasalic.
Invece no. Niente scosse, niente crollo. L’Inter ha stappato emozioni e occasioni, penso al volo di Juan Musso su Sanchez, ma non in termini così perentori da forzare l’equilibrio. La chance più ghiotta l’ha sciupata, agli sgoccioli, Danilo D’Ambrosio, smarcato da un tacco di Nicolò Barella. E’ il calcio totale, bellezze.
L’andata di San Siro, a settembre, aveva sfornato un croccante 2-2, timbrato dal rigore vagante di Federico Dimarco. I «dentisti» fanno paura persino ai detentori dello scudetto e del miglior attacco. Il possesso palla, 64% a 36% pro Inter, non va preso alla lettera. Saboterebbe i giudizi. La Dea l’ha morsa e soffocata soprattutto a centrocampo, con Marten De Roon, Remo Freuler, Teun Koopmeiners, Pessina e Pasalic, uomo a uomo, ovunque e comunque, corsie incluse; prova ne sia Giuseppe Pezzella su Darmian e poi su Dumfries.

Alessandro Bastoni e Remo Freuler durante Atalanta-Inter - Serie A 2021-22

Credit Foto Getty Images

Per metà a scacchi e per metà a scatti, la partita è stata molto fisica, ma anche estremamente corretta. Gli uncini di Merih Demiral e gli strappi di Ivan Perisic ne hanno decorato e agitato la trama. Marcelo Brozovic e Calhanoglu, braccati da area ad area, non sono riusciti a incidere come in altre circostanze. Se l’Inter rimane la più forte e la più completa, l’Atalanta resta una splendida eccezione: procede a folate, capacissima, se finisce alle corde, di liberare cazzotti come fece Mohamed Ali con George Foreman nel "Rumble in the Jungle" di Kinshasa 1974. Il coraggio paga. E se non paga, perché può succedere, non ti lascia mai afflitto. Una lezione agli squadroni gonfi di stipendi e poveri di idee.
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