E adesso sono guai, guai seri. Quattro sconfitte in otto partite costituiscono un’enormità in assoluto, figuriamoci per la candidata numero uno allo Scudetto. Scavalcata persino dalla Juventus, l’Inter è ufficialmente in crisi. E martedì a San Siro si protende, minacciosa, l’ombra di un Barcellona che Xavi, il Renzo Piano del tiki-taka guardiolesco, ha raccolto, incollato e rianimato. Come documentano i sei successi consecutivi nella Liga, l’ultimo per 1-0 a Maiorca, l’aggancio del Real al vertice e i 9 gol di Robert Lewandowski, cannoniere emerito. In Champions passano le prime due, e questo è un sollievo. Con il Bayern, inoltre, hanno perso entrambi per 0-2: l’Inter in casa, il Barça in Baviera (ma lo scarto fu esagerato). Occhio, quindi, al Viktoria Plzen e alla differenza reti trasversale. Per ora, 2-0 dell’Inter in trasferta e 5-1 dei catalani al Camp Nou.

I problemi dell'Inter

Tre k.o. sono stati subìti in rimonta: nel derby, a Udine, con la Roma di Mou. Inoltre: se colpita, la corazzata affonda. Simone Inzaghi non è un martello alla Antonio Conte, ha strappato la conferma di Milan Skriniar e avuto la stampella che, in difesa, riteneva fondamentale: Francesco Acerbi. Eppure, da agosto, la squadra ricade nei soliti errori. Di superficialità, di carattere, di nervi. E di portieri che lasciano spesso il rimorso che qualcosa di più, o di meglio, avrebbero potuto fare. Non che giochi peggio degli avversari, l’Inter, ma le fette di torta che dimentica sul piatto bastano a sfamare i tabellini.
Calciomercato
Inzaghi ha Barcellona e Sassuolo per tenersi l'Inter
03/10/2022 ALLE 06:43
Con il Barça mancheranno Romelu Lukaku, totem d’attacco, e Marcelo Brozovic, la bussola che Kristjan Asllani, a 20 anni, ha sostituito con gli alti e bassi degli esploratori curiosi. Non c’è più Ivan Perisic, ma la spuma atletica di Federico Dimarco ha contribuito a limare il gap. Nicolò Barella si accende e si spegne. Lautaro Martinez tende a nascondersi: e le ultime lo danno affaticato a un flessore. Edin Dzeko il suo lo fa, Stefan De Vrij ha perso il posto, Denzel Dumfries è monsone o brezza.
Inzaghino non riesce a sterzare. Le fiere si accucciano dietro le responsabilità del domatore e ne attendono, isteriche, il cadavere. Beppe Marotta vigila, inquieto. Steven Zhang ha altro cui pensare (sappiamo cosa: il bilancio, la cessione del club). Il Barcellona dovrà incerottare la fascia destra, stante l’indisponibilità di Ronald Araujo, Jules Koundé e Héctor Bellerin. Le euro-sfide più recenti risalgono alla fase a gironi della stagione 2019-2020: doppio 2-1 per il Barça. Allenatori, Conte ed Ernesto Valverde. L’Inter, terza, scivolò in Europa League.
  • L'Inter dopo 8 giornate negli ultimi 10 anni, solo De Boer nel 2016/17 aveva raccolto meno punti di Simone Inzaghi in questa sua 2ª stagione in nerazzurro
AllenatoreAnnataRendimentoMedia x partita
Stramaccioni2012/201318 punti (6 V, 2 S)2,25 punti
Mazzarri2013/201415 punti (4 V, 3 P, 1 S)1,87 punti
Mazzarri2014/201512 punti (3 V, 3 P, 2 S)1,5 punti
Mancini2015/201617 punti (5 V, 2 P, 1 S)2,12 punti
De Boer2016/201711 punti (3 V, 2 P, 3 S)1,37 punti
Spalletti2017/201822 punti (7 V, 1 P)2,75 punti
Spalletti2018/201916 punti (5 V, 1 P, 2 S)2 punti
Conte2019/202021 punti (7 V, 1 S)2,62 punti
Conte2020/202115 punti (4 V, 3 P, 1 S)1,87 punti
Inzaghi2021/202217 punti (5 V, 2 P, 1 S)2,12 punti
INZAGHI2022/202312 punti (4 V, 4 S)1,5 punti

Come uscire dalla crisi

Serve un’impennata. Trovare un’alternativa al 3-5-2 d’ordinanza. Confrontarsi nello spogliatoio. Osare. Pedri e Gavi orienteranno il centrocampo verso un palleggio non più ossessivo come una volta, ma sempre prezioso nell’indicare la rotta. Leggo che Inzaghi sarebbe «sotto osservazione». Si mormora di un Cristian Chivu, tecnico della Primavera, sul chi va là. A naso, il malessere mi sembra più nelle teste, visti i gruzzoli sistematicamente sperperati, che negli schemi, vista la frequenza con cui la squadra sblocca i risultati. Latita, questo sì, un tangibile contributo delle riserve: da Joaquin Correa - per il quale Simone, in estate, sacrificò Paulo Dybala - a Robin Gosens. Aspettando Asllani, anche se il tempo è tiranno, e, magari, recuperando le giocate di Henrix Mkhitaryan. Sarebbe inoltre il caso che «don» Marotta confessasse i dipendenti, uno per uno, e che Inzaghi non si chiudesse a riccio. «In un viale senza uscita, diceva papa Karol Wojtyla, l’unica uscita è nel viale stesso». Anche perché fino al 13 novembre si marcerà a rotta di collo. E, alla vigilia del Mondiale in Qatar, avremo già una sentenza in Champions e, come minimo, una bozza di titolo per il campionato.
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