Il 5 settembre si è operato al menisco laterale del ginocchio destro, ora scalpita per tornare in campo. Il recupero di Paul Pogba sta progredendo più velocemente delle più rosee previsioni, tanto da far pensare alla sua presenza a Lisbona contro il Benfica in Champions League in programma il 25 ottobre. Il centrocampista francese ha rilasciato un'intervista a 360° a GQ Italia.

Sulla scelta di tornare alla Juve

"A me piace pensare e dire che è il mio cuore che ha fatto la scelta. Era anche forse il momento giusto per tornare qua. Gli ultimi tre anni a Manchester, condizionati anche dagli infortuni, non sono andati come volevo, non è un mistero. Ho pensato che se a questo aggiungevamo il fatto che anche la Juve arriva da due anni in cui non ha vinto lo scudetto, era una bella sfida per entrambi. E forse era il momento giusto per ritrovarci e provare a riprenderci il posto che ci spetta, a me e alla Juve. E soprattutto per tornare a vincere. Io voglio giocare sempre, e voglio dare il massimo. E dentro di me so che questa maglia è speciale, tira fuori il mio meglio. Abbiamo costruito una bella storia con questa squadra, che non ho mai dimenticato anche quando sono andato via dalla Juve. Tornare qua per me è sempre un motivo di spinta, di stimolo a fare bene. Non ho mai avuto dubbi che questo fosse il mio posto".
Serie A
Lotito: "Juve non è ogni male del calcio italiano, in tanti si sono abbeverati da lì"
IERI ALLE 07:32

Sulla prima esperienza alla Juve

"La prima volta qui ero più giovane e non avevo l’esperienza che ho adesso. Sono cresciuto nella vita personale, ho due bambini, una moglie, e anche come calciatore. Ho vinto il Mondiale con la Francia, l’Europa League con lo United, ho giocato con grandi giocatori e una grande squadra. Ho imparato tanto lì, era totalmente diverso dalla mia esperienza precedente. Dovevo prendermi più responsabilità che invece avevo meno qui alla Juve quando ero giovane e avevo giocatori esperti vicino a me. Adesso mi guardo e penso che sono diventato come questi giocatori, come Pirlo, come Buffon, come Chiellini. E ora tocca a me fare alla Juve quello che hanno fatto loro".

Sul calcio italiano

"È vero, ma per me il campionato italiano è sempre stato uno fra i più difficili, giocare a calcio qui non è mai stato facile. Vincere in Italia è sempre una sfida proibitiva, lo è per tutti, e lo è ancora di più per la Juve da cui ci si aspetta sempre il massimo. In Premier League in questo momento ci sono potenzialità economiche senza pari, c’è più facilità da parte dei club di comprare i giocatori che si vogliono rispetto all’Italia. Penso che sia questa la vera differenza. Ma se devo restare al calcio giocato, quello italiano è sempre stato per me uno dei migliori nel mondo, e lo resta nonostante tutto. Dico che non c’è molta differenza fra giocare nel Manchester United e nella Juventus; quando sei in un grande club, sei in un grande club. E la Juve lo è sempre stato, il più grande d’Italia. Ora la ritrovo cresciuta dal punto di vista delle strutture – il nuovo centro d’allenamento, bellissimo; la Juventus Women, simbolo di un calcio finalmente davvero per tutti, che mi entusiasma – ma sempre con la stessa famiglia al comando, garanzia di continuità, e con la stessa mentalità: vogliamo sempre vincere e siamo sempre la Juve, questo non cambierà mai. Ora tocca davvero a noi".

Sul calcio francese

"La cosa speciale della Francia è che ogni anno ci sono giocatori che già a diciassette o diciotto anni possono giocare in prima squadra. C’è un talento enorme, che poi viene formato con un’attenzione che fa crescere i giovani valorizzandoli al meglio; credo sia per questo che la Francia degli ultimi anni è sempre una squadra potenzialmente fortissima. Ogni anno arrivano giovani che sono all’altezza di inserirsi nella formazione campione del mondo. Guardando la lista dei giocatori convocati per rappresentare la Francia nelle varie partite, ti viene da pensare che si potrebbero tirare fuori due o tre squadre di primo livello. È una bella cosa, però è anche dura perché la scelta del mister diventa più difficile. C’è competizione ma nonostante questo si è formato un bellissimo gruppo, con una grande mentalità. In questo è fondamentale il ruolo dell’allenatore. Avere sempre la sua fiducia, fare bene e aiutare la mia nazionale ancora per molti anni è il mio vero obiettivo".

Su Allegri

"Ho sempre avuto un rapporto molto forte con il mister. Bello, onesto. Lui mi conosce e mi ha sempre spinto quando eravamo qua insieme. Anche quand’ero a Manchester siamo rimasti in contatto e abbiamo parlato molto".

Sui tifosi

"Quando sono andato via sono stati molto riconoscenti per gli anni insieme. Ero giovane e davvero mi hanno sempre spinto allo stadio, erano sempre dietro di me, ho sempre sentito l’amore di questi tifosi, questa è la verità. Non ne ho mai sentito uno così grande, neanche al Manchester".

Sulle critiche e sul recupero

"Sai, avendo iniziato a giocare ad alti livelli molto giovane, sono abituato a gestire le voci. Fa parte del gioco: come atleti conviviamo con elogi e critiche settimanalmente, sapendo che dobbiamo mantenere un equilibrio e la concentrazione sul nostro lavoro".

Allegri: "Pogba e Di Maria? Ecco perché sono acquisti fondamentali..."

Serie A
Tonali lascia il ritiro dell'Italia: il Milan lo aspetta a inizio dicembre
18/11/2022 ALLE 08:30
Serie A
I voti del "primo" campionato: dietro il Napoli, solo montagne russe
14/11/2022 ALLE 19:12