Beppe Marotta, amministratore delegato dell'area sport dell'Inter, è intervenuto durante il Festival dello Sport di Trento. Queste le sue dichiarazioni nel corso dell'incontro "Inter tra presente e futuro". Inevitabile la domanda sulla situazione finanziaria dell'Inter, alla luce delle due cessioni di quest'estate di Lukaku e Hakimi:
"Escludiamo assolutamente altre cessioni illustri. Voglio tranquillizzare i nostri tifosi che sono grandi appassionati: l'Inter esiste ed esisterà nel futuro. La competitività è garantita e nel calcio non vince chi spende di più. Esiste il patrimonio delle risorse umane composto da giocatori, allenatori, dirigenti. Se questa squadra è forte e ha un obiettivo, si può andare molto lontano al di là del nome del calciatore".

Su Vlahovic e Dzeko

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"Quando si pensa ad una sostituzione si prepara una lista grazie allo scouting e alle opportunità di mercato: ci sono obiettivi raggiungibili e non. Ci deve però essere sempre la consapevolezza di raggiungere i propri obiettivi. Dzeko era un obiettivo prioritario già dalla scorsa stagione: e grazie alle circostanze favorevoli lui godeva di una promessa della Roma che gli avrebbe concesso la lista gratuita al momento di un'offerta. C'è stata facilità anche grazie alla serietà della Roma, che ha mantenuto la promessa. Vlahovic è un grande talento, ci siamo trovati in una situazione impegnativa in cui non ci trovavamo nelle condizioni di concludere. Era il secondo obiettivo per un aspetto complementare, un giocatore pronto ora e uno nel futuro: sarebbe stato il massimo. Siamo stati contenti però dell'operazione Dzeko".

Su Barella

"E' uno dei casi in cui da talento si diventa campione. Io ho avuto a che fare con tanti talenti: Cassano è stato un fesso, da talento non è mai diventato campione, non ho mai avuto calciatori più forti di lui. Ma non aveva obiettivi, una visione precisa della professione. Barella ha dimostrato di affermarsi sempre più con continuità e oggi ci troviamo davanti ad un campione: è giusto gratificarlo economicamente per quanto ha fatto. Non è un rinnovo, è una gratificazione: è giusto adeguarlo ad una fascia importante di giocatori. Capitano? Sarebbe bello, Handanovic ha la sua età: il capitano è una qualifica che non si regala, bisogna avere le qualità professionali e umane per essere un leader. Barella può cominciare a diventarlo".

Sul Covid

"In un viaggio a Roma per l'assemblea federale io e Adriano Galliani abbiamo avuto il Covid entrambi: è stato brutto e abbiamo rischiato la vita. Quando affronti queste difficoltà apprezzi la salute a dispetto dei discorsi economici e cerchi la bellezza della vita. L'altro ieri l'ho incontrato a San Siro e mi raccontava come una volta si incazzava per i risultati negativi, mentre oggi la prende con spensieratezza. Se si perde ci si arrabbia, ma affronti la vita con una visione diversa. Il calcio è un gioco e una professione: bisogna dare il massimo ma esiste la cultura della sconfitta. Io sono un innamorato del mio lavoro, avrei fatto questo anche per hobby: credo che una delle mie qualità sia l'applicarsi con grande umiltà e rispetto e con l'ambizione di vincere".

Sulla crisi post-pandemia

"La pandemia ha accentuato una situazione di grande sofferenza: la situazione debitoria che affligge le squadre italiane è notevole. Un modello come quello attuale non dà garanzie di stabilità, bisogna trovare assolutamente rimedi: non bisogna dipendere sempre dall'azionista che deve fare sempre aumenti di capitale. Il mecenatismo è superato, bisogna arrivare ad avere un modello diverso. Gli Zhang negli anni hanno profuso 700 milioni, è normale rivedere le situazioni economiche: bisogna arrivare alla valorizzazione delle risorse e al contenimento dei costi. Il management deve arrivare a fare queste due cose. La tranquillità l'abbiamo avuta con due cessioni che hanno messo in sicurezza il club: siamo molto tranquilli e cerchiamo di individuare i nostri obiettivi, gli stessi dell'anno scorso, con grande ottimismo. E' una situazione che tocca tutto il sistema: non mi sembra giusto che le proprietà immettano soldi, è giusto contenere i costi e far sì che i giocatori che capiscano il momento di difficoltà".

Sullo Scudetto

"Il 2 maggio abbiamo avuto la matematica di un traguardo straordinario: quando si intraprende un'avventura l'obiettivo è ottenere il massimo ed era riportare a casa quel trofeo. Era quasi una liberazione per aver raggiunto un obiettivo tra tante difficoltà. Un momento preciso in cui pensavamo di avercela fatta non c'è, la valutazione positiva è stata fatta nel momento della vittoria contro la Juve in casa: lì abbiamo capito di poter recitare un ruolo da protagonisti e di poter arrivare lontani. E' merito di tutti".

Su Antonio Conte

"La decisione è frutto di confronti dei giorni precedenti: è una libera scelta dell'allenatore che non intravedeva un percorso comune. Fa parte dello sport e della vita, se una persona decide di interrompere un rapporto, bisogna avere rispetto e guardare avanti con ottimismo. Le società rimangono, i calciatori passano: bisogna ripartire nuovamente avendo alle spalle un'esperienza che porta insegnamenti. Rappresentiamo un grande club, abbiamo a che fare con grandi professionisti che hanno vinto con merito. La sua decisione non era prevedibile, ci ha spiazzato: lì devi agire con tempestività scegliendo il profilo adatto sul mercato: Inzaghi è giovane e dalla sua ha un percorso significativo con la Lazio. La tempestività è stata quella di bloccarlo nottetempo presentando il nostro programma che è stato sposato immediatamente. Abbiamo identificato un profilo che ricalcasse il solco tracciato da Conte con una visione di squadra che non doveva essere stravolta".

Su Christian Eriksen

"Sicuramente è stato un momento drammatico, passare dalla gioia per la bella partita al dramma di una persona che conosci e che ha rischiato di morire, sopratutto per la distanza. Siamo stati tempestivi, il dottor Volpi si è subito messo in contatto con i medici in campo ed è riuscito ad avere una prima diagnosi. Non era facile poter diagnosticare un trauma del genere, ancora oggi non lo è. La cosa bella è che il calciatore ha dato segnali di risveglio. Il vuoto nel club è sicuramente di importanza molto relativa. La cosa più bella è quella di poterlo avere ancora tra noi, come ragazzo che continua a vivere e coglie gli aspetti belli della vita. Ora aspettiamo un po’ l’evolversi della situazione, i medici sono in contatto e al momento opportuno valuteranno il futuro del ragazzo. Il regalo più bello è che abbiamo ritrovato un ragazzo al quale la vita continuerà a dare tante soddisfazioni".

Su Romelu Lukaku

"La mia esperienza in questi decenni mi porta a dire che non bisogna mai fidarsi di niente e di prepararsi negli imprevisti. Si è arrivati al fatto che Lukaku ha manifestato l'intenzione di essere ceduto al Chelsea e quindi non si può non accettare e rispettare la sua volontà. Abbiamo iniziato a trattare e fatto il nostro prezzo: nel mentre abbiamo immaginato le alternative. Nel calcio spesso queste dinamiche si verificano: io non mi sono sentito tradito, abbiamo valutato le opportunità, come quella di introiettare una cifra importante per le casse del club. Abbiamo fatto valere la nostra richiesta e realizzato una bella operazione".

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